Echi di Guerra – Antefatto

Capitolo 13
ANTEFATTO

Ven Vlad è il mio nome o almeno così mi faccio chiamare.
Per anni ho avuto l’onore e l’onere di custodire i vari cimiteri, conosciuti e sconosciuti.
Le leggende sul mio nome dicono che dove vi siano zone consacrate io ne faccia da padrone e dove vi sono morti io compaia.
Solo pochi e rari mortali conoscono davvero chi io sia o chi mi abbia incaricato a coprire una tale carica, ma è anche vero che nessuno ha mai chiesto di ricoprirla.
Dicono che io sia originario di Talos, ma altri sostengono che sia Altarupe ad avermi visto nascere.
Mormorano sul mio oscuro cammino, tetro e pieno di terrore, dicono che io abbia il potere di accompagnare le anime alle porte dell’oblio e di fermare il risveglio dei non-morti e chissà cos’altro…
Molti mi vedono come una figura misteriosa, con una spiccata doppia personalità, è poco incline alle questioni politiche, preferendo quelle religiose.
Vociferano che io abbia avuto una parte determinante nella rivelazione del Primigenio, divinità padre degli altri tre dei .
Nonostante tutto questo per alcuni anni sono stato il consigliere di Artemis della Rocca, Imperatore di Altarupe, poi me ne sono andato, scomparendo dalla vita del Reame Incantato.

E ora sono tornato dal mio esilio volontario.

Mi ero ritirato in un sonno di meditazione per capire, comprendere la Sua solitudine ora mia. Ciò che ho creato si è perso nell'oblio, così come ha fatto Egli.
Ma ora il Dono è tornato su Adra. E io ho sbagliato nel credere che tutto fosse perduto alle avvisaglie dell'imminente glaciazione.

Mi sono sbagliato.
Tutti stanno finalmente cominciando a mettere da parte di loro dissidi e le genti del Reame Incantato, sebbene esuli dalla loro patria, finalmente hanno deciso di unirsi per trovare le soluzioni alla fine di Adra.

Celato ai loro occhi ho seguito e osservato queste povere cose mortali durante il loro lungo peregrinare: ho visto le loro fatiche e le loro sofferenze.
Essi si sono ritrovati in balia di eventi e difficoltà che avrebbero potuto annientare chiunque: esuli nell’Impero di Ao, incalzati ad andarsene, hanno attraversato le lande ghiacciate e hanno sofferto la perdita dei loro cari per mano del freddo, nella neve e degli stenti.

Acconti nel bosco dei Tuiadri non hanno certo smesso di sperare: li ho visti!
Sono là ora, accampati intorno ai fuochi dei bivacchi, assonnati e confortati dal tepore della primavera.

Ho visto i loro cuori: sono agguerriti.

Sono stati in grado di riattivare un altro pilastro e lentamente il calore si sta diffondendo e i ghiacci si stanno sciogliendo.
Hanno messo da parte le loro diversità e adesso cercano il modo di collaborare per tornare alle loro terre, per affrontare gli Adra e per riportare questa terra al suo antico splendore.
Stanno facendo tutto questo anche se seguono vie diverse, dei diversi e diverse sono le loro razze.

E io? Io che ho lasciato le speranze fin dal primo momento credendo che fosse la fine?
Non dovrei essere io a conoscere l‘ultima scintilla così intimamente da distinguerla immediatamente?
E allora perché queste genti restano attaccate alla vita con unghie e denti mentre io ho ceduto alle lusinghe di un eterno nulla?

Ma ora ho compreso a fondo. Hanno ragione loro. Ora lo so e qualunque sia lo scopo ultimo per il quale esisto ora sono certo che in questo momento il mio dovere è quello di aiutarli.