Echi di Guerra – Alleanze Mortali

Capitolo 11
Alleanze Mortali

La bufera imperversava da giorni. Fiocchi di neve grossi e pesanti volavano nell’aria scura per le nubi nere che oscuravano il cielo.
Nella grotta il fuoco era l’unica sorgente di luce ed era tenuto alimentato continuamente.
“Le scorte stanno finendo. Tutte le scorte. Sia la legna che il cibo.” Disse la sentinella rivolgendosi a Vienna.
La donna assentì con il capo, ma continuò a tenere lo sguardo fisso sulle fiamme.
“Forse dovremmo uscire per cercare qualcosa da mangiare…” Suggerì con voce stentorea, ben sapendo che uscire in quel momento significava quasi sicuramente la morte.
“Uhm… Aspettiamo ancora… Dovremmo poter resistere ancora una settimana con quello che abbiamo, se razioniamo almeno il cibo.”
“Sì, è l’unica soluzione ragionevole.”
L’uomo chiamato “La Catena” si avvicinò a loro in quel momento. Sembrava ancora in forze nonostante gli stenti prolungati:
“Posso uscire io. Posso farlo e tornare vivo e con del cibo. Sapete che posso.”
La sentinella volse lo sguardo sullo sparuto gruppo di guardie a lui fedeli e sui borgomastri infreddoliti e spaesati che si erano stretti intorno al fuoco.
“No. Non possiamo correre questo rischio. Tu sei una speranza per tutti qui. Se ci fosse anche solo la minima possibilità di perderti, il morale di tutti crollerà ulteriormente. Guardali. Guarda i borgomastri che hanno rischiato la loro vita opponendosi a Zemekis! Alcuni di loro si stanno domandando perché lo hanno fatto. Sanno che se lo avessero appoggiato ora sarebbero al caldo e al sicuro. Ma sai cosa li ha portati a fare la loro scelta? La profezia. Loro sanno che sta per avverarsi. Il compito che da sempre è a te assegnato, quello per il quale sei preparato, ha troppa importanza. Loro sperano di morire per il bene di Velis e tu lontano anche solo pochi giorni…No. Non è una buona idea.”
L’uomo vide ciò che la sentinella gli aveva mostrato. In effetti erano in una situazione disperata, ma nessuno di loro aveva ancora perso la speranza. E nessuno voleva perderla. Finché La Catena fosse sopravvissuto la speranza era ancora una vivida fiamma accesa su tutta Velis. Era così.
“Hai ragione. Ma mi costa rimanere qui inattivo ad aspettare. Aspettare cosa, poi? Sappiamo che tutti i territori sono stati attaccati. Sappiamo che la guerra dilaga ovunque. E sappiamo che parte dei borgomastri hanno consegnato la città di Velis a Zemekis… Preferirei un’azione risoluta. Usciamo e cerchiamo la minaccia che ci vuole sottomettere… Non voglio perire di freddo e fame in questa grotta. Non è questo il mio compito.”
Vienna gli si avvicinò e gli posò gentilmente una mano sulla spalla.
“Sappiamo che sei coraggioso. Ma adesso è il momento di pazientare, le cose cambieranno, vedrai.”
Una vedetta corse nella grotta all’improvviso.
“Sentinella! Sentinella! Gli Adra sono qui! Sono migliaia!”
Astoria Astartes afferrò il suo bastone e, dopo uno sguardo di intesa con Vienna e l’altro uomo, si girò verso gli altri soldati.
“Uomini, questa potrebbe essere l’ultima battaglia che sosteniamo nel nome di Velis. Ognuno di noi porterà onore alla propria patria e ai propri antenati. Non ci resta altra scelta che uscire. EX! UNITATE! VIRES!”
I soldati sembravano risoluti e come un sol uomo risposero al grido “EX UNITATE VIRES” e nascondendo in fondo al cuore tutte le paure: si prepararono all’ultimo combattimento.
Ma Astoria non aveva ancora finito. Prese per un braccio La Catena e gli sussurrò: “Tu devi vivere ad ogni costo. La tua missione è più importante della battaglia, di me e dei borgomastri. Tu devi sopravvivere. E’ il mio ultimo ordine. Non te ne darò altri!”
La Catena scosse la testa in segno di assenso e finì di prepararsi alla battaglia.
L’esiguo gruppo di soldati usci dalla grotta e si dispose in assetto da battaglia. In prima linea un muro di scudi, raffiguranti maschere e simboli provenienti dalle famiglie e dai clan delle diverse città di provenienza, creavano uno strano effetto di smorfie che irridevano e minacciavano il nemico. A reggerli i veggenti da battaglia, tesi e concentrati, pronti a scaraventare sul nemico un fiume di parole arcane, pronti a resistere all'impatto per permettere ai combattenti dietro di loro di sferrare i loro colpi. Lo schieramento era formato da un solo centinaio di uomini con a capo la Sentinella e sembravano disperatamente pochi contro il numero soverchiante degli Adra. Ciò nonostante i loro occhi erano carichi di determinazione, pronti a portare a termine fino all'ultimo colpo la scelta che avevano compiuto.
Zemeckis si avvicinò a portata di voce della grotta e urlò:
“Sei uscito, finalmente. Cominciavo a pensare che volessi morire come un topo in quel lurido buco!”
Astoria strinse i denti per non rispondere all’insulto e la sua stretta si fece più ferrea sull'alto bastone.
“Bene, non rispondi. Nessuna ultima frase per la tua lapide? Meglio. Tanto non avrai una lapide. Di voi si perderà anche il ricordo, puoi credermi!”
Gli Adra avanzavano. Lo scontro cominciò ancora prima di quanto ci si potesse aspettare.
Le Sentinella sembrava dotata di una forza sovrumana, i suoi colpi erano precisi e letali, i suoi incantesimi erano di devastante potenza. Ma gli Adra continuavano ad avanzare e le sue energie non sembravano poter essere sufficienti.
Vicino a lui sentì un grido e con la coda dell’occhio vide Vienna cadere trafitta da un fulmine, il suo sangue già si stava spargendo sulla neve.
Davanti a lui vide cadere anche innumerevoli altri, ma rimase sempre concentrato sul combattimento: parare, attaccare e ancora parare e ancora attaccare.
Poi, oltre lo schermo creato dai suoi avversari, vide anche l’uomo chiamato “La Catena”, cadere trafitto a morte e la sua concentrazione si interruppe per un solo, breve, fatale attimo.
Un Adra fu più veloce di lui e il dolore lo fece cadere in ginocchio, sputando sangue.
Cercò di rialzarsi ma venne colpito nuovamente e cadde in avanti, nella neve.
“E’ finita.” Pensò con gli ultimi attimi di lucidità.
“Velis è caduta. Altri territori stanno continuando a resistere, ma gli altri hanno l’appoggio di quelle creature che si credono divine. Forse abbiamo sbagliato. Forse avremmo potuto salvarci se Velis avesse provato a credere agli dei del Reame. La colpa è mia. Io avrei dovuto spingere la mia gente a credere e non l’ho fatto. E ora Velis è perduta…” poi il buio lo avvolse.
Durò per secondi o forse per secoli.
Poi una rude mano gli tolse il camaglio e lo afferrò per i capelli, sollevandolo quel tanto che bastava da risvegliarlo dai suoi sogni di morte e da costringerlo a vederlo in faccia.
Zemekis era lì, avvolto in pesanti mantelli immacolati dal sangue. Lui non aveva preso parte ai combattimenti. Era stato solo uno spettatore.
“Siamo alla fine Astoria. Io ho vinto e tu muori. Ma non mi basta, voglio che tu sappia tutto: gli altri territori cadranno subito dopo Velis. Non mi sono dato tanto disturbo a venire fin qui solo per vederti morire. Sono venuto a prendere il mio nuovo esercito. I Vragozar marceranno al fianco degli Adra e nessuno potrà fermarmi questa volta. Nemmeno gli dei!”
Gli occhi della Sentinella si spalancarono e un solo fuggevole pensiero gli attraversò la mente prima di cadere nel buio:
“Questo no, questo no…”
Ma già dalle nebbie sulle colline cominciavano a profilarsi delle figure in movimento che si stavano avvicinando.
Astoria Astartes, Sentinella di Velis, però non le vide.