9° giorno del 4° mese, 2009 Dopo la Caduta

Hai visto? Sono giunti anche i pochi orchi rimasti dalle terre di Cordos.
– Sì. Sembra stia giungendo anche una delegazione dai Denti del Drago.
– Già. A proposito, hai sentito di quella notte? Quando giunsero gli Sciamani l’Abbazia era ancora vuota…
– E’ sempre vuota, Mayur. Eccezion fatta per i pochi che ancora passano di lì.
– Sì…comunque: si sono stabiliti nelle Stanze dell’Oblio ed hanno radunato le poche ancelle rimaste mentre la Badessa veniva aiutata dallo sposo a lasciare la sua camera per raggiungere gli orchi. Una volta accomodata, e ti dico che iniziavano già ad arrivare gli ospiti in visita e non venivano fatti entrare neanche gli Anziani, hanno iniziato a bruciare erbe ed a bere infusi strani e s’è dato il via ad una litania.
– Un rituale?
– No, no. Lo so perché ho parlato con uno dei pochi servitori e ormai lui riconosce un rituale quando lo sente, tant’è abituato. Era proprio una specie di canto, ma non una parola è stata compresa. Sono orchi d’altronde. Insomma, alla fine c’è stato un grido straziante ed ecco il piccolo che viene al mondo. Subito viene preso ed immerso in una conca di legno piena di sangue nero, per essere purificato.
– Beh, sì..un rito come un altro. Sai che per..
– Sì, ma non è questo il punto. Dopo averlo tirato fuori l’hanno riposto nelle mani del padre e, mentre lui lo sorreggeva pregando, la madre ha aperto un fagotto di tela nera ed ha preso una piccola ampolla piena di un liquido strano che passava da un rosso intenso ad un nero cupo. Ti riporto le cose così come mi sono state raccontate e tieni sempre a mente che il vino degli orchi non è cosa per gli uomini. Fatto sta che la Badessa apre l’ampollina e subito nella stanza si sono sentite voci…
– Voci?
– Voci, ti dico! Preghiere e canti di guerra sommessi, bisbigliati. Ho sentito di due ancelle che raccontano di aver udito versi simili a quelli dei Demoni del Nord. E allora lei s’è versata un po’ di quella roba sulla mano ed ha appoggiato le dita sugli occhi del marito e poi sui propri, doveva essere una qualche pozione e neanche troppo blanda perché entrambi erano come presi da spasmi ma continuavano a tenere salda la piccola creatura.
Poi, con le dita ancora sporche, ha toccato le labbra del neonato che ha iniziato a piangere e su chi assisteva s’è abbattuta una furia di dolore che ha scosso gli animi.
– Sarà stato veleno. E’ possibile che abbiano cercato..
– No, non era veleno. Non credo che la Badessa ritenga un fallimento il non aver donato un maschio a Narva. Anzi, forse l’educherà con più animo proprio perché è una femmina.
– E allora cos’era?
– Non lo so, però pare che risalga al tempo della guerra. Alla fine Alexander ha consegnato la bimba alla madre ed ha annunciato il nome:
Niyareja.

Narva, baronia di Neos, dialogo tra due popolani