Echi di Guerra – Risvegli

Capitolo 8
Risvegli

Una macchia rossa in mezzo alla foresta innevata. Si muovono calpestando i cespugli resi fragili dal ghiaccio. Distruggono senza passione e senza furore. Divorano il mondo come se ne fossero i soli abitanti, senza sosta.
Sono un male mosso dalla mano di qualcun altro. Qualcuno che brama un potere infinito e che non gli spetta.

Il castello sembra un miraggio, in cima al declivio.
Il freddo sembra non raggiungerlo: i muri sono ricoperti di edera e lungo il fossato le giunchiglie sono in fiore, mentre poche centinaia di metri più in basso il mondo muore nel candore del gelo.

Gli Adra si avvicinano decisi, senza fermarsi a notare l’eterna primavera che sembra cantare una canzone di gioia nella brezza tiepida. Varcano i cancelli del Castello dell’Eterno senza timore e sono pronti ad attaccare il loro nemico.
Alcuni provano uno strano sollievo: il luogo sembra deserto e lì diventa difficile pensare alle sanguinose battaglie che si stanno svolgendo altrove.

Meticolosi gli invasori cominciano a perlustrare i saloni, le biblioteche, le camere e le cucine. Nessuno.
La sola ombra di vita è un gatto nero e solitario che li guarda con i suoi occhi gialli dagli alti tetti delle scuderie.
Per il resto tutto è immoto e un leggero strato di polvere si è posato sul mobilio.
Tendono le orecchie, in ascolto: un lontano battito pervade il luogo.
“Il Cuore del Castello!” Sussurra uno di loro. “Dobbiamo cercarlo e portarlo al Consiglio! Ne saranno soddisfatti!”

Di nuovo gli Adra si dividono, ispezionando il castello fin nelle sue profondità.
Finalmente lo trovano, ma è irraggiungibile, chiuso in una morsa insormontabile di magia morta.

I sussurri degli invasori si fanno frustrati e iracondi. Si allontanano, tornano nel cortile esterno. Alcuni di loro andranno a riferire, gli altri rimarranno a presidiare il posto.

Una macchia rossa esce dai cancelli mentre gli altri li osservano dagli spalti sulle alte mura.
Una leggera brezza tiepida si solleva. Porta profumo di fiori e lentamente il ghiaccio si scioglie attorno ai pendii della collina.

Ed ecco che gli alberi drizzano i rami, scuotono la neve e le fronde rinascono e rifioriscono.
Ma la macchia rossa non si commuove dinnanzi al miracolo della natura. Mentre parte degli invasori guardano dall’alto, gli altri avanzano sul limitare del bosco continuando la loro marcia di distruzione, estirpando e calpestando, dilaniando quella bellezza con efficienza. Senza sentimenti.

Ed ecco che quel bosco desolato e morto si rivela in fondo un crogiolo di vita.
Ecco che gli alberi si sollevano da terra, spostandosi al loro passaggio quasi con rispettoso timore.
Ecco che un essere umanoide, con grandi e colorate ali di farfalla, esce dal suo nascondiglio e con lacrime di rugiada sembra implorare pietà.
Ecco che l'acqua cessa di scorrere, come se il fiume stesso si inchinasse al loro passaggio.
Gli Adra accelerano il passo, con rinnovata presunzione.
Distruggono. Calpestano. Divorano.
Una musica, lentamente, si fa timidamente sentire. Una musica dolce e triste che accompagna la devastazione degli Adra. Il motivo, lentamente sale di volume.
Ecco che gli Adra incontrano l'origine della musica: lunghe orecchie e segni azzurri sul volto, i loro occhi tristi e spenti più simili ai felini che non agli uomini.
Suonano a testa bassa in segno di rispetto.
I pochi animali che sono sopravvissuti al gelo si muovono appena, osservando con tristezza il rosso esercito di distruzione.
In lontananza si ode il calpestare di zoccoli in fuga.
Persino il sole si adombra, come se avesse perso la speranza di illuminare quel luogo destinato alla morte.
Il vento cessa del tutto.
Gli Adra si fermano quando una voce, potente come il tuono si ode tutto attorno a loro:

"NON POTETE PROSEGUIRE.
LA VOSTRA STOLTEZZA SI FERMA QUI.
IO SONO IL SIGNORE DEL TEMPO.
IO SONO IL SIGNORE DELLA NATURA
SOLO IO, TRA GLI DEI, CAMMINO SU QUESTA TERRA.
E QUI VOI VI FERMATE."

Le urla di dolore arrivano immediatamente: gli Adra dal bosco si voltano a guardare il castello e vedono i loro compagni attaccati.
Forti mulinelli di vento sollevavano le rosse vesti verso il cielo, scagliandole lontano, riprendendole e di nuovo trasportandole come tanti petali purpurei lanciati nell’aria.
Altri invasori sono avvinghiati nelle velenose edere che si staccano dai muri e che ora attaccano senza pietà.
Nuvole di neri insetti ronzano minacciosi su tutto il castello come veli impenetrabili di pungente furore.
La delegazione cerca di risalire il pendio, ma qualcosa glielo impedisce.

Gli Alberi non si stavano spostando per lasciarli passare.
Stavano stringendo i loro viticci attorno agli Adra, per bloccargli la fuga.
La creatura alata non piangeva per un sentimento di pietà.
Le sue lacrime erano versate in armonia con quello che stava per accadere.
L'acqua, invece, si era solo raccolta, in attesa di spazzare via con impeto gli invasori.
I Reillond della Casta dell'Acqua non suonavano per tristezza.
La loro musica triste e malinconica accompagnava la venuta delle altre caste, che con risolutezza si facevano strada tra i viticci per fronteggiare gli Adra.
La musica si trasformò da triste a fiera.
Crebbe di volume quasi da sfondare i timpani….. e poi il silenzio.
I Reillond avevano suonato il loro capolavoro: Il Requiem per gli Adra.


Il rumore degli zoccoli si faceva più imponente ed ecco che i centauri facevano la loro comparsa. Nessun animale in fuga. Ma beate e armoniose creature leggendarie in carica.
I suoni e gli spiriti della natura si erano risvegliati.
Così gli Adra sarebbero caduti. Nel pieno dell'armonia di quel luogo.
Se un Adra nel cuore della foresta grida di dolore, qualcuno può udirne il suono?