Echi di Guerra – La marcia del sangue

Capitolo 4
LA MARCIA DEL SANGUE!

“Fedeli di Crondor! E’ Guerra!!! LODE A CRONDOR!! 
Non la Guerra che da molti secoli attendiamo, non la Guerra Santa che purificherebbe il mondo da Dei indegni. 
Questa è la Guerra dei vili, degli ignobili Adra che hanno congiurato da sempre nell'ombra e ora osano l’impensabile. Osano attaccare la Nostra Signora! 
Noi che siamo lontani dal campo di battaglia non rimaniamo inermi, che Atos ci divori se i nostri cuori dovessero venir colti dal dubbio della sconfitta! 
Fate si che il terreno sia imbevuto del sangue dei fedeli, che scenda in profondità, affinché gli Abissi se ne nutrano e ne traggano forza! 
PRO ERA SERPENTIUM!… AD VICTORIAM!”
 
 
La lama nella mano del sacerdote saettò verso la sua stessa giugulare tranciandola di netto, insieme a lui migliaia di lame fendettero polsi ed il sangue, copioso, si riversò sul terreno consacrato. 
"LODE A CRONDOR!" 
 
Le visioni arrivarono repentine. 
Il cielo era sempre nero e viola sopra il campo di battaglia che solo pochi giorni prima era una città e che ora era una desolazione composta da corpi e macerie. 
Grovigli di combattenti erano ovunque: adra e demoni avvinghiati in strette mortali. Gli adra erano inferiori di numero ma ogni loro colpo portava alla morte un dojin, un baaling o uno shernak. 
Le creature degli abissi lottavano senza scomporsi alla vista dei simili caduti e la loro furia rimaneva immutata, ma non risolutiva. 
La situazione andava peggiorando e i nemici si facevano sempre più vicini ai cancelli del tempio. 
Nel recinto la Signora si muoveva irrequieta sul suo destriero, arrivava sempre vicinissima ai cancelli senza varcarli e urlava con voce acuta e mortale la sua frustrazione: 
 
“CHE VENGANO A ME SE VI RIESCONO!” 
 
Ma la situazione si protraeva da giorni: da un lato gli Adra non cedevano, dall’altro gli abissi continuavano a vomitare demoni. 
Ad un tratto la Signora si fermò, come una statua rimase immobile, in ascolto: dal tempio un inno solenne e glaciale si allargò sui campi di battaglia e una lenta processione strisciò dai portali. 
All’inizio, nero su nero, le presenze sembrarono comparire come dal nulla, poi lentamente gli albini nelle loro vesti scure, con i volti pallidi incorniciati dai paramenti fecero ala ai grandi portali: la Voluntas Crondoris comparve per prima, mascherata e ingioiellata nelle sontuose vesti e visibile anche nella poca luce del cielo plumbeo di pioggia e ali nere. 
Dietro di lei le sue sorelle comparvero, magnifiche e composte nei loro grandiosi abiti di broccato, serie e compunte per l'officiare di un rituale. 
Le sette figlie si disposero davanti alla Signora e aspettarono immobili un suo cenno. 
Lei scese da Atos e volse il suo sguardo sulle Figlie che si inchinarono profondamente e rimasero in attesa mentre gli albini continuavano incessantemente ad intonare un canto velato. 
 
“PROCEDETE! MA LA MIA VOLONTA’ RIMARRA AL MIO FIANCO.” 
 
La Voluntas Crondoris per un attimo si bloccò come se stesse per pronunciare una preghiera di obiezione. 
 
“NON PREGARMI. UBBIDISCI.” 
 
La Voluntas Crondoris si mise al fianco della Madre, gli occhi parvero opachi sotto la maschera mentre la sua anima volava lontana per raggiungere le menti di tutti i fedeli. 
"Guardate, fedeli di Crondor, osservate quello che sta per succedere e ricordate: mio è il sacrificio ora. Io rimarrò al fianco della Signora dei Serpenti per voi tutti." 
 
Poi dalle porte del tempio una nuova schiera di albini, in lucide armature nere e rosse, trascinò gli alti prelati, legati e piangenti al centro del cortile. Con violenza li scaraventò a terra senza riguardi e le sei figlie si fecero loro intorno. 
I pugnali sacrificali uscirono dai foderi lampeggiando e rimasero sospesi a mezz’aria. 
 
La Voluntas parlò con voce remota: 
"Conoscete la Legge. Voi più di tutti la conoscete. Voi siete corrotti, depravati, avete cercato di usare la teocrazia narvatica per i vostri scopi e per le vostre ricchezze, avete avuto connivenze con gli infedeli e per ultimo vi siete nascosti nel tempio per sfuggire alla guerra. Questa è codardia! Atos è qui per voi." 
 

disegno 4 Casti
A queste ultime parole i pugnali scesero implacabili e schizzi di sangue cosparsero le maschere argentee delle figlie, mentre i suoni liquidi si univano alle ultime suppliche. 
Le sacerdotesse si rialzarono e si misero in cerchio intorno ai cadaveri mentre le loro voci acute intonavano il canto riservato alla morte degli infedeli. 
Dai corpi stesi a terra fumo nero si alzò lento e volò verso l’immenso destriero che spalancò la bocca irta di denti aguzzi e divorò le anime dei pusillanimi. 
 
Il canto delle figlie mutò in un canto di gioia, un canto ritmico e ancestrale che conteneva due soli nomi. 
Il canto crebbe fino a diventare insopportabile e al culmine ognuna con gesto deciso estrasse una corta daga nera dal fodero e si infisse la lama nel petto fino all’elsa. 
I corpi delle Figlie della Signora dei Serpenti caddero scomposti nel lago creato dal loro stesso sangue e la Voluntas Crondoris urlò agli abissi la sua invocazione: 
"La loro fede era perfetta, incorrotta. 
Che iI loro sangue riporti a questo piano i nostri condottieri! 
Meteor! Legione! 
Guidate le nostre armate!"
 
 
Tutto il tempio ricominciò a sussultare e a vibrare, a battere come un enorme cuore puntuto, e il sagrato si spezzò. 
Ali nere e immense nacquero dal sangue delle figlie e fessi zoccoli caprini calpestarono i loro corpi martoriati. 
Gli shernak si volsero alla loro Signora e poi uno volò alto verso gli altri demoni che solcavano il cielo, guidandoli in un nuovo poderoso attacco, mentre l’altro varcò i cancelli ringhiando rabbia e richiamando i suoi simili in ranghi serrati e ora davvero impenetrabili. 
L'attacco dei demoni divenne immensamente più potente, gli Adra cominciarono ad indietreggiare risentendo dei colpi dei figli degli abissi, dalle voragini fuoriuscirono nuove ondate di demoni sempre più numerose come se il Kaelorn stesso avesse tratto nuova forza.