Echi di Guerra – Giustizia Alata

Capitolo 7
Giustizia Alata
Erano uno spettacolo meraviglioso. Alte, dai lunghi capelli biondi e bellissime. Le loro armature color oro, brillanti, riflettevano la luce del sole. Ognuna di loro impugnava un grande scudo con inciso il fulmine di Morgam e un martello da battaglia. Le candide ali bianche, che sporgevano dalle loro spalle, battevano all’unisono mentre si stavano allineando in perfetto ordine alle spalle del grande drago formando nove quadrati di nove file ciascuno. 
A guidare le Valchirie gli Spiriti di Luce. Erano scintillanti e traslucidi, emanavano un chiarore cristallino e la neve si scioglieva al loro passaggio. Sembravano fatti della stessa materia dei sogni, sfuggenti e bellissimi. 
Ogni quadrato aveva davanti uno Spirito di Luce. 
La Dama della Laguna volgeva le spalle al suo esercito e con un breve cenno del capo si rivolse al Drago che subito spalancò le ali e si sollevò, non prima, però, di aver ghermito un Adra tra i suoi possenti artigli. 
 
La dama parlò: 
 
IO SONO LA LUCE DI MORGAM SU QUESTA TERRA.  
PENSAVATE DI VENIRE NEL MIO TEMPIO E DI DISSACRARLO SENZA CHE OPPONESSI RESISTENZA 
PENSAVATE CHE NON CONOSCESSI CHE INFINITA PIETA’ E RISPETTO PER LA VITA 
ORA SCOPRIRETE CHE ANCHE IL LUCENTE CONOSCE LA GUERRA! 
 
A queste parole il corpo dell’Adra, cadde martoriato e sanguinante, ai piedi della Dama che lo fissò per un breve istante. 
 
Le Valchirie avanzarono a passo di marcia e a ranghi serrati verso i nemici: i loro passi, seppur aggraziati, emettevano un suono sordo e tanto potente da far tremare la terra. 

Gli spiriti di luce presero a scintillare come tanti fuochi e molti Adra rimasero abbagliati a guardarli, come ipnotizzati.  
Le Valchirie, a quel punto, lanciarono il loro urlo di guerra e accelerarono la marcia che diventò un’imponente e fulminea carica con cui in pochi secondi raggiunsero gli Adra, ancora storditi, colpendoli con una forza inaudita. 
 
Il primo colpo di martello era stato inferto. Lo scontro era iniziato. 
 
I sentimenti dei fedeli di Morgam che assistevano alla battaglia erano dei più disparati: c’era chi avrebbe voluto essere là per combattere, chi provava grande pena per la battaglia e infine c’era chi non riusciva a credere che anche la Dama della Laguna avesse infine preso parte allo scontro. 
 
La statua del Drago Dorato continuava ad incitare e rassicurare i fedeli: 
 
“Fortificate i vostri cuori. Siate puri ed onorevoli, ma non vacillate nelle vostre convinzioni: gli Adra sono una razza infida e maligna che da sempre non rispetta gli dei. Devono essere fermati se volete un giorno rivedere la vostra terra, non da schiavi, ma da esseri liberi!” 
 
Intanto la battaglia continuava e gli Adra colpiti si rialzavano incessantemente. Anche se in maniera molto lenta, tornavano sempre in piedi, la lotta sembrava non avere fine. 
 
Da quando la carica delle Valchirie era cominciata, il Drago d’Oro non aveva mai smesso di lanciare forti ruggiti alternati a acuti stridii. Ad un tratto si zittì, un ghigno comparve sul suo muso ed emise un basso e gutturale ruggito pieno di soddisfazione perché finalmente le vide…  
Si avvicinavano lente, scendendo sulla laguna ghiacciata. Immense montagne sospese. Le più piccole erano ognuna una cittadella fortificata, mentre la più vasta, sembrava un’immensa città letteralmente sospesa nel vuoto. 
 
La statua d’oro parlò ancora: 
 
“Il giorno della vendetta è arrivato! Da sempre provano risentimento per gli Adra. Trattati come cavie, plasmati e torturati migliaia di anni or sono, ma la mia razza non dimentica!  
Hopacka ha risposto al mio grido di guerra! Oggi per loro è un giorno di grande gioia, il giorno per il quale si sono addestrati per millenni!” 
 
Le piccole fortezze atterrarono con grande frastuono nella laguna, rompendo e sollevando i ghiacci mentre i ponti levatoi venivano abbassati e l’esercito dei draconiani cominciava a schierarsi e ad avanzare. 
Erano ricoperti di scintillanti scaglie di tutti i colori possibili, avanzavano feroci e determinati per aggiungersi allo scontro ed assaporare la vendetta a lungo attesa. 
 
Sulla grande piazza, che si era trasformata in un campo di battaglia, si vedevano svettare le ali dell’elmo della Dama. 
La sua perizia era senza uguali e il martello a due mani vorticava intorno a Lei. 
Ad ogni suo colpo un nemico cadeva, ma nonostante ciò l’esito continuava a rimanere incerto. Lei, di certo, non poteva non rendersi conto che, nella furia della battaglia, le armi dell’esercito celeste non erano più scintillanti, ma opache per il sangue che andava rapprendendosi, mentre le candide piume delle Valchirie si sporcavano in quella feroce battaglia. 
 
La Dama era circondata da molti Adra quando lanciò un grido penetrante: il Drago le atterrò a fianco schiacciando i nemici con la sua mole.  
Lei salì agile sulla sua groppa e di nuovo si alzarono verso il cielo.  
Con gli occhi pieni di lacrime per i suoi fedeli che stavano combattendo e morendo, afferrò il martello con entrambe le mani e lo scagliò verso il cielo talmente forte che arrivò così in alto da scomparire alla vista. 
 
Un punto di luce, forse lo scintillio di un raggio di sole sul metallo, lo rese di nuovo visibile mentre ricadeva. 
 
Ma l’arma non cadde vorticando, bensì scese accompagnata da un enorme angelo sfolgorante. 
 
Eon si avvicinò al drago e porse deferente il maglio alla Dama. 
 
“Mia Signora, Eon guiderà il vostro schieramento alla vittoria! PER MORGAM, MEA LUX!” 
 
A quel grido dal cielo caddero migliaia di fulmini che colpirono inesorabili gli Adra. Le tuniche rosse non fecero nemmeno in tempo a rialzarsi che un’intera legione di Angeli era già su di loro.