26° giorno, 3° mese, 2010 Dopo la Caduta

Voci di Taverna"Proconsole, scusi."
"Licinio, quante volte ti ho detto che le cariche nobiliari sono sospese…"
"Scusi Signore della Guerra…"
"Licino."
"Si?"
"Generale, può bastare."
"Si Generale. Penso che dovremmo cominciare ad organizzare qualcosa, per tutti questi matrimoni."
"Matrimoni… non abbiamo tempo. Siamo esuli in una terra che non conosciamo, accerchiati dal gelo, le nostre terre in mano agli Adra e forze che fatichiamo a comprendere stanno sconvolgendo tutto quello che conosciamo. E noi, Licinio, dovremmo celebrare ben tre matrimoni? Forse è meglio che dedichiamo il tempo ad unificare le armate e prepararci alla guerra."
"Signore… forse è proprio tutto questo che spaventa le persone e un matrimonio è… una cosa normale. Ricorda casa."
"Casa! Le mie vigne sono ghiacciate, gli abili viticoltori che le coltivavano e gli artigiani delle mie città sono morti. Sono morte le danze allegre delle giovani donne e le risa dei bambini…"

-I bambini… non li amo particolarmente, sono rumorosi, indisciplinati e a volte irriverenti. Ma sono il futuro dell'Impero, il futuro di tutto il reame incantato…-

"Licinio"
"Si Proconcole."
"Accertati di quali matrimoni saranno celebrati, poi avvisiamo il Dux, vediamo di esentare da qualsiasi servizio i novelli sposi la notte delle nozze."
"Signore?"
"I bambini Licinio, all'Impero serviranno quei figli."
"Si signore, provvedo."

Dialogo tra un nobile Altarupino e il suo servitore.