30/09/2011 Racconto di Gregorius Zimmerman

Non era la prima volta che guardava il cielo; ogni volta che si trovava in dubbio su come proseguire
nel suo cammino affidava il suo sguardo alle stelle.
Ma quelle non erano le stelle che conosceva, le costellazioni erano diverse, i grandi disegni degli
dei non erano più presenti.
“Lyanna … dove sei ora ?”
Cercò di trovare la stella del tramonto, la prima ad apparire e l’ultima ad andarsene. La loro stella,
la stella sotto cui si erano giurati eterno amore. E sotto cui le aveva detto addio.
“Padre ? Padre …”
La voce di Cornelia lo fece trasalire. Si voltò e vide nei suoi occhi il viso della sua amata moglie.
“Sai figlia mia, hai gli stessi occhi di tua madre !”
Il viso stanco lasciò il posto ad un sorriso spento.
“Me lo dite spesso padre, è per me un onore e un piacere portare con me il ricordo di mamma …”
Gli porse la mano per alzarsi; era rimasto fuori dal rifugio a lungo e l’aria fresca proveniente da
nord iniziava a farsi sentire.
Anche se ogni giorno si ripeteva che era tempo di fare qualcosa in questo nuovo mondo, non aveva
ancora capito cosa fare.
Rientrando verso il rifugio accompagnato dalla figlia, scesero lungo il fianco della collina su cui il
vecchio era solito fermarsi a guardare il cielo, e, infine, li vide. Come se un fulmine avesse
squarciato il cielo notturno Gregorius Zimmerman finalmente capì il senso del suo viaggio.
“Sono un idiota figlia mia !”
“Ma padre ! Perchè dite così ?”
“Perchè non abbiamo capito niente ! Siamo venuti su questo pianeta non per salvare noi stessi, ma
per salvare loro !” disse indicando le folle assiepate vicino alla collina. Baracche di legno, tende
malmesse che resistevano grazie alla clemenza del tempo, ma che non avrebbero retto a lungo se il
freddo fosse calato dal nord.”
Gregorius ritorno a passi svelti sulla collina, e si voltò verso gli accampamenti, verso la sua gente.
Verso quello che rimaneva di Talos…
“Morgam ci ha dato una missione figlia mia… di portarla con noi su questo mondo ! Ma come
possiamo pensare di portarla con noi se prima non aiutiamo noi stessi a conoscerla ?”
“Ma padre .. Noi conosciamo il culto di Morgam …”
Gregorius stese la mano di fronte a se
“Questi siamo noi ! Guarda oltre i tuoi occhi, la tua famiglia e ciò che abbiamo chiamato la chiesa
di Morgam ! La chiesa deve abbracciare i suoi fedeli… deve proteggerli, nutrirli e sostenerli, per
questo siamo qui !”
Tornarono all’accampamento e trovarono Dominik ad attenderli. Il viso duro stava scrutando
nell’ombra, la mano destra era appoggiata all’impugnatura della spada.
“Ero preoccupato ! Stavo per venire a cercarvi …”
“Vai a svegliare tuo zio figliolo; digli di indossare degli abiti da lavoro e andate a chiamare pure il
cardinale Aban ! Non è più tempo di dormire … abbiamo un lavoro che ci aspetta !”
Il ragazzo guardò stralunato il padre, ma senza obbiettare annuì e si allonanò.
“Vai a cambiarti anche tu figliola … questa notte sarà dedicata a Morgam e al compimento del suo
volere !”
Quando i tre uomini tornarono videro una cosa che non gli parve vera.
Illuminati da qualche lanterna, Gregorius stava spaccando tronchi di legno con un’ascia, che
venivano poi lavorati dalla figlia.
“ma… Gregorius cosa state facendo ?”
Madido di sudore il vecchio, sentendo la voce di Aban Scuotivento, si fermò e alzò lo sguardo verso
i nuovi arrivati.
“Oh ce ne avete messo di tempo ! Avanti fratelli, ci sono asce e pialle per tutti… abbiamo una
chiesa da costruire e non abbiamo più tempo da perdere !”

Gregorius Zimmerman