16° giorno, 7° mese, 2011 Dopo la Caduta

Le due donne stavano combattendo da un tempo lunghissimo tra il silenzio stupito della folla, al centro dell’improvvisata arena nell’accampamento Narvatico. Entrambe indossavano un paio di alti schinieri di bronzo che arrivavano sopra le ginocchia, due bracciali di spesso cuoio proteggevano le braccia, alte cinture coprivano i punti vitali e impugnavano corte spade dall’aria affilata. Per il resto erano completamente nude, mostrando corpi atletici e ben definiti.

Le quattro spade delle due donne roteavano in una danza mortale incrociandosi continuamente, intonando una canzone discordante e violenta. Non vi era tregua, ogni colpo era parato e ricambiato, ognuna che cercava di sopraffare l’altra. Le lame vorticavano in una furiosa ondata di metallo.
Le due gladiatrici si fermarono per un attimo per riprendere fiato e il pubblico scattò in piedi in preda all’entusiasmo.
“Mai visto nulla di simile!- gridò il Castellabate in direzione del Doctor- I miei complimenti, sono due combattenti fenomenali! Per Crondor!!!”
“La loro tecnica è straordinaria- commentò lì vicino un uomo corpulento dalla lunga barba brizzolata- Dove hanno imparato queste mosse?”
Il Doctor sorrise tra sé.

La bionda si allontanò dalla mora, le braccia alzate in segno di ringraziamento, girò lungo la staccionata per salutare il pubblico, per mostrare, impudente e sensuale, la propria totale nudità.
Si fermò, si girò verso l’avversaria, si chinò su stessa e scattò in alto lanciando verso il cielo le spade, disegnando un arco aggraziato. Le spade si levarono altissime, la donna si sporse sulla staccionata, prese tra le mani il viso del Castellabate, lo baciò appassionatamente, si staccò, tese le braccia in fuori e, senza staccare gli occhi dall’avversaria, afferrò al volo le due spade che stavano ricadendo.
L’esaltazione del pubblico scoppiò in tutta la sua veemenza, riecheggiando lungo tutto l’accampamento.
La mora strinse le labbra, piccata. Socchiuse gli occhi adirata, poi chiamò imperiosamente con la mano gli inservienti e tese le braccia in fuori.
“Che cosa vuole fare?- chiese sbigottito il Castellabate- Perché si fa togliere l’armatura? E’ impazzita? Titus, tu che sei stato gladiatore, che significa?”
“L’ultimo gradino del combattimento dei gladiatori, il più alto- mormorò ammirato l’omone barbuto- Nessuno è in grado di arrivare a questo livello. Nessuno che non sia un Legittimo dei Pretoriani.
Ditemi, Castellabate, che vedete?”
“Bhè, due donne bellissime, due sederi fantastici e….
“… niente cicatrici- concluse la frase Titus- Solo pura tecnica, solo la vera essenza del combattimento, solo la poesia della morte. Le armature sarebbero un impaccio.”
“Per gli abissi….” Mormorò stupito il Castellabate.
Un altro sorriso compiaciuto si dipinse sul volto scavato del Doctor.
Intanto anche la donna bionda si era denudata completamente.
Il brusio della folla si affievolì fino a diventare stupito silenzio. Si poteva udire chiaramente il respiro delle due combattenti che si calmava, si avvertiva la tensione che si caricava nei muscoli delle due donne, la concentrazione che si acuiva.
Tutto tacque.
Fu il tempo di un battito di ciglia e il combattimento divampò nuovamente, impetuoso come l’incendio in una foresta. Nessuno era preparato a quello spettacolo: era poesia in movimento, grazia e armonia applicata alla morte, sublime dimostrazione di tecnica micidiale. Il clangore delle spade si fuse in un tutt’uno armonioso, intonò una melodia che si levò al cielo rapendo tutti nell’arcano canto della morte.
Le due donne aumentarono la velocità dei loro scambi, il ritmo divenne più serrato, incalzante, il respiro si fece più affannoso, la folla cominciò a scaldarsi, ad incitare e ad agitarsi.
Fu un attimo e la guardia della donna mora si aprì per un tempo infinitesimale, ma sufficiente, la bionda tese i muscoli e scattò come un serpente, la spada che si diresse verso il cuore della mora.
Un lampo, un clangore. Le due donne rimasero immobili, due statue viventi, la lama della bionda che aveva strisciato la spalla della mora, la spada di quest’ultima che aveva morso la sua avversaria appena sopra il seno.
Gocce di liquido rosso scesero lentamente, disegnando una linea sottile sulla pelle sudata, staccandosi lentamente dal corpo ed scomparendo nella sabbia dell’arena.
E fu il delirio.
Il Castellabate rideva e batteva le mani come un bambino e l’omone commentava ad alta voce:
“Per Crondor…. Mai visto nulla di simile…. Ne parleranno per secoli di questo scontro! Cosa vi dicevo, eh? Sono Pretoriane. Gladiatrici Legittime. Le migliori!”
"Le vorrei entrambe nella mia tenda, questa sera!"
"Vado subito a riferire il vostro desiderio!"
Le due donne, intanto, si erano abbracciate caldamente e avevano compiuto il giro d’onore, salutando, ringraziando e ricevendo complimenti ed apprezzamenti. I gladiatori precedenti avevano formato un corridoio umano e tributavano alle due gladiatrici un applauso sincero e convinto.
Alla fine del corridoio, il Doctor, immobile, tratteneva a stento un sorriso compiaciuto.
“Bello scontro. Complimenti- poi si fece improvvisamente serio- La festa è già finita. Rivestitevi e prendete le vostre cose. E’ un ordine”
“Che cosa intendi dire?”
“Ordini dall’alto- rispose l’uomo dalla pelle scura sventolando un pezzo di pergamena- La I Legione si riunisce tutta quanta…. Si torna a casa”

Dagli accampamenti esterni