Echi di Guerra – Nemesi

Capitolo 5
NEMESI
Il bosco è silenzioso a parte il sinistro scricchiolio dei rami carichi di neve.
Alberi centenari dai tronchi crepati, in cui il gelo si è insinuato con dita mortifere, mi danno la desolata sensazione di camminare in un cimitero.
A tratti spuntano ossa spolpate di grossi animali, pulite e bianche, sulla neve ancora macchiata di ro
sso del loro sangue.
I nostri passi spezzano la crosta di ghiaccio lasciando tracce nette sul manto candido. Tracce che nessuno potrà seguire poiché non c’è più nessuno qui.
Democrites è avvolto nel suo pesante mantello di lana grigia e la sua espressione è di cupa soddisfazione mentre mi guarda.
Haydeè” mi chiama “questi luoghi stanno morendo rapidamente. La vita è flebile tutto intorno a noi, dobbiamo tornare alla mia dimora, lì il cuore del castello ti terrà calda mentre attendiamo gli altri”
Sorrido felice alla prospettiva del tepore e le mie ali vibrano di gioiosa attesa!
“Sì, andiamo a casa! Io non l’ho mai vista, ma sono sicura che sarà un buon posto per aspettarli!” poi rifletto un attimo
“Dimmi Eterno, si presenterà anche Imperius?”
“No giovane Haydeè, non prenderà parte a questa guerra: questo scontro non ha attrattive per lui… è impotente di fronte a questa situazione!”
“Come mai?” Gli chiedo.
Imperius è l’aspetto distruttivo, egli sottrae per equilibrare. Io non sono d’accordo con le scelte che prenderebbe, ed è per questo motivo che noi siamo qui.”
mi dice accarezzandomi la testa
“Tu sei la prima dell’esercito che si contrapporrà a loro, farai in modo di rinfoltire le fila di coloro che combattono gli Adra e così io, creandoti, avrò svolto il mio compito di riportare l’equilibrio.
Finchè io sarò qui Imperius non verrà!”
Lo guardo sollevata. L’altra sua metà non mi piace!
La guerra che sta arrivando non mi fa paura ma lo sterminio di tante vite… al solo pensiero mi sento male.
Per fortuna, come per la dualità di Teldon, anche io ho una sorella. Ardeth è forte e pronta alla guerra, lei sarà furiosa e inarrestabile, probabilmente priva di qualsiasi sentimento di pietà.
Penso che si stia, anche lei, incamminando al castello dell’Eterno. Sono proprio curiosa di conoscerla, pur essendo mia sorella non l’ho mai vista.
Mi viene in mente una domanda:
Democrites, perché non fermi Zemekis? Potresti farlo, se volessi!”
Continuando a camminare mi risponde:
“Vengo considerato saggio, piccola Haydeè, proprio perché lo sono. Ho visto i millenni accalcarsi uno sull’altro in questa terra e so che l’immobilità alla fine è come la morte: servono sempre degli sconvolgimenti perché la Storia progredisca!”
Lo guardo perplessa.
“Pensaci: poco più di dieci anni fa queste terre erano disunite e senza una guida forte. La guerra era tra i territori. Poi uno scontro più onorevole e significativo degli altri ha portato sul trono un re che dominasse in nome di tutti. E’ stato un bel cambiamento, no? Ma la pace è stata effimera. Il re non era in grado di comandare genti e razze tanto diverse. Morì e poi di nuovo ci fu un breve periodo di pace in cui le fazioni cercarono di riorganizzarsi. Poi ci fu il Cataclisma e un vasto mondo sconosciuto si profilò all’orizzonte… ci sono state altre guerre e altri cambiamenti. Ora si presenta questa minaccia che unisce tutti nel grande sforzo di arginarla…”
Si ferma per un breve attimo:
"…e comunque fermare la minaccia non vorrebbe dire fermare 
la guerra. Gli Adra sono stati chiamati a combattere e non si fermeranno finchè non saranno richiamati… e su di loro non ho potere, come tu ben sai!"
Scuoto frenetica le grandi ali e imbroncio il viso: “Non è giusto!”
“No, non lo è! Facciamo in modo che almeno sia equo!”
Si ferma a riflettere un istante:
“Temo che tu non abbia afferrato il punto: ogni nuova cosa porta cambiamenti. Questo scontro sta portando non solo cambiamenti nei territori ma addirittura nella stessa essenza della Vita. Nuove razze, che finora vivevano in altri luoghi o in altri tempi o che addirittura, come te, non esistevano… il mondo sarà molto diverso dopo…”
E così dicendo indica l’orizzonte da dove una creatura verde e nera si sta velocemente avvicinando.
“Stai per conoscere tua sorella.”
Osservo timorosa Ardeth, mia sorella e nemesi. Siamo umanoidi entrambe, questo è certo, ma le somiglianze finisco qui. Lei è alta, nera e pelosa. Dalla sua schiena escono otto temibili zampe e i suoi occhi verdi lasciano intendere che il veleno scorre nelle sue vene. 
Lei e io siamo state create da Teldon, entrambe siamo ad immagine di quelle piccole creature che il gelo sta inesorabilmente spazzando via. Siamo potenti. Siamo semidivine… lei è fatta per uccidere e io sono fatta per creare.
“Andiamo figlie!” Ci dice l’Eterno incamminandosi verso la Sua dimora. “Dobbiamo raggiungere il castello il prima possibile. Sento che la guerra già infuria sia a Faux che a Città del Serpente. Tra poco gli Adra raggiungeranno anche noi e abbiamo molte cose da fare nel frattempo: un esercito da creare, creature da richiamare e vecchi amici da risvegliare. Andiamo.”
Noi lo seguiamo. Mentre camminiamo continuo a guardare mia sorella: così diverse eppure complementari, Noi, ultime creazioni divine su questo mondo già vecchio. Penso al Tempo e alla Storia e temo che il nostro compito non si fermerà quando questa guerra sarà finita. Se vinceremo saremo vive in una terra morente. Se vinceremo dovremo ricostruire, ripopolare. Vorrei poter credere in un futuro felice per me e per i miei molti figli… vorrei poter vedere un mondo dove la primavera tornerà ciclicamente a trovarmi, dove poter istruire i fedeli di Teldon su tutte le cose che già so, sebbene io sia così giovane di fronte all’Eterno.
Ma quel futuro è lontano ora e non oso pensare a quello che potrebbe essere se gli Adra avessero il sopravvento.
Ma questo non accadrà… Io ed Ardeth lo impediremo. 
Io lo credo!