Echi di Guerra – Kritek

Capitolo 18
Kritek

La riunione era stata indetta all’interno della città alveare.

I Kritek erano stati ben felici di ospitare i velisiani che erano sopravvissuti all’attacco di Zemekis nella loro città. Avevano fatto scortare tutti i superstiti dai Vragozar e li avevano curati e nutriti come se facessero parte della loro stessa razza.

Erano davvero creature stranissime e gli umani erano ancora sopraffatti da tutte le novità: non avrebbero mai potuto credere, senza vederlo, che una qualunque razza potesse vivere a stretto contatto con i sanguinari Vragozar senza nessun problema.

I Kritek erano decisamente singolari: i loro abiti in colori vivaci, sempre in tinta con i capelli dai colori brillanti davano loro un’aria fiabesca che spesso riusciva a scacciare i pensieri più cupi. Avevano spiegato, tra mille domande e mille divagazioni, che avevano aiutato i Vragozar a costruire l’enorme città, seminascosta nel terreno, in cambio di protezione.

Erano una razza pacifica che non conosceva la guerra da secoli. La loro vita era semplice e felice, come fossero sempre vissuti in un mondo a parte.

Bugsy Fingervald, la femmina Kritek che era stata salvata dalle grinfie di Zemekis, inizialmente era parsa ai velisiani come una specie di capo, anche se a conti fatti, si erano resi conto che la sua parola non valeva poi più di quella di chiunque altro. Tutti i Kritek in realtà sembravano avere sempre diritto di parola e nessuno si sentiva mai escluso da un discorso, almeno finchè questo risvegliava il loro interesse… e il loro interesse si misurava in minuti non certo in giorni o mesi!

L’unica particolarità che rendeva Bugsy diversa da molti altri della sua specie era l’innata capacità di comunicare con i Vragozar: non tutti i Kritek vi riuscivano, anzi erano rarissimi coloro che nascevano con questa capacità e per due popoli che convivevano a così stretto contatto era assolutamente indispensabile comunicare. Per questo Bugsy aveva un enorme valore per tutti, e per questo Zemekis l’aveva fatta rapire.

Ven Vlad si era ritrovato in una situazione quantomeno imprevista quando aveva raggiunto i velisiani e indetto la riunione: erano presenti i borgomastri e molti Kritek ma stavano ancora aspettando una rappresentanza dei Vragozar.

Ven Vlad si guardò intorno: gli umani avevano volti segnati dalle privazioni e dalle sofferenze ma volgendo gli occhi intorno notò una sola donna davvero affranta, come se il suo mondo fosse ormai finito, i restanti cercavano di farsi forza gli uni con gli altri.

Più per passare il tempo che per un reale interesse Ven Vlad cominciò a discorrere con uno dei borgomastri più giovani:

“Non riesco a comprendere come si sia potuti arrivare a questo. Tra tutti i territori avrei pensato che Velis fosse la meno incline a subire tradimenti al proprio interno” commentò il custode dei cimiteri.

Il borgomastro lo guardò per un momento con sguardo interrogativo poi i suoi occhi si illuminarono di comprensione:

“Oh, voi vi riferite ai borgomastri che sono rimasti dalla parte di Zemekis, ovviamente!”

“Certo, è ovvio. Avete subito altri tradimenti?”

L’uomo inarcò un sopracciglio con fare ironico:

“Da come parlate si direbbe che siete una persona che vede solo le tinte forti, non siete molto avvezzo ai compromessi”

Ven Vlad rimase interdetto per un attimo:

“Pensavo che consideraste un atto altamente contrario al senso civico velisiano questo voltafaccia da parte di alcuni…”

Il borgomastro alzò una mano per interrompere il discorso:

“E’ evidente che non siete cittadino di Velis. Noi non vediamo le cose allo stesso modo vostro. Forse il popolo vede un tradimento, forse vuole vendetta contro coloro che appoggiano Zemekis! Ma voi state parlando a me, Razio Trevin, borogomastro di Zagrib, e vi posso garantire che noi non la pensiamo allo stesso modo.” Si interruppe un attimo, fece un paio di brevi respiri come a voler calmare il senso di irritazione che traspariva dalla sua voce.

“ Zemekis è stato per anni un grande generale per Velis! La sua forza è stata al nostro servizio e ha salvato moltissime vite! Voi potete odiarlo, trovarlo spregevole, potete addirittura disprezzare il suo essere… ehm… particolarmente longevo… ma noi? Noi lo conosciamo come uomo! Lo conosciamo da talmente tanto tempo da sapere quanto è vasta la sua sete di potere. Lo conosciamo intimamente, siamo consapevoli che potrebbe non essere un eroe, o un buon governante… anzi, potrebbe essere un bruto e un tiranno. Ma è una minaccia conosciuta. E alcuni di noi hanno dovuto… hanno dovuto…”

Ven Vlad si scostò il velo dal volto per guardare negli occhi dell’uomo. Voleva davvero vedere quell’umano che gli stava parlando di… di cosa? Possibilità? Codardia? Nei suoi occhi brillava una luce…. cos'era? Fierezza? Orgoglio?

Razio lo fissò diritto negli occhi e continuò il suo monologo con un tono risoluto.

"Tu sei un forestiero e non sai nulla del popolo che dimora in queste terre. Come può il lupo chiedere delucidazioni al toro? Chi sei, tu, per comprendere questa gente? No, guardiano dei cimiteri…. tu non sai nulla. Ma ti parlerò del mio popolo anche se non capirai.

“Voi venite dalle terre barbare del Reame, non capite davvero quanto grande possa essere l’amore di un Velisiano per la sua terra! Noi siamo disposti a tutto per la sopravvivenza di Velis! Avrei potuto essere io stesso al fianco di Zemekis, ora!

Si, hai capito bene. Velis si è volutamente divisa in due. Fratello contro fratello…. sino alla morte dell'uno o dell'altro. Così Velis potrà nuovamente ricostruirsi sull'ennesimo sangue della sua gente.

“Mi state dicendo che era calcolato? Mi state dicendo che avete deciso a tavolino di dividere le vostre genti e i vostri cuori? Mi state dicendo che vi siete volontariamente divisi per appoggiare entrambe le parti? Siete davvero un popolo così spregevole da non saper combattere per un solo ideale?”

Gli altri borgomastri presenti, udito il dialogo, mossero un sorriso di compatimento verso quell'uomo che si ostentava a non capire:

“Fate presto a parlare, voi! Appartenete ad una terra barbara che non sa nemmeno lasciar morire dignitosamente i propri caduti! Noi sappiamo che quando un uomo muore è per sempre!” e così dicendo puntò il dito verso la Guardiana piangente e poi continuò implacabile “Noi siamo un popolo che è sopravvissuto a molte grandi catastrofi! Noi sappiamo come aggrapparci alla vita, perché la nostra vita è una sola! E nei secoli abbiamo imparato come fare in modo che i nostri ideali sopravvivano a noi… la nostra gente non scorderà MAI, cos’è Velis! Noi sappiamo che la nostra discendenza sopravviverà al tempo, e saprà far rinascere la nostra federazione dalle ceneri e dai ghiacci! Potete dire lo stesso, voi, gente di un reame dove la morte non è mai per sempre e dove la gente cambia bandiera continuamente! Questa è la guerra! Questa è Velis straniero! Come osate giudicare ciò che nemmeno capite?”

Vlad capì in quel momento, e per un attimo sembrò che il suo occhio azzurro partorisse una lacrima. MA fu solo un attimo.

Rimase in silenzio a lungo, in quella stanza dove tensione e orgoglio si tagliavano con il coltello. Si chiese se il suo sonno fosse stato davvero un così terribile sbaglio… aveva equivocato così tante cose da quando si era risvegliato…





Ma non fece in tempo a immergersi nei suoi cupi pensieri perché in quel momento due Vragozar fecero il loro ingresso, silenziosi e minacciosi al contempo e si fermarono immobili al centro della sala.



Bugsy, che fino a quel momento era rimasta ad osservare interessata il funzionamento delle giunzioni di un’armatura velisiana, si alzò di scatto e, incurante della tensione che regnava nella stanza, annunciò che la riunione poteva cominciare:

“I Vragozar vi ascoltano” disse sorridente “vi stavano ascoltando anche prima, veramente… vogliono farvi sapere che i vostri amici, quelli che sono rimasti al fianco del Re Immortale, moriranno con lui”

Bugsy spostò il peso agitata, da un piede all’altro:

“Hanno deciso che il Re Immortale è loro nemico. Potevano lasciar correre il furto del Kemeres se Zemekis fosse per sempre rimasto lontano, ma lui è entrato di nuovo nel territorio dei Vragozar. E loro non amano… ehm… visite inaspettate! Inoltre dicono che la razza rossa non gli piace!”

La Kritek corrugò la fronte per un attimo:

“Dicono che sapevano che la razza rossa un giorno sarebbe arrivata, e dicono anche che loro aspettano da secoli di combattere perché… scusate ma non capisco bene, è qualcosa che ha a che vedere con il tempo e il mutamento… è una cosa Vragozar… non posso tradurla, scusate! Però dicono che combatteranno con voi e che… il piano dell’uomo strano, quello che nasconde tutto il corpo nei vestiti neri, invece che le sole mani, come è normale, be’.. il suo piano piace ai Vragozar!”

Tutti i Kritek presenti esultarono come bambini davanti alla notizia dei futuri combattimenti.

Per loro la guerra era un’entusiasmante novità!