1° mese, anno 2011 Dopo la Caduta – I pensieri di Calibano

Blu è la neve, nello spazio sterminato che si espande dal bordo della pista, ai confini del tepore generato dalle linee delle Gemme Matrici.

Calibano si è spinto fin laggiù, ai limiti del vivibile, ai confini con il nulla, al bordo della quiete.
Blu.
Come i nuovi Adra…la mente dell’elfo vaga verso questa nuova minaccia. Questa nuova opportunità. Per la prima volta non era alla Pentaroccia, e come sempre la Pentaroccia non è stata avara di nuove prospettive.
Quasi un anno è passato dal suo incontro con gli Adra, quelli rossi, è quasi ora di rimettersi in cammino. Conosce le parole di potere, conosce la via. Gli Adra lo affascinano. Sono un enigma, un affascinante, pericoloso sguardo sul creato.
Gli altri elfi non li amano di certo. Gli altri mortali li temono. Calibano soffre per loro. Come devono sentirsi, questi abili artigiani, abbandonati dal loro signore dopo tanto sforzo, senza una parola di commiato, come strumenti che hanno esaurito il loro scopo.
Non sa, ancora non capisce perché il Primigenio li abbia abbandonati, abbia abbandonato tutti, come un esperimento fallito.
L’arroganza dei narvatici. L’avidità altarupina. Il caos talosiano, la testardaggine velisiana, i dissidi ipocriti dei raniti. E la costante, infinita guerra, la bramosia reciproca dei viventi tutti tra di loro. Certo non mancano ragioni per disprezzare le razze e le nazioni.
Tuttavia, Calibano vede anche l’orgoglio, in Narva, la forza in Altarupe, il calore in Talos, la lealtà in Velis e la compassione tra i suoi compagni. C’è del buono in questo mondo.
Forse il Primo li sta solo mettendo alla prova.
Non sono forse, dopotutto, i loro dissidi il frutto della natura che è stata loro data?
Forse il Primo è solo scontento della codardia di quei …no, questo è un altro tema.
Non è finita.
Non è ancora finita.
Il destino degli dei è cosa troppo grande per Calibano.
Si alza, sgranchisce le gambe.
È quasi ora di andare, un appuntamento lo attende, un appuntamento importante, un mistero da svelare, o almeno a cui gettare un’occhiatina di traverso.
Molti penserebbero che sia folle, cercare aiuto dagli Adra rossi.
Ma lui non cerca solo aiuto. Cerca di risvegliare in loro l’emozione, cerca di far capire loro che se sono stati lasciati soli, insieme ai mortali, allora insieme ai mortali possono alzare la testa, operare nel mondo, renderlo migliore, renderlo anche loro. Ma si fermerebbero all’ “anche”?
Se ce la faranno, forse gli dei guarderanno ai mortali con rispetto.
Dicono che gli Adra non provino sentimenti, non conoscano collaborazione con le razze, che disprezzino i mortali.
Ma può un artigiano disprezzare il suo capolavoro?
Architetti, si definiscono.
Ma Calibano guarda la neve, e il sole, e il verde che già inizia a sbocciare lungo la pista.
Non architetti: artisti.
Altri in passato hanno risvegliato in lui emozioni, e rispetto, e orgoglio. Il Duca Skarn, il Capitano Grania. Shar Dalael.
È ormai passato del tempo, non è più un guardiacaccia alle prime armi. Non può, non vuole parlare con la voce dei politici, non vuole proporre patti in nome di altri.
Ma parlerà agli artisti.
Parlerà agli artisti del loro mondo.
Si alza, e saluta il blu: è al rosso che mira.