15° giorno, 7° mese, 2011 Dopo la Caduta

Al centro dell’arena, nel Castrum della I Legio Victrix, l’enorme orco ringhiava impotente la sua rabbia agitando la grande ascia che teneva in mano mentre l’oscuro, accovacciato sulla sabbia, cercava disperatamente con gli occhi una improbabile via di fuga.

Il silenzio calò improvviso quando entrò, elegante e silenziosa, una figura avvolta in un lungo mantello colore blu notte. Camminò lentamente, simile all’ala della notte che scaccia la luce del giorno, sfiorando con le mani la balaustra in legno dell’arena, poi si fermò senza un rumore, con un leggero movimento del mantello. Un rapido gesto come il battito d’ali di un corvo e il manto cadde sulla sabbia rivelando un giovane uomo dalla bellezza esotica e penetrante, le spalle larghe, la pelle color dell’ambra, il corpo snello rivestito sommariamente da un succinto perizoma. Soffiò via i lunghi capelli che gli ricadevano scomposti sul viso scoprendo gli affusolati occhi di un blu profondo e penetrante come il mare prima della tempesta; mormorò qualcosa sottovoce e per un istante le sue mani divennero incandescenti emanando un bagliore così intenso da accecare tutti i presenti. Un sospiro d’ammirazione si levò dalle Pretoriane presenti, nessuna esclusa. Tutto taceva.
Fu il suono delle trombe a rompere quel magico silenzio. D’improvviso tutti i presenti scattarono in piedi, battendo le mani e gridando a più non posso. La donna entrò imperiosa e trionfante, levando in alto lo scudo e facendo roteare la spada sopra la testa. Lunghi capelli corvini incorniciavano due occhi color verde smeraldo perfettamente incastonati in un viso dal profilo accattivante e tagliente. Il seno, ampio e sodo, svettava arrogante sul corpo atletico e vigoroso mente il ridottissimo perizoma sottolineava gambe toniche e lunghissime che facevano compiere alla gladiatrice passi lunghi ed aggraziati.
La folla si spelò le mani nell’applaudire la donna che stava compiendo il giro d’onore per arringare i suoi tifosi, le gradinate in legno ondeggiarono pericolosamente.
L’orco ringhiò, senza più convinzione, quasi disperato mentre l’oscuro chinò il capo sconsolatamente conscio del proprio destino.
L’elfo vestito di scuro si avvicinò al Centurione che, appoggiato alla staccionata, stava accingendosi a gustarsi da vicino l’ultima esecuzione del giorno, quella più spettacolare:
“Andiamo fuori. Ho bisogno di prendere un po’ d’aria fresca”
“Ma voglio vedere come va a finire” Protestò il Centurione
“Ahah! Sai già come andrà a finire! L’orco e lo scuro non hanno scampo. Lo sai”
Con un sospiro il Pretoriano seguì l’elfo. I due uomini uscirono dal padiglione, scansandosi per non farsi urtare dai ritardatari che accorrevano per vedere all’opera i due gladiatori. Un bagliore illuminò d’arancione l’interno della tenda, seguito da una tonante deflagrazione. Si udì distintamente l’urlo di dolore dell’oscuro.
“Che ne dici di loro due come Legatus e Praefectus?” Chiese l’elfo mentre si incamminavano lungo il Castrum.
“Mmmhhh- scosse il capo il Centurione- non è possibile. Sono marito e moglie. E’ vietato fin dal Giorno delle Lacrime di Cenere.”
“Oh, andiamo! E’ tutta una messa in scena. Lui preferisce i ragazzini e a lei piacciono le bionde.”
“Abbiamo già un Legatus- tagliò corto l’uomo.
“Già, che voi tutti Centurioni odiate.”
I due camminarono per un po’ in silenzio, ognuno assorto nei propri pensieri, fino ad arrivare presso la zona dei fabbri.
Il Centurione prese in mano una spada appena forgiata che un garzone stava disponendo ordinatamente in una rastrelliera.
“Per certi versi è il migliore che abbiamo avuti da secoli a questa parte- ruppe il silenzio l’uomo in armatura- non capisco perché la decisione di scegliere il lato sbagliato proprio adesso.”
“Eh, già! E’ un vero peccato che una sola decisione errata possa offuscare una vita di saggi consigli e brillanti decisioni.” Sottointese l’elfo facendo un gesto carico di significati.
“No! Questo no! I Pretoriani non fanno queste cose ad un proprio Frater!”
“Tu. Ma io non sono un Pretoriano” Sogghignò beffardo l’elfo da sotto il suo cappuccio scuro.
L’uomo fece oscillare la spada sull’indice per controllarne il bilanciamento. Grugnì soddisfatto e diede una pacca sulla spalla al giovane garzone
“Ottimo lavoro. Porta i miei complimenti anche al tuo Magister.”
L’uomo girò gli occhi verso l’elfo:
“Fidati. Sembrerà una morte del tutto accidentale. Nessuno si accorgerà di niente. Lo sai che ho talento in queste cose.”
Il Centurione posò la spada e ne prese un’altra dalla rastrelliera. Osservò attentamente la squisita lavorazione dell’elsa, controllò la perfezione della lama e annuì, impercettibilmente.
“Non ve ne pentirete, Centurione Primus Pilus. Verranno informate le giuste persone e ve ne saranno grate. Di questo potete starne certo.”
E prima che il cuore potesse compiere un altro battito, l’elfo sparì tra le ombre calanti della sera.
Il Centurione raccolse un filo d’erba da terra, tese la spada e lasciò cadere dall’alto il filamento. La lama lo tagliò in due con la stessa facilità di un coltello arroventato che entra nel burro.
L’uomo fissò il garzone:
“A pensarci bene sarà meglio che le morti accidentali siano due.”
Gli occhi del ragazzo si tinsero improvvisamente di giallo e un ghigno feroce comparve sul suo volto. Sparì, più velocemente di quanto avesse fatto l’elfo.
In lontananza, seminascosto da dei cespugli, un’inquietante figura avvolta in una lunga tunica prendeva appunti.

Dal Castrum dei Pretoriani della I Legio Victrix