Echi di Guerra – Sangue chiama sangue

CAPITOLO 2
Sangue chiama sangue
La battaglia è iniziata.
“Accerchiateli!” penso.
E i miei cacciatori si allargano a ventaglio sulla discesa che ci conduce verso gli Adra.
“Sono rossi. Tra poco non si distingueranno dal sangue sulla neve.” Penso fuggevolmente.
Loro avanzano lentamente.
 Sono pochi.
Forse un centinaio, non di più.
Forse non si aspettavano un attacco.
O forse sono sicuri del successo.
Si sbagliano.
Noi non perderemo.
Nostro Padre è con noi.
Vedo i cacciatori completare l’accerchiamento, cercano di spingere gli Adra verso le rocce, per metterli  con le spalle al muro.
Sairax ulula.
E’ un suono ancestrale che il mondo conosceva da prima della venuta delle altre razze, un suono lungo e cupo che riempie la valle per salire fino alla Luna.
Il suono mi trapassa la testa e mi scaglio verso l’Adra più vicino.
Ho voglia di sangue.
L’abbiamo tutti.
Lui si scaglia contro il centro dello schieramento nemico e vedo volare pezzi di carne ovunque.
E’ come se sentissi le sue zanne nelle mie.
E mordo.
Io e altri dieci azzanniamo contemporaneamente l’Adra davanti a noi.
Chi con i denti, chi con le spade, chi con le asce.
Dovrebbe morire, ma non muore.
E noi continuiamo.
Lo dilanieremo vivo, se necessario.
L’Adra si divincola e cerca di spostarsi da noi.
Lo seguiamo implacabili.
Come me altri gruppi di cacciatori attaccano feroci, senza lasciare le prede.
Poi l’Adra alza una mano e il guerriero al mio fianco cade.
Il suo cranio è esploso.
Vedo cervello e sangue sulla neve.
Attacco con maggiore violenza.
Lo facciamo tutti.
Continuiamo così per quanto?
Minuti?
Ore?
disegno 2 Casti
Del mio gruppo siamo rimasti in sei.
Ma gli ululati di nostro Padre non ci fanno sentire la stanchezza.
Mi rendo conto solo troppo tardi che gli Adra hanno pericolosamente allontanato molti di noi da Lui.
Siamo finiti molto più in basso sul pendio e siamo lontani.
Troppo lontani.
Dovevamo essere noi a spingerli verso le rocce, mentre sono stati loro a farsi inseguire verso la base del pendio, nel bosco.
“Dobbiamo ripiegare e riunirci al Padre”
Tutti cercano di eseguire ma ad ogni nostro tentativo di mollare la presa uno di noi cade morto.
Va bene.
Se così è li terremo impegnati fino alla fine.
Moriremo con le zanne conficcate nella loro carne e le armi in pugno.
Saremo vendicati presto.
Lui arriverà e la nostra razza vincerà questo scontro.
Il resto non conta.

Poi l’Adra si distrae per un attimo.
Colpiamo più forte, incuranti di quello che lo attira.
Cerca di voltarsi verso il profondo del bosco.
Con la coda dell’occhio vedo delle ombre salire veloci.
Forse stanno arrivando i loro rinforzi.

Poi li vedo, li sento.
“Oh no! Questo no!”
Non posso sopportare di sapere i Deviati al fianco degli Adra.
Sono sempre stati luridi traditori!
Il cacciatore di fianco a me lancia un ringhio basso e gutturale. Disperato.
Sono un branco enorme. Compatto.
Salgono il pendio correndoci incontro.
Ci travolgeranno.
Volgo istintivamente la spada verso di loro.
Sono pronto all’impatto.

“VENITE FIGLI MIEI. SANGUE CHIAMA SANGUE!”

La voce di Sairax mi da forza.
Aspetto il violento impatto e il mio cuore sembra fermarsi quando quelle bestie si scagliano contro gli Adra.
I loro artigli colpiscono dove possono, con foga e violenza, senza tattica ma con pura forza bruta.
Mi sembra impossibile che i Deviati, proprio loro, combattano al nostro fianco

Ma poi capisco che le parole del Padre non erano per me.

Non lo comprendo ma ora accetto i fatti senza soffermarmi a riflettere.
Attacco.
E i Deviati al mio fianco.
Tutti figli dello stesso Padre.