Echi di Guerra – Battiti

Capitolo 9
Battiti

Vagando svogliatamente sui tetti osserva la vita che rifluisce ai piedi del castello dell’Eterno.
I suoi occhi, verdi come gli smeraldi, vedono che essa arriva da ogni parte: 

terra, acqua e cielo brulicano di creature.
Le orecchie, dal pelo nero come la notte, sentono che il rumore è tutto intorno: un rombo a volte sordo, a volte acuto ed incessante.
Praticamente ogni essere sembra dover lanciare un proprio urlo di battaglia: gli insetti ronzano, le piante scuotono rami e fronde, i centauri suonano nei loro corni e i Reillond pizzicano le loro lire mentre uccelli di ogni forma e colore cinguettano o gracchiano indistintamente; l’acqua dei ruscelli scorre tumultuosa e il vento, insinuandosi tra gli alberi e nelle piccole fessure delle mura, crea strani suoni ululanti.
Gli Adra all’interno del castello sembrano indecisi. Non danno battaglia, ma non sembrano nemmeno intenzionati a fuggire attraverso i portali magici.
Controllano la situazione dall’alto delle mura, indecisi, in attesa di ordini che sembrano non arrivare.
Rimangono asserragliati dietro il grande cancello chiuso da pesanti grate di metallo, ma gli uomini albero hanno già iniziato a tempestarlo di colpi con la ritmica pacatezza di chi sa di avere secoli a propria disposizione. Nel frattempo i centauri e i reillond hanno cominciato a scagliare nugoli di frecce al di sopra delle alte mura, ma sono colpi che, anche se mortalmente precisi, vengono avvertiti solo marginalmente dagli Adra. Insetti e uccelli continuano a pungere e beccare quello che riescono.
L’assedio continua imperterrito. Da giorni. Inutilmente.
All’improvviso il gatto nero dalla piccola macchia bianca sul collo, smette di vagare sui tetti e salta nel bel mezzo del cortile.
Leggero e silenzioso, come solo un felino sa essere, si dirige indisturbato e inosservato verso il cancello, arriva vicino alla grata e prende vivacemente a fare le fusa, guardando gli enormi uomini albero con i suoi scintillanti occhi.
Attraversa le strette grate senza nessuno sforzo e si arrampica agile su uno dei Manofoglia che subito si immobilizza.

Ad uno ad uno i grossi alberi cominciano a produrre strani suoni di legno contro legno e si spostano ai lati del cancello.
Il gatto salta nuovamente a terra e continua il suo percorso attraverso l’erba alta, distratto ogni tanto solo dal volo di una solitaria farfalla.
Si avvicina alle schiere dei Reillond e dei Centauri, impegnati a scoccare incessanti nubi di frecce, cominciando a sfregarsi sulle loro gambe e zampe, miagolando insistentemente.
Quando si accorgono di lui si fermano come un sol uomo, immobilizzandosi in religioso silenzio.
Il gatto prosegue il suo cammino, zampettando felice nell’erba che a poco a poco lascia il posto al fango dei terreni confinanti con il bosco ghiacciato.
Quando arriva al bianco strato di neve si ferma circospetto e immerge una zampa scuotendola subito dopo con fare indispettito.
Riflette ancora qualche attimo e poi avanza nella neve, si inoltra verso il bosco formando una scia di piccole, ma chiare, orme. Se ne va tranquillo lasciando dietro di se un surreale ed immoto silenzio.
Meno di qualche minuto e dal bosco compare l’Eterno seguito da quello che sembra un esercito brulicante di ali, zampe, pungiglioni e zanne.
Le creature sono migliaia e sopravanzano velocemente Democrites andando a posizionarsi ai piedi delle mura: sono una schiera compatta di creature insetto, alcune aggraziate come farfalle, altre feroci come vespe o velenose come ragni. I due esseri più grandi rimangono al suo fianco mentre l’esercito sciama.
La moltitudine di creature si arresta sotto le mura in attesa mentre l’Eterno si avvicina.
In quel mentre Haydeè prende il volo sopra l’esercito, mentre Ardeth si schiera di fronte.
Giunto davanti ai cancelli chiusi del suo castello la sua voce risuona forte come il vento di tempesta:

RICONOSCO LA VOSTRA INFIMA RAZZA, ADRA.
SO CHE CONOSCETE TUTTE LE CREATURE VIVENTI E GRAZIE A CIO’ AVETE OTTENUTO IL POTERE DI DISTRUGGERLE FACILMENTE.
MA ANCORA NON CONOSCETE GLI ITHIN E GLI ASHKRA!

E così dicendo volge il braccio ad indicare la schiera di inconsuete creature che al suo movimento cominciano ad arrampicarsi veloci sulle mura.
Una schiera di arti e zampe pelose che per alcuni minuti sommerge i sassi delle mura, rendendoli invisibili sotto la massa brulicante.
In pochi instanti i rumori della battaglia giungono feroci dalla corte del castello e poi le pesanti grate del cancello cominciano a sollevarsi e i centauri , i Reillond e Manofoglia si riversano all’interno aggiungendosi allo scontro.
In alcuni punti gli Adra sono avvolti in pesanti ragnatele mentre altri sono ricoperti di grosse tumefazioni violacee dovute a pungiglioni e zanne velenose.
I centauri cominciano a caricarsi in groppa gli Adra tramortiti e con furia li trasportano all’esterno delle mura. Sono i più fortunati, altri sono sollevati dalle creature volanti e lasciati cadere da grandi altezze direttamente nel bosco innevato.
Gli Adra sono increduli! Sono quasi impotenti di fronte a quella strana e sconosciuta razza che mai prima si era vista nel mondo.
Nonostante ciò la battaglia infuria per ore prima che anche l’ultimo invasore sia cacciato.
Alla fine tutte le creature si ritirano lentamente, rimanendo accampate all’esterno del castello.
La corte interna è silenziosa e solo le macchie di sangue che insozzano alcuni punti, le frecce sparse per terra e i resti delle ragnatele testimoniano il terribile scontro appena avvenuto.
Il Cuore del Castello continua a battere, incessante.
E un gatto nero, con una macchia bianca sul collo, vive sui tetti.