25/02/10 Resoconto Invernalia – Isabel Valorian

A tarda notte il raduno d’inverno si era concluso, la sontuosa villa nerfiniana salutava le genti del vecchio reame con le sue luci soffuse da vecchia matrona in pensione, quasi ammiccando alla volta di quel variopinto e curioso popolo che per una serata aveva invaso i suoi antichi saloni. 
Solo una figura si attardava ancora.
Isabel Valorian fingeva di sistemarsi il cappello nel grande specchio dalla cornice dorata sopra la console di marmo bianco al primo piano, quello specchio, così come il salone stuccato e i divanetti di velluto bordeaux le ricordava la sua patria.
Alzò lo sguardo verso il lampadario di cristallo, la luce soffusa delle candele si infrangeva contro i prismi scomponendosi nei colori dell’arcobaleno, tingendo la sala di un’atmosfera irreale. Isabel non potè fare a meno di pensare a Velisia, al gelo che serrava in una morsa letale gli abitanti, al nemico che premeva sui confini. Da giorni non faceva che immaginare quello che poteva accadere nella sua città: il legno delle navi che scricchiolava al contatto con il ghiaccio dei canali, i giardini sterili, sepolti da troppi mesi sotto le nevi, i palazzi in fiamme, i ponti semi-crollati, le acque lorde di sangue. 
Quella sera tuttavia, la vista di quel palazzo così meravigliosamente integro, nonostante la devastazione causata dagli invasori aoiti in quelle terre, le dava un briciolo di speranza, forse non era ancora tutto perduto, forse avrebbe potuto ancora salvare il suo popolo.
Fece una piroetta inchinandosi davanti allo specchio, come ad un invisibile cavaliere, seguendo una musica immaginaria iniziò a danzare per il salone. L’anno prima in quella stessa data sarebbe sicuramente stata ad un qualche ballo, in una delle grandi Domus, magari proprio alla Domus Valorian. Le mancava terribilmente la sua quotidianità e quella villa, quella sera, le aveva ricordato quello per cui si stava battendo, rinnovando la sua voglia di lottare.
Ripensò alla proposta del Dux di Altarupe, unirsi tutti insieme, sotto un’unica bandiera, per sconfiggere il nemico comune, Velis sapeva bene quanto forza poteva derivare dall’unione. Che forse, finalmente,quei barbari avessero capito quanto piccola fosse la loro visone del mondo? Che fossero davvero pronti a diventare un grande popolo? Certo le loro credenze non li aiutavano in questo e si era visto quella sera stessa. Però, e Isabel ne era sicura, valeva la pena dar loro una possibilità.
Dovevano parlarne di nuovo e non si poteva lasciar passare tanto tempo.
“Si potrebbe organizzare un the” pensò.
Davanti ad una tazza di the non si può mentire, dicono a Forte Onore, non è così, però sicuramente sarebbe una buona occasione per discutere di alleanze… Sì, l’avrebbe organizzato.
Scese la grande scalinata, ai piedi della quale Gregorius la aspettava con fare leggermente preoccupato. 
Gli sorrise, senza dire nulla, negli occhi una nuova luce: la speranza.