Echi di Guerra – Oscuri

Capitolo 16
Oscuri

“Dopo mesi di accaniti combattimenti non resta più nulla di Città del Serpente” pensò Ven Vlad avvicinandosi alle nere macerie.
Dove solo pochi mesi prima sorgeva la labirintica e misteriosa capitale di Narva, ora vi erano solo cumuli di rocce e polvere, inframmezzati da profondi crepacci.
Qua e là si vedevano dojin e baaling intenti a pattugliare la zona mentre qualche Shernak volava alto nel cielo per controllare l’orizzonte. Gli Adra si erano ritirati, o forse erano stati richiamati, poco importava, comunque ora la zona sembrava vivere un momento di relativa pace.
Ma nessuno stava cercando di ricostruire. Non c’era traccia nemmeno delle più elementari difese come fossati o barricate: mai le stirpi di Crondor si sarebbero abbassate a chiudersi in difesa sotto gli occhi implacabili della Signora dei Serpenti!
E inoltre non restavano individui, in quella desolazione di ghiaccio e macerie, che potessero provare a ricostruire alcunché: la popolazione era lontana, nei boschi dei Tuiadri, e gli unici ancora presenti oltre ai demoni richiamati dal Kaelorn,
erano coloro che vivevano all’interno del Tempio.

Ven Vlad aveva considerato attentamente le sue possibilità: avrebbe potuto entrare facilmente nel Tempio se avesse voluto, ma non era certo di poter incontrare la Signora. Come non era nemmeno certo che Lei avrebbe gradito la sua intrusione, ma poco importava. Un approccio più diplomatico, in questa situazione, sembrava il mezzo migliore per trasmettere il messaggio e così, trovato un dojin delle Vette di Cristallo, lo istruii per consegnare il suo messaggio al Tempio.

Scelse un posto dove attendere pazientemente la risposta e si avvicinò a quello che un tempo avrebbe potuto essere un tempio ,adesso caduto in rovina. Entrò nel perimetro della costruzione, ancora presente sul terreno brullo e scuro, e in piedi all’interno della struttura riprese una vecchia sua abitudine: incominciò ad annusare l’aria per cercare informazioni o elementi per lui interessanti.
Non trovò nient’altro che terrore, angoscia e paura: in una unica parola sentì il buon vecchio sapore di Crondor!
I suoi ricordi vagarono entrando in una meditazione controllata; sapeva benissimo che una risposta gli sarebbe giunta solo dopo il calar delle tenebre.

L’aria si era notevolmente raffreddata nell’approssimarsi della notte e il silenzio era quasi totale in quella desolata distesa di distruzione. Un sasso ogni tanto rotolava in un crepaccio o un muro scricchiolava e un cumolo di ghiaccio si staccava dalle pietre, ma per il resto non vi era nessun movimento .
Ven Vlad aveva gli occhi chiusi sotto lo spesso velo che gli ricopriva il volto, ma nonostante questo e nonostante l’assenza di rumori, percepì immediatamente la presenza di qualcuno.
Non si mosse , diede volontariamente il vantaggio all’attaccante.
Una lama nera e opaca venne puntata al suo collo e una voce sussurrò: “Cosa vai cercando qui, straniero?”

Ven Vlad rifletté sulle varie possibilità: l’oscuro era solo. Il suo invito non era stato accettato e avevano mandato un sicario .
“Un sicario solo! Non può essere” pensò tra se “sapevano benissimo che sarebbe stato carne da macello ancor prima di aprire bocca! O Forse l’invito è stato accettato ma non hanno ritenuto di doversi muovere in massa per me. Grosso errore.”

Ven Vlad parlò : “Aspetto un messaggero che riporti le mie parole. Sei tu quel messaggero?”

“Forse.” rispose in un sussurro l’oscuro e un leggero movimento mise in risalto il candore del suo incarnato, deturpato solo da una macchia più scura sulla fronte dove un tatuaggio a forma di serpente spiccava argenteo sulla pelle bianca.
“E’ un oscuro albino, ma è anche un reietto. Probabilmente è stato mandato lui perché è un elemento sacrificabile da una parte ma in cerca di riscatto dall’ altra… non è certo un segno di apertura , ma meglio di niente!” pensò Ven Vlad.

“Forse non è una risposta , i forse in queste occasioni creano solo grossi problemi e permettimi di dirti che il problema non sarà sicuramente il mio.”

Ven Vlad incominciò a girarsi molto lentamente verso l’albino e sentì la pressione della lama aumentare ad ogni suo piccolo movimento. La tentazione fu di distruggere all’istante quell’oscuro insolente, ma poi pensò forse che una piccola dimostrazione del suo potere fosse la cosa giusta da fare. Ven vlad continuò a ruotare e la lama non accennava a ritrarsi, così decise di farla arretrare lui. Con i muscoli tirati dallo sforzo, l’oscuro capì di non riuscire più a muoversi ,anzi… il braccio con il coltello in pugno si stava muovendo, senza che lui ne avesse il controllo, e si stava allontanando dal collo del suo bersaglio. Pian piano il braccio si abbassò e il pugnale rientrò nel fodero.

L’albino sgranò gli occhi, ma non si mosse: “Dimmi cosa vuoi.”
“E’ un discorso lungo e impegnativo e non mi va di affrontarlo qui con te. Tuttavia pare non ci sia altra scelta, quindi ascolta attentamente perché non mi ripeterò. So che molti di voi sono morti durante l’epurazione del clero.”
L’oscuro non rispose.
Ven Vlad continuò “e so anche che la vostra razza è in gran parte passata nel portale a Levor. Qui siete rimasti in pochi. Solo le guardie scelte della Signora e delle Figlie e alcuni dei Sommi Sacerdoti…perlopiù albini quindi.”

“Continua a parlare e fallo in fretta straniero. Non riceverai alcuna risposta; riporterò le tue parole ma nulla di più.”

“Va bene allora. Due cose: la prima riguarda l’armata di Narva. Il Consigliere è morto. In verità lo era già da tempo… ma io stavo dormendo.. e comunque sono cose che possono capitare. Questo non toglie che ora la popolazione di Narva è
lontana dagli occhi della Voluntas e senza una guida…”

L’oscuro scatto in avanti e riportò la lama alla gola di Ven Vlad. “Zitto cane! Chi ti credi di essere per poter dare consigli alla Voluntas in persona! L’armata di Narva è qualcosa che la tua bocca infedele non deve nemmeno nominare!”

“Lo riconosco questo oscuro ha una fede forte e sicura e questo è un bene.” Rifletté Ven Vlad. Ma al contempo si sentiva colmare da un senso di rabbia feroce. Era così ovunque. Le razze erano divise tra troppi secoli di rancori e lotte. Erano troppo diverse tra loro per trovare il modo di convivere. Ma erano anche abbastanza orgogliose da poter rispondere al richiamo di una guerra inevitabile. Mosse la mano fulmineamente e afferrò il polso dell’albino.

“Adesso mi lascerai finire di parlare e poi riporterai le mie parole. O morirai di una morte che la tua misera mente non è neanche in grado di immaginare , la scelta è tua.”

L’oscuro cercò di svicolare con scarso successo. La stretta della mano sul suo polso era ferrea e da lì si irradiava nel suo corpo un dolore pulsante e inarrestabile che lo lasciava privo di difese.

“Non cercherò di continuare a parlarti della popolazione di Narva, esule in terre lontane, ma il secondo argomento
di cui voglio parlarti è di estrema importanza quindi vedi di memorizzarlo e di non alterare le mie parole, la mia pazienza ha un limite e sta per essere raggiunto.”

Il reietto albino annui con il capo.

“Molto bene.” Ven Vlad si soffermò un attimo per riflettere sul modo migliore di esporre la cosa.

“Questa guerra con gli Adra deve essere molto ben vista dalla tua Signora. Scommetto che aspettava un’occasione come questa da… tanto. E sono certo che si sta anche divertendo in mezzo a tutte queste macerie e distruzioni… ma gli Adra
si sono ritirati.”

Osservò il volto dell’oscuro: gli occhi non volevano togliersi dal suo torturatore, i tratti del volto erano fini ma contorti dal dolore.

“Stai ascoltando? Ricordi quello che sto dicendo.”

Di nuovo l’albino assentì, lasciandosi sfuggire un gemito dalle labbra serrate in una sottile linea bianca.

“Non trovo appropriato che il nuovo clero di Narva rimanga asserragliato dentro al Tempio mentre al suo esterno ci sono nemici così potenti da aver richiesto addirittura l’evocazione dei demoni dell’abisso, non trovi? Dei veri seguaci del tuo culto dovrebbero cercare la guerra con molto più accanimento… dovrebbero andare a cercare i nemici, stanarli e ucciderli senza pietà! Qualcuno potrebbe pensare che sono dei pusillanimi e dei traditori come i loro predecessori, se rimanessero troppo a lungo asserragliati nel Tempio, vero?”

L’altro non rispose e Ven Vlad si rese conto che non avrebbe resistito al dolore ancora a lungo.
Lasciò la presa e lo vide accasciarsi a terra ansante e, contro le aspettative del Guardiano dei Sepolcri, sorrideva visibilmente compiaciuto dal dolore appena provato.
La cosa non lo disturbò e finì di esporre i suoi pensieri in tutta calma prima di aprire un portale e sparire nel nulla.

L'albino si riscosse lentamente dal dolore che gli aveva pervaso ogni muscolo e si avviò lentamente e silenziosamente verso il Tempio. Avrebbe svolto il suo dovere e avrebbe riferito le parole blasfeme dell’ infedele ai sacerdoti.
A loro volta uno di loro avrebbe riferito alla Voluntas Crondoris e Lei avrebbe deciso se disturbare la Signora in persona… ma questo era molto oltre la portata di quel misero reietto che un tempo era stato un sommo sacerdote.