Echi di Guerra – I Nani

Capitolo 14
I Nani

L’aria era calda e fumosa nella Grande Sala e ovunque c’era movimento, era giorno di mercato e tutti erano affaccendati a mettere in mostra al meglio le loro merci.
Alcuni banchi traboccavano letteralmente di vasellame, altri scintillavano di monili di stupenda fattura, altri ancora mostravano stoffe dei più svariati colori anche se i più numerosi erano quelli che vendevano armi, armature e scudi.
La gente però disdegnava quasi tutti questi oggetti e si affollava intorno agli sparuti banchetti che vendevano vivande: la ressa era incredibile e a volte scoppiavano liti e zuffe tra gli acquirenti.
Il cibo cominciava a scarseggiare e sebbene le scorte fossero ancora abbondanti la carne fresca stava diventando un vero privilegio, visti i prezzi. Da quasi un anno ormai non si vedeva più nessun genere di frutta o di verdura e anche i prodotti essiccati e le granaglie stavano finendo.
L’uomo guardava il mercato dei nani con il cuore gonfio di presagi oscuri, erano provati, esattamente come tutti quelli che ora si trovavano in terre lontane.
I nani erano una razza forte e orgogliosa e non si lamentavano mai ad alta voce, ma era evidente che la glaciazione stava ormai prendendo il sopravvento.
I tunnel superiori erano ormai impraticabili a causa del ghiaccio e le pochissime uscite dalle montagne erano state scavate al prezzo della vita di molti, sepolti sotto i crolli della neve in superficie.
I cacciatori continuavano ad avventurarsi all’esterno, ma tornavano quasi sempre a mani vuote, la selvaggina era morta e a volte i cacciatori non tornavano affatto.
Dopo un mese di assenza i Clan si riunivano nella Grande Sala per elogiare il Kazuk dei caduti; erano cerimonie festose e divertenti dove l’idromele scorreva a fiumi, anche se non abbondante come un tempo, ma erano comunque funerali e tutti ne erano coscienti.
Artemis Della Rocca, primo del suo nome, Imperatore di Altarupe, era poco più di un’ombra a ridosso delle pareti della grande sala, aveva congedato tutti i suoi servitori e ora si trovava solo con il suo consigliere più fidato.

“Ven Vlad, la situazione è sempre più critica, l’esercito imperiale farà ritorno a breve… sono i miei uomini migliori e più fidati, sebbene io non glielo abbia mai detto. Sono certo che presto saranno qui.”
Ma erano mesi che questa frase veniva ripetuta incessantemente e ormai era come una filastrocca imparata a memoria e privata del suo significato iniziale.
“Artemis, questa situazione è anche colpa mia. Dovevo essere il tuo consigliere, facevi affidamento su di me e invece io mi sono allontanato per seguire… altre vie. Avrei dovuto rimanere al tuo fianco e avrei dovuto capire prima che la situazione non si sarebbe risolta da sola.”
Artemis si accigliò.
“Esatto, Avresti dovuto! Ma anche io avrei dovuto seguire l’esercito… mia moglie, lo sai meglio di me, non è certo il tipo che sa come spronare gli uomini… comunque confido nel Dux.”
Ven Vlad alzando il tono di voce, rispose:“Quella gente è lontana e sono sicuro che sta facendo del suo meglio per tornare. Quasi tutti almeno… Ma il problema ora è qui! La guerra è qui! Se tu volessi, potresti disporre di un altro esercito, non meno combattivo del primo…”
Lo sguardo dell’Imperatore si soffermò sulla Grande Sala che lentamente si stava svuotando degli avventori del mercato mattutino.
“ I nani non scenderanno in guerra. Ho provato a valutare questa ipotesi ma… “
“…Ma loro non credono che questa sia la loro guerra.”, finì per lui Ven Vlad
“Esatto, é la guerra degli dei, dicono. Certo, potrei ordinare loro di combattere, eseguirebbero il mio ordine sicuramente, ma non lo farebbero con piacere e nemmeno con convinzione.”
“Non è la guerra degli dei! E’ la guerra di tutti! Ti prego Artemis, riunisci i Clan, ordina loro di combattere e lo faranno!”
Artemis rimase in silenzio per diversi secondi, poi guardando torvo l’imponente figura scura di Ven Vlad disse:
“Tu sei sempre stato un consigliere prezioso in passato, ma poi sei andato via e ora torni da me a dirmi come gestire la situazione ?!? Seccante!”
“Capisco il tuo punto di vista. Ma è necessario!”
“Necessario dici? Qui siamo al sicuro, quando il mio esercito sarà tornato muoveremo guerra. Perché dovrei anticipare i tempi?”
“E se… se il tuo esercito non tornasse?”
“Impossibile! Non hanno l’ordine di fare ciò! Torneranno. Sono addestrati! Sono sudditi dell’impero e sanno qual è il loro posto! Non tornare sarebbe come tradire me e loro non lo farebbero mai.”
Ven Vlad rimase in silenzio per alcuni attimi.
“Hai ragione. Non sto ragionando in base all’impero di Altarupe. La soluzione che ti ho proposto non è quella adatta in questa situazione. Ne troverò una di tuo gradimento”
E così dicendo se ne andò in silenzio, così come era venuto.

La Grande Sala era gremita e il vociare era forte e insistente.
All’ingresso dell’imperatore corni schiumanti furono alzati per brindare, da quando era giunto attraverso le gallerie di Radius si era mostrato raramente al popolo dei nani.
Artemis sapeva che i nani avevano scelto, per la maggioranza, di rimanere ad Altarupe. Tutta la popolazione era stata fatta passare per il portale di Levor, ma i nani delle città sotterranee si erano in gran parte rifiutati di muoversi in superficie per grandi distanze e verso luoghi sconosciuti.
I nani erano una razza testarda e abbandonare le loro gallerie, scavate dai loro antenati, non era una scelta accettabile.
Molti di loro erano coscienti che la probabilità di morire in quelle gallerie diventava ogni giorno più concreta, ma la decisione era già stata presa e loro non sarebbero tornati sui loro passi nemmeno se avessero potuto.

Pochi passi dietro all’imperatore veniva Ven Vlad, la sua comparsa fu accompagnata da un subitaneo cambiamento nelle disposizioni d’animo della sala.
I nani non amavano chi si affannava troppo nelle faccende degli dei, la loro razza era felicemente politeista da millenni, da molto prima che altre insulse razze toccassero le sponde del reame.
Era quindi facile capire che trovassero stupidi e ottusi tutti coloro che facevano della bandiera di un dio la loro vita. Solo il Kuzuk era davvero importante e un buon Kuzuk poteva essere insito nell’animo di un fedele di qualunque divinità.
Era proprio a causa dei nani che in tanti secoli di battaglie i territori, ora chiamati Impero di Altarupe, erano sempre rimasti neutrali nelle questioni di fede.
Dopo l’ultima guerra con Narva, però, i nani avevano cominciato ad avere una vera e propria avversione per le persone che consideravano “troppo religiose”: la guerra era costata ad Altarupe la distruzione di molti templi di Crondor, e la distruzione di un edificio costruito nei secoli a più mani da molte persone era per tutti i nani un infausto Krazak.
Da allora i chierici nani si erano ben guardati dall’essere troppo osservanti della propria fede in pubblico perché l’opinione generale si era stabilizzata sull’idea del linciaggio con una certa facilità.

E ora il loro Imperatore veniva accompagnato da un uomo di fede e questo non era un buon presagio per nessuno, nella Grande Sala.

Artemis si sistemò al centro della Sala e con voce chiara cominciò il discorso che si era preparato in anticipo:
“Sudditi, ho preso una decisione.”
Il silenzio era diventato palpabile e molti sopraccigli cespugliosi si sollevarono contemporaneamente.
“Conosco le vostre disposizioni d’animo e so che pensate tutti che la guerra che sta insanguinando la superficie non vi riguardi. Avete in parte ragione. Ma solo in parte. Gli Adra sono una minaccia per tutti, e potrebbero arrivare anche qui se lo volessero.”
Uno dei nani nelle prime file scosse la testa con decisione e Artemis lo vide.
“TU! Hai qualcosa da dire? Osi interrompermi?” e così dicendo si avvicinò al nano fino a toccarlo e un secondo dopo lo stolto era svanito in una nuvola di cenere.
“Altri vogliono interrompere il loro Imperatore? Nessuno? Bene. Stavo dicendo che gli Adra non stanno agendo di loro iniziativa: c’è un uomo alle loro spalle, un uomo che ora si fa chiamare Sovrano Immortale del Reame Incantato.”
Artemis rivolse intorno a se’ uno sguardo di fiamma.
“L’unico che può fregiarsi del titolo di Sovrano di Tutto sono io! Nessuno, ribadisco nessuno, si può permettere di usurpare ad Artemis Primo della Rocca qualcosa e poi vantarsene !!! Quest’uomo usa gli Adra per usurpare IL MIO TITOLO!”
I nani dalla sala alzarono urla di riprovazione, chiaro segno che credevano nelle parole del loro Imperatore.
“Fatemi continuare. So che al momento non siamo in grado di sconfiggere questo codardo, questo essere infimo che si nasconde alle spalle di un esercito di Adra! Questo essere ha un Krazak che rende immondo tutto ciò che tocca e per questo va eliminato! Sudditi, NOI SIAMO ALTARUPE! NOI SIAMO L’IMPERO! E l’impero in questi casi ha il suo modo di agire…”

Il piano era davvero ben congeniato e Ven Vlad si congratulò con se stesso quando vide i nani urlare di gioia agli ordine del loro Imperatore!