14° giorno, 7° mese, 2011 Dopo la Caduta

Horatio Thimat IV, primo figlio dell'Illustrissimo Plinius Thimat il Munifico della Città delle Due Torri , ex primo Maestro dell’Accademia della medesima città e ora Legatus della Legio I Victrix della Guardia Pretoriana uscì in fretta e furia dalla sua tenda tenendo in un braccio un gran numero di libri e pergamene, più di quanti ne potesse reggere, e cercando goffamente di avvolgersi in un pesante mantello foderato di pelliccia nonostante il tempo tiepido e la giornata soleggiata.

Un ometto calvo dal naso adunco che lo faceva assomigliare ad un piccolo avvoltoio zampettava a poca distanza dietro di lui:
“ Signore! Signore!….”
“Hmm?”
“ Signore… ehmmm, Legatus- si corresse ansante- la vostra spada. Dovete avere la vostra spada!”
“Lascia stare! Non so nemmeno come si allaccia! E tu lo sai?”
L’ometto scosse la testa desolato.
“Ecco! Vedi! E per cosa l’hai portata a fare? E’ un peso inutile!”
“Bhe… ecco… pensavo che la sua arma…. sapete… fa così tanto “Pretoriano”… vi starebbe bene…”
“Hai pensato male!- lo rimproverò il Legatus- Piuttosto aiutami con questo!”
L’ometto mise da parte la spada e sistemò il mantello del Legatus, allacciandolo al collo e sfregando le spalle dell’uomo per riscaldarlo un po’.
“Grazie! Non ne posso più di questo tempo infame!- l’ometto guardò in alto il sole caldo e splendente- Ho anche preso un malanno inguaribile…. Etciù!.. Visto?”
“Legatus?”
“Hmm?”
“Avete preso una decisione?”
Il Legatus grugnì.
“Quello strano messaggero centra qualcosa?”
“Può darsi”
“Signore…. ehmm… se doveste prendere la scelta sbagliata i Centurioni vi strapperanno la faccia!”
“Grazie tante!- disse il Legatus acido e fermandosi così rapidamente che l’ometto gli sbattè contro- E’ questo il tuo modo di consigliarmi?”
“Legatus… io… chiedo scusa- piagnucolò l’ometto tenendosi il naso.
“Io non volevo diventare un Pretoriano- sbottò Horatio sbattendo le carte per terra- Non volevo! Non volevo! Non volevo!”
Prese la spada dall’ometto e cominciò a picchiare insensatamente il tronco di un albero
“Io stavo tanto bene a casa mia! Al caldo del mio fuoco! Con il mio tè! I miei libri! La mia cattedra! E invece no! Per mio padre DOVEVO diventare un uomo! Dovevo dimostrare qualcosa! E proprio quel giorno dovevano passare quegli energumeni tutti tronfi dei loro cavalli e delle loro armature! Non potevano andarsene a Miles a spassarsela con qualche donnaccia di taverna come tutti i soldatacci? No!!! Dovevano venirmi a rovinare la vita! Maledetti! Maledetto il giorno in cui sono passati! Maledetto mio padre!- sbraitò l’uomo sottolineando ogni imprecazione con un furioso quanto goffo colpo di spada sul tronco dell’albero.
Dopo poco il Legatus si accasciò a terra con il fiato grosso. L’albero se ne stava immobile, indifferente.
Horatio si rialzò, riprese le sue carte, si riaggiustò il mantello:
“Andiamo”
“Legatus….. comunque prima… intendevo dire che…. ehmmm… i Centurioni vi strapperanno la faccia… in senso letterale”
I due uomini raggiunsero la zona militare della I Legio della Guardia Pretoriana.
La grande tenda dove i Centurioni si riunivano quotidianamente sorgeva al centro della zona fortificata del Castrum.
“Io sono il loro Legatus- si fece coraggio Horatio- Quello stupido del Praefactus si è fatto uccidere in combattimento! Sono l’unico alto comandante in carica! I Centurioni DOVRANNO obbedirmi” Alzò il mento con fare spavaldo.
“Giusto Legatus! Fategli vedere chi comanda!”
Raggiunsero la tenda e i due uomini venero colpiti e travolti dall’odore della guerra e dell’adrenalina. Si poteva sentire fin da fuori il profumo del cuoio trattato, l’odore del ferro e dell’acciaio, alte si levavano roche risate e grugniti rabbiosi, guanti metallici venivano sbattuti con violenza su massici tavoli di legno. Ovunque, di sottofondo, si udiva il cupo brontolio che precede una battaglia.
La baldanza dei due uomini si sciolse come neve al sole.
“Io sono…”
“Legatus” lo salutò gelidamente la guardia mentre scostava un lembo dell’entrata della tenda.
Il Legatus deglutì.
Le voci e i canti cessarono immediatamente, un boccale rotolò sul bordo di un tavolo rovesciandone a terra birra scura, decine e decine di occhi ostili si girarono simultaneamente verso i due uomini.
Forse era il frutto della sua immaginazione, forse aveva inteso male ma il Legatus era abbastanza sicuro che il gigantesco Sairax che gli si era piantato di fronte gli stesse ringhiando minacciosamente contro.
La tenda si richiuse alle sue spalle.
E allora Horatio Thimat IV, primo figlio del Nobilissimo Plinius Thimat il Mugnifico e ora Legatus della Legio I Victrix della Guardia Pretoriana, nonostante il sole e la calda giornata cominciò a sudare freddo e a tremare.

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