Echi di Guerra – Valchirie

Capitolo 19
Valchirie

Il tempio era inondato di luce e profumava di fiori.
Una valchiria suonava una musica dolce sulla sua lira, in un angolo, e altre due stavano acconciando i lunghi capelli della Dama in una complicata pettinatura.
Sembrava regnare la pace e il silenzio, un luogo sacro di sussurri sommessi e di meravigliosa gioia.
Ma solo se non si guardava più a fondo: la valchiria che stava suonando aveva una sola ala e le sue armi e l’armatura erano appoggiate a terra di fianco a lei.
La Dama aveva invece gli occhi chiusi, e la fronte solcata da una profonda ruga di concentrazione.
In sottofondo il rumore persistente di un respiro possente ricordava a tutte che l’enorme drago dorato stava riposando davanti alle porte del tempio.
E ancora più distante si sentiva un cozzare di armi, chiaro segno che draconiani e valchirie si stavano addestrando, preparandosi ad affrontare presto un nuovo assalto degli Adra.

Lungo le pareti del Tempio oscillavano nove gabbie d’oro e ognuna conteneva un essere ferito e torturato.
Erano Adra, malconci ma indubbiamente vivi. Nove valchirie, in piedi silenziose e immobili erano di guardia presso ciascuna gabbia.

La Dama si riscosse dalla sua meditazione nel momento in cui l’acconciatura fu finalmente finita.
Si alzò il tutta la sua considerevole altezza e si avvicinò alla valchiria che stava ancora suonando, appoggiandole gentilmente una mano sulla spalla.
L’ala perduta, strappata durante la lunga battaglia, ricrebbe velocemente dalla sua schiena, e subito il suo volto, pieno d’ardore si illuminò di gioia e lei si profuse in sommessi ringraziamenti.
La Dama li accettò con un sorriso e poi congedò tutti i presenti:

“ANDATE ORA, MIE DILETTE. A DORIAMAR QUALCUNO VUOLE ATTRAVERSARE I PORTALI, E IO LO AUTORIZZO A FARLO. PREDISPONETE PER LUI IL RITUALE.”

Le valchirie uscirono dal tempia a passo marziale, lasciando la Dama sola con i suoi prigionieri.

Doriamar era stata eretta magicamente dopo la battaglia con gli Adra. Le valchirie che erano rimaste sul piano materiale per poter meglio proteggere il Tempio di Morgam, erano state rapide ed efficenti: la nuova città si trovava proprio ai confini di Città sull’Acqua ed era una cittadella costruita ad immagine di Oraien, la città delle valchirie nell’alto del cielo dorato.
Le sue mura erano bianche e azzurre ed erano inframmezzate da alte e slanciate torri di guardia.
E proprio davanti a quelle candide mura spiccava in netto contrasto una figura scura e immota.
Le valchirie di ritorno dal tempio si appressarono a lui e lo guardarono con sorpresa: per loro era un novità poter vedere un maschio umano e si lanciarono sguardi curiosi e vagamente imbarazzati davanti agli occhi sprezzanti di Ven Vlad.
“Voi dovete essere lo straniero che vuole attraversare il portale”
Se il guardiano dei cimiteri era infastidito dall’attenzione che stava attirando sicuramente non lo dimostrava:
“Sono io. E voi dovete essere la mia scorta, immagino.”
“La dama ci ha mandato ad accogliervi, in effetti.”
E così dicendo lanciò uno strano grido verso una delle sentinelle sulla torre più vicina.
Questa scomparve e poco dopo una delle grandi grate dorate che sigillavano l’accesso alla rocca si sollevò su cardini magici e lasciò libero il passaggio.

La pianta della città era a raggiera: nove vie principali conducevano al tempio dove era custodito il portale di accesso al Doraer, il cielo dorato.
Le valchirie scortarono Ven Vlad lentamente, come in processione, lungo una delle vie.
Stavano intenzionalmente rallentando il passo per dare modo e tempo a tutte le loro compagne di vedere da vicino lo straniero.

Era strano vedere quelle forti guerriere che solo qualche mese prima si erano dimostrate implacabili e disciplinate dispensatrici di morte accorrere così numerose.
Sembravano delle comuni ragazzine umane, curiose e ridacchianti, se non fosse stato per le onnipresenti candide piume che spuntavano dalle loro schiene.
Le più anziane mostravano un contegno più dignitoso e marziale, ma soprattutto le giovani sembravano incredibilmente affascinate da Ven Vlad.
Una delle scorte si scusò con lui:
“Mi dispiace per il comportamento delle mie sorelle… sono curiose… voi siete il primo essere di una razza diversa a mettere piede a Doriamar… per non parlare del Doraer…” e così dicendo lanciò un’occhiata alle sue compagne, una delle quali continuò il discorso:
“E’ strano che la Dama Vi abbia concesso il suo permesso per accedere al cielo dorato! Possiamo sapere per quale motivo volete salire?”
La domanda sembrava innocente ma Ven Vlad notò la strana tensione nei muscoli delle spalle e immaginò che, in fondo, ci fosse una certa ostilità.
Decise comunque di rispondere sinceramente alla domanda:
“Voglio parlare con le Air-Naten, ovviamente. E siccome loro non possono scendere sul piano materiale, sarò io a salire da loro..
La valchiria che aveva posto la domanda spalancò la bocca per la sorpresa: le Air-naten erano le nove sacerdotesse che guidavano la loro razza ed era difficilissimo anche per una valchiria riuscire ad avere udienza.
Appena lo stupore si fu stemperato Ven Vlad venne inondato di domande:
“Lo sapete che siete il primo essere umano a salire, da vivo, nel cielo di Morgam?” chiese una innocentemente.
Il guardiano dei cimiteri gli lanciò un’occhiata glaciale ed emise uno sbuffo tra il derisorio e l’irritato:
“Da vivo. Interessante considerazione. Ovviamente le anime dei Morgamiani morti salgono nei cieli secondo la vostra dottrina… di conseguenza il Doraer deve essere parecchio affollato! E quindi ditemi: vivevate bene, lassù, con tutti quegli spiriti?” il sorriso sulla sua faccia si fece fastidiosamente strafottente ma la valchiria parve non cogliere l’ironia della voce.
“Be’, non è che davvero gli spiriti siano visibili ai nostri occhi. Sappiamo che sono lì perché Morgam li ha premiati ma non è in nostro potere vederli!” rispose come se dovesse spiegare un’ovvietà
“Oh, certo. Come ho fatto a non pensarci!” ma la risposta era stata seguita da un altro sprezzante sorriso.
Le valchirie, non sapendo come valutare lo strano individuo e non volendo mancare di ospitalità nei confronti dello straniero che aveva ottenuto il lasciapassare dalla Dama in persona, si chiusero in un compito silenzio.

Quando il piccolo corteo arrivò al tempietto che custodiva in portale la scorta di Ven Vlad si distribuì in un cerchio uniforme ed invitò lo straniero a posizionarsi al centro.
Ognuna di loro, solennemente, si strappò una candida piuma:
“Per la giustizia!” Declamò la prima
“Per la pietà!” Fece eco la seconda
“Per il coraggio!” continuò la terza e così di seguito invocando tutti i cieli di Morgam.
Quando alla fine sul palmo di Ven Vlad si trovarono nove piume gli venne fatto segno di entrare nel tempio.

Ven Vlad si avviò senza altri indugi e la sua sagoma nera sparì in una colonna di luce.