Echi di Guerra – Orchi

Capitolo 17
Orchi
Gli alberi si alzavano contorti dal terreno e i loro tronchi neri erano cupi presagi di morte in quella landa di ghiaccio che un tempo erano state le paludi di Narva.
Ven Vlad ricordava le paludi: calde, afose e brulicanti di vita. La luce era sempre verde e tutto era in perpetuo movimento, dalle foglie all’acqua. Il canto degli uccelli era contrastato solo dal ronzio degli insetti, e gli alligatori erano in agguato in ogni angolo mentre i serpenti strisciavano in ogni zolla.
Forse non si sarebbero potute definire il posto più accogliente del Reame, ma certamente era un luogo di primordiale bellezza.
Ora la calma e il silenzio erano ovunque: gli uccelli e gli insetti, come gli altri animali, erano morti. I carnosi fiori scarlatti che pendevano dalle liane tra gli alberi erano solo un bel ricordo, come il loro intenso profumo.
Neppure l’onnipresente fanghiglia era più visibile: neve e ghiaccio erano uno strato impenetrabile che rendeva il terreno compatto e uniforme.
E gli alberi sembravano tante pietre tombali che si ergevano su un terreno che una volta era la vita stessa.
Ven Vlad sentiva ogni palpito di vita che non era più e questo rendeva quel viaggio ancora più triste.
Doveva raggiungere i Clan. Doveva convincerli ad andarsene da quel territorio se volevano sopravvivere. Le paludi non avrebbero più potuto essere la loro casa.

Le grandi tende si profilavano tra i rami. Probabilmente un tempo erano quasi invisibili in mezzo alla folta vegetazione ma ora i loro colori verdi e rossi spiccavano sgargianti contro il candore della neve.
Il fumo si levava dalle sommità e lasciava intuire che questo villaggio almeno non era ancora stato abbandonato.
Ven Vlad aveva incontrato già tre villaggi sul suo cammino ed in ognuno aveva trovato solo silenzio e morte.
I riti del suicidio erano diventati molto frequenti in quel periodo.
Le epidemie erano scoppiate quando ancora il freddo non aveva invaso la zona e si erano propagate implacabilmente da villaggio a villaggio. I molti orchi ammalati avevano scelto l’onore, come c’era da aspettarsi, e avevano posto fine alle loro vite. Quando un clan diventava così esiguo da mettere a rischio la sopravvivenza, chiedeva ospitalità ad un altro clan e bruciava ciò che rimaneva del villaggio. Il fuoco purifica, dicevano. Ma forse erano i vivi a portare il contagio a quanti li ospitavano.
Era stato un periodo molto duro, ma niente in confronto alla glaciazione che ne era seguita e che aveva visto i clan decimati. Anche così però le scorte avevano subito cominciato a scarseggiare e ormai erano alla fine.
Forse un’altra razza avrebbe chiesto aiuto alle città più vicine. Ma per gli orchi sarebbe stato disonorevole ammettere una debolezza di questo tipo e quindi erano semplicemente rimasti nelle loro paludi.

Per quanto era dato sapere molti Clan si erano fusi tra loro, guidati dagli anziani sopravvissuti.
Forse le tende che Ven Vlad vedeva appartenevano agli ultimi orchi ancora in vita.

I rumori che giungevano dall’accampamento però non erano quelli dalla normale convivenza… il clangore delle spade sembrava troppo realistico e troppo disperato per essere quello di un addestramento.
Le grida e le urla sembravano quelle di un combattimento vero…

Ven Vlad affrettò il passo e presto davanti ai suoi occhi si palesò la verità: alcuni Adra, probabilmente in perlustrazione o sulla via della ritirata da Città del Serpente, erano incappati nella tendopoli degli orchi.
Era facile immaginare che gli orgogliosi guerrieri orchi non avessero perso l’occasione per attaccarli.
Ma gli Adra erano forti e lì, lontano dalla Signora dei Serpenti e dalle sue razze demoniache, erano quasi inabbattibili.
Erano solo tre.
E gli orchi sembravano centinaia, agguerriti e ringhianti nelle tozze armature di buon ferro.
Menavano fendenti con brutalità incredibile e sembravano infaticabili.
Ma non bastava.

Ven Vlad si rese conto che se fosse rimasto immobile avrebbe assistito alla distruzione di un’intera razza. Ma sapeva anche che il suo aiuto non sarebbe stato ricompensato da nessuna gratitudine: gli orchi volevano morire combattendo e sottrargli quella speranza significava condannarli entro breve al suicidio collettivo.
La sua mente lavorava febbrile per escogitare uno stratagemma che potesse funzionare.

Mentre la battaglia infuriava furono in pochi gli orchi che si accorsero del portale: inizialmente era solo un vago scintillio nell’aria e un attimo dopo era un vorticante sipario di energia.
Le voci giungevano chiare come se fossero pronunciate da un coro poco distante:
“Tornate ora. Il Consiglio vi vuole subito all’isola! Tornate!”

Gli Adra si disimpegnarono in poche mosse e si diressero prontamente verso il portale, scomparendo subitaneamente in esso.

Ven Vlad sorrise: creature davvero antiche, gli Adra… e nonostante ciò ancora così ingenui su certe cose! Bastava un portale e la parola Consiglio per attirarli invariabilmente dove si voleva… si sarebbero divertiti quei tre, negli abissi dei Pozzi Neri dove la magia morta è l'unico elemento conosciuto. Figure inanimate col compito di sollazzare le Anime Perse di quei luoghi…
Vlad rabbrividì al pensiero. La morte non è la condizione peggiore…

Nel frattempo gli orchi si erano fatti silenziosi e lentamente, senza bisogno di parole, avevano formato il cerchio rituale per lanciare l’ululato d’addio ai loro compagni caduti.
Quando il cerchio fu chiuso ognuno riempì i polmoni e poi tutti insieme urlarono con le voci tonanti il loro Addio ai guerrieri caduti.
Ven Vlad si sarebbe assicurato di persona che quelle anime si dirigessero dove dovevano.

Ma per quello c’era tempo.
Ora doveva cercare di conferire con gli anziani che guidavano il Clan… sarebbero stati felici per aver messo in fugo gli adra, e avrebbero festeggiato la gloriosa morte di tanti orchi, e questo li avrebbe messi di buon umore.

Ven Vlad aspettò pazientemente ai margini della radura e quando finalmente sentì i confortanti suoni di una festa che cominciava a diventare chiassosa si presentò davanti alla più grande delle tende del villaggio.
Nella luce calante del crepuscolo il giovane orco lasciato di sentinella all’ingresso se lo trovò davanti all’improvviso, anche prima che potesse rendersi conto del pericolo:
“giovane… inesperto… avrei potuto ucciderlo venti volte…” pensò con tristezza Ven Vlad, comprendendo in quel momento che probabilmente i guerrieri migliori erano morti solo quel pomeriggio, davanti ai suoi occhi, affrontando gli Adra.
Nonostante lo sconforto si presentò all’allibito giovane guerriero con parole cortesi ed educate:
“Sono Ven Vlad, e sono qui per conferire con gli anziani della tribù.”
L’orco scomparve per un istante e poco dopo gli fece cenno di entrare.
Improvvisamente nella tenda era calato il silenzio e tutti gli sguardi erano rivolti verso di lui.
Venne condotto al centro, dove sedevano solo tre figure.
Chiamarli “anziani” era indubbiamente sbagliato: erano due maschi e una femmina, piuttosto giovani e molto segnati sia dalle ferite, ancora fresche di sangue, sia dalle privazioni che evidentemente avevano patito negli ultimi mesi.
Eppure il loro sguardi erano fieri, i loro gesti sicuri.
“L’onore. Ecco cosa sta per sterminare una delle razze più antiche del Reame.” Pensò con irritazione

“Vi porgo i miei omaggi, venerabili anziani” scandì lentamente ed educatamente.
I tre continuarono a fissarlo in silenzio.
Fu la femmina a parlare, dopo qualche istante:
“Tu sei Ven Vlad, ti conosciamo. Sapevamo che saresti venuto.”
“Sei giunto tardi. Il tuo messaggio è già stato consegnato” disse il più grosso dei due maschi.
“E sarebbe stato ignorato, visto il messo, se non fosse stato da parte della Voluntas in persona!”
Ven Vlad rimase spiazzato per alcuni istanti.

“Il mio messaggio è già giunto a voi? Davvero?”
“Certamente. La Voluntas ci convoca per formare la Legione. Noi siamo pronti. Partiremo all’alba.” Ribattè ancora il guerriero.
L’altro maschio lo guardò con sufficienza:
“La prossima volta che deve consegnarci un messaggio, sia più rapido. In definitiva preferiamo riceverlo da voi che da un pezzente oscuro rinnegato!”

Ven Vlad sorrise:
“Farò il possibile” e così dicendo si congedò.

Gli oscuri avevano accettato il suo piano, ma avevano cercato di fargli capire che l’ultima parola era la loro. Razza infida davvero!