Echi di Guerra – IO SONO GUERRA!

Capitolo 3
IO SONO GUERRA!

"Veni Domine Liberator…. Dona Nobis Potestatem…."
La preghiera vibrava nell'aria e faceva ondeggiare le candele accese del tempio improvvisato.
Il canto era alto e potente, come se dovesse superare la distanza che li separava dalla loro Signora.
I ritualisti stavano portando al culmine la messa e avevano già le lame sacrificali accostate ai polsi.
Le invocazioni dei chierici erano rabbiose e altisonanti.
Ma il dubbio e la preoccupazione si insinuavano nei cuori delle migliaia di fedeli: “E' vero che Città del Serpente è ora visibile e in balia degli Adra? E' realmente possibile?”
L’ultima invocazione si spense nell’aria e come un sol uomo tutti i presenti versarono il loro sangue.
Il dolore era atteso, voluto, cercato.
Ed arrivò senza indugio e travolse l’assemblea abbattendo i fedeli come pupazzi inanimati.
Le grida strazianti laceravano l’aria e riempivano le orecchie.
La voce venne senza preavviso alcuno:
“Figli, Io, la voluntas Crondoris, vi mostrerò ciò che accade a Città del Serpente.
Gli odiati Adra sono alle porte. Gioite! La guerra è alle porte!
La Nostra Signora sta per uscire! Gioite! Sangue Adra sarà versato in questo momento di gloria!”
disegno 3 Casti
La visione arrivò nitida nella mente di tutti.
La città si avvolgeva su se stessa. Spire di vicoli, stretti e bui che curvavano verso il centro come aspidi aggrovigliati, senza apparente ordine né logica. Il selciato era ghiacciato e scivoloso e una processione porpora si srotolava lentamente a perdita d'occhio.
Il Tempio svettava in lontananza, le mille guglie aguzze erano innevate e visibili da molte leghe di distanza contro lo sfondo violaceo e livido delle nubi temporalesche.
E davanti ai cancelli del tempio migliaia di tuniche scarlatte e silenziose di Adra che premevano per entrare.
Tutto sembrava immoto finché un rumore acuto non lacerò l’aria: le porte del tempio si smossero lentamente e, dopo migliaia di anni, i cardini di ferro nero stridettero e si aprirono.
Una spessa nube di oscurità palpabile ne uscì insieme ad un suono di colpi ritmici e cadenzati, come enormi blocchi di ferro che colpissero ripetutamente il selciato e facessero vibrare la terra tutta intorno.
Molto lentamente le volute di fumo nero che avvolgevano le porte cominciarono a sfilacciarsi in sottili filamenti e a scendere innaturalmente verso il terreno, come se vi penetrassero.
Un’ombra immensa cominciava a profilarsi: la grossa testa bardata da un’armatura di tenebra sembrava emettere un fumo bianco dalle froge, mentre immensi zoccoli di fiamma scalpitavano inquieti.
Una figura si ergeva sulla groppa di Atos.
La Signora, ricoperta da un’armatura imperlata da gocce di sangue fresco, sembrava minuta sulla sella dell’enorme destriero.

“Voi non potete udire la Sua Voce.” – Intervenne la Volutas Crondoris – “Io sarò il vostro tramite e vi innalzerò al mio fianco perché possiate vedere e capire La Guerra”.
“CREDETE DAVVERO DI POTERMI ATTACCARE TANTO IMPUNEMENTE?
IO SONO LA DISTRUZIONE E SCENDERO' SU DI VOI.
VEDRO' IL VOSTRO SANGUE E LE VOSTRE VISCERE SOTTO GLI ZOCCOLI DI ATOS.
STANOTTE BANCHETTERO' CON I VOSTRI CUORI!
IO SONO GUERRA E VOI MI AVETE CHIAMATA!”

Ai fedeli sembrò di udire davvero la Sua voce come composta da tutte le urla e il dolore del mondo, che trapassava i timpani, afferrava le budella e faceva esplodere un mare di dolore rosso negli occhi.
Una mano lasciò le redini e sollevò l’elmo dal volto: tutto divenne nero.
Il cielo sembrò colare pece e la terra si mise a tremare, gli edifici caddero come castelli di sabbia e il tempio cominciò a sussultare come se fosse una cosa viva.
Le torri di Città del Serpente si sgretolarono e scomparvero in un vento ruggente mentre la polvere avvolse tutto.
Poi la terrà si aprì creando immensi crepacci dove solo pochi istanti prima si ergeva una città.
Gli Adra caddero numerosi nelle fenditure, mentre altri si allontanavano per fuggire a quella inaspettata distruzione.
Per pochissimi attimi ci fu silenzio e poi un sibilo gorgogliante mentre migliaia di serpenti vennero vomitati dalla terra.
Dalle crepe del terreno che continuavano a cedere e ad allargarsi si intravidero movimenti convulsi.
Sembrava che da ogni pezzo di terreno uscissero spade e teste e corna.
Migliaia di Dojin, striati nei più svariati colori, si radunarono e si compattarono davanti alle porte del tempio come un’enorme barriera vivente.
Atos si impennò e ricadde pesantemente a terra mentre i suoi zoccoli mandavano scintille contro il selciato e le voragini nel terreno cominciarono ad eruttare fiamme da cui comparvero i Baaling: neri ed incappucciati, ornati di molte ossa di diverse razze, ringhianti frasi incomprensibili e sbavanti malvagità.
Come mossi in unisono caos cominciarono ad avanzare disordinatamente verso gli Adra più vicini, avvinghiandosi a loro in terrificanti danze di morte.
E mentre il combattimento cominciava ad infuriare la Signora scese da cavallo e sguainò da un fodero ingioiellato una lama scura e opaca e avanzò in mezzo ai Dojin che le fecero ala.
Per un breve istante levò l’arma al cielo e poi la conficcò profondamente nel terreno fino all’elsa e di nuovo la terra fremette e il terreno cedette davanti a Lei creando una enorme fenditura che attraversò le rovine della Città.
Nebbie nere ne emersero come vapore e da queste sorse un sommesso brulicare di enormi ali membranose e di poderosi zoccoli caprini.
Gli Shernak erano giunti.