4° giorno, 4° mese, 2011 Dopo la Caduta – Radici e metallo

"Solo. Di nuovo solo."
Tale semplice parola aveva ormai messo le radici nella mente del Dantes. Nell'ultimo anno aveva tentato di essere d'ispirazione al Cardinale Gil-Draug, di correggerlo nei suoi sbagli e di sostenerlo verso un'azione più presente e decisa. Era invece finito a svolgerne i compiti, mentre l'elfo percorreva la via… dell'elfo, che s'era conclusa direttamente nella tomba. Davanti ad un grave errore di valutazione, che era costato la vita al suo Cardinale, Christoph non aveva più retto: dichiarato il suo verdetto d'inadeguatezza al Grande Sacerdote Quadrigentum, era tornato a rivestire la doppia carica di Inquisitore e Cardinale di Teldon, in via temporanea. Era di nuovo solo, di fatto, a reggere le due pesanti colonne della sua Chiesa.

Tornava dall'adunata d'Invernalia, infreddolito ed allibito per la superiorità dimostrata dal tiranno Zemekis. Varcata che ebbe la soglia del portale, avvertì forte il desiderio di scostarsi dalle armate, più che di unirsi a loro.

Imboccò la strada scoscesa che portava alla zona adibita ai civili, a quella carovana di speranza che oramai era tutto ciò che restava del Reame Incantato. Proprio tra queste genti, il chierico aveva trovato rifugio, la serenità del lavoro manuale ed il silenzio interiore, appena due anni prima, durante il suo ritiro dalle armate. Aveva trovato l'anonimato, che fosse reale o solo gentile concessione.
Non cercava quella famiglia in particolare, voleva solo vedere gente comune.
Fu quella famiglia a trovarlo.

Tamira, la ragazzina rossa e lentigginosa poco più che adolescente, lo riconobbe e gli corse incontro. Lo abbracciò come il fratello maggiore che non aveva mai avuto, e lo convinse ad andare a salutare i suoi.
La ragazzina gli raccontò delle fatiche dell'ultimo anno, di come avevano vissuto nel dubbio e nel timore; il chierico si rese conto di come le notizie che tra le armate circolavano rapide e fedeli, al popolo arrivassero tardive e distorte. Vide paura e sollievo negli occhi di Tamira, mentre lei gli raccontava delle paure che la tribù degli Scorpioni aveva ispirato, di come i più bigotti fossero rimasti atterriti dall'aspetto dei Tuiadri. Ma c'era una notizia in particolare, che non avrebbe voluto si diffondesse… il suo anonimato ormai era un ricordo. Ora tutti sapevano chi fosse, sapevano che era il nuovo Cardinale.
"Peccato, preferivo 'fratellone'…"

Christoph e Tamira arrivarono al rione talosiano. Schiamazzi e bevitori, come nella migliore tradizione, c'erano cose che il gelo non poteva fermare. Poi li vide, Claudio e Tira, i genitori di Tamira, la famiglia che il Dantes aveva amato due anni prima. Bevettero e risero, di lui e della sua carica, i braccianti si fingevano offesi del piccolo inganno che era stato il tacere la sua carica, lui si fingeva contrito. Poi, lo chiamarono da parte: avevano un dono per lui.

"Qualche mese fa, una delle ruote del carro ha ceduto" gli disse Claudio, mentre Tira andava a prendere un panno oliato che conteneva qualcosa al suo interno; Tamira saltellava, eccitata.
"Non ti dico il disastro, la nostra roba era ovunque mentre il carro si rovesciava! Dei, tutti i nostri cocci andati in pezzi! E' stato proprio il giorno in cui abbiamo scoperto chi eri… e chi sei", disse con una punta di rimprovero.
"Il legno era andato, completamente. Restava solo il metallo. E così, un po' per scherzo e un po' perché tu ci dovessi un favore…" fece, accompagnato da qualche colpetto col gomito, "abbiamo commissionato questo per te…"
Tira mise tra le mani di Christoph il panno, ed egli ne sentì il peso. Era un oggetto vagamente sferico, e rigido. Tamira si avvicinò, e Tira scostò il panno.
Il Dantes si sorprese a trattenere il respiro, mentre osservava il suo nuovo elmo. Era lucente, privo di orpelli e fregi, ma le linee decise erano eleganti. La visiera stretta ed apribile prometteva sicurezza in battaglia e franchezza verso i fratelli, la robustezza era pegno di sopravvivenza ostinata alle avversità.
"Questo è per proteggere il figlio maschio che non abbiamo mai avuto, il fratellone che Tamira non ha mai avuto. Hai condiviso con noi un solo anno, ma ci sei rimasto dentro. Se lo indossi da Cardinale, ci va bene lo stesso… ma questo è per Christoph Dantes". Claudio aveva gli occhi bassi, a Christoph ricordò come gli era uso parlare Derevan, il fratello che aveva perduto. Tira era commossa, con le mani che tremavano appena, mentre Tamira sbuffava per il momento eccessivamente melenso.
Non c'era molto da dire. Il chierico tolse la Clessidra che aveva al collo, che stava in mezzo tra lui e quella dolce famiglia di atei. Li abbracciò uno per uno, con lacrime sincere. Poi indossò nuovamente la Clessidra, e fece un passo indietro.
"Non vi dimenticherò mai… grazie per questo dono che mi fate, lo accetto come uomo… e quando avrò finito ciò che DEVO fare, tornerò da voi, e di questo elmo faremo una nuova ruota per il carro".
Dovette suonare come una stronzata notevole, perché le lacrime divennero riso, volarono un paio di insulti bonari, e l'imbarazzo terminò lì.
Per loro, almeno… perché il Cardinale di Teldon tornò alle sue armate già quella notte, con qualcosa di nuovo sulla testa… e nella sua mente.