06/08/2011 Racconto di Caracul da Mona

Caro diario
Le ultime settimane sono state decisamente impegnative e divertenti.

Tutto inizia quando Babbo Pandino viene a sapere che la famiglia Spadonis ha trovato uno spazio incolto da poter utilizzare per ergere una taverna. Questa, come ben sai, è stata una notizia interessante e travolgente perchè la voglia di fare festa per un Da Mona si spegne solo nell’eterno riposo (forse). Così io e la sorellona Gaetano iniziamo i preparativi recandoci dagli Spadonis. L’incontro è stato come al solito lungo, inconcludente e decisamente alcolico tant’è che ad un tratto ci siamo ritrovati a discutere ognuno con se stesso. L’indomani al sorgere dei primi malesseri le cose erano molto chiare. Come succede ogni volta la serata organizzativa è un caos di idee e bottiglie ma l’indomani inspiegabilmente tutti sanno cosa fare.
I preparativi iniziano costruendo la taverna e la zona cena. L’aiuto del popolo talosiano è stato essenziale e non li ringrazierò mai abbastanza per quello che sono riusciti a fare. Il tutto era coordinato da Tornis e Gil Draug Spadonis all’urlo:” Voi Da Mona pensate al beveraggio e al cibo che l’ultima volta avete eretto una taverna su di un cimitero…” Non avevano tutti i torti perciò abbiamo lasciato la costruzione a loro. L’unico mio cruccio era il senso estetico di quella famiglia che pare apprezzare il superfluo perciò temevo di ritrovarmi tendaggi e costruzioni fantastiche ma senza il tavolo o le sedie. Fortunatamente intervenne un caro amico di famiglia: Quantrò D’Orange che tirò fuori dal carro un’infinità di sedie e tavoli.

A volte mi chiedo se durante la notte dorma o si metta a costruire qualcosa per un eventuale futuro.
Nel frattempo la Sorellona armata di intraprendenza, inizia a spargere la voce nel reame mentre io mi informo su una pozione di vino e frutta che vorrei provare. Il tutto procedeva al meglio fino a quando non mi si avvicina Gil Draug Spadonis, con un sogghigno che non preannunciava nulla di buono. Ero consapevole dell’infelicità della frase che avevo detto alla famiglia Spadonis :” Il matrimonio tra me e Spritz Spadonis non si farà ma le prove Spadonis sono iniziate e il mio senso di giustizia mi impone di proseguirle; perciò quando riterrete più opportuno mettermi alla prova, io accetterò” (Forse a volte sono troppo avventato).
In ogni caso i preparativi finiscono in tempo per accogliere gli ospiti che arrivano e si siedono nello spazio adibito all’accoglienza. E’ il momento di stappare la prima bottiglia. In verità non era la prima ma era la prima bottiglia ufficiale. Forse non era nemmeno la prima bottiglia ufficiale ma la prima dell’accoglienza.
Arrivano, un po’ alla spicciolata altri invitati: Anarion, Licida, Erik e Nihal. Brindisi di benvenuto!
Ad un tratto Quantrò arriva di corsa con l’espressione di colui che ha rubato la birra alla milizia e li ha alle calcagna e dice: “ ero sulla collina con Gil e ad un tratto è comparso un essere. Gil si è avvicinato abbracciandolo e poi è scomparso.” La risposta a questa affermazione era dovuta: “ Prova a stare in equilibrio su un piede e toccarti il naso con i pollici?” In quel momento da dietro la collina si palesa quell’essere. A primo acchito sembrava elegante, con una maschera che gli copriva il volto e il portamento di colui che di strada ne ha fatta e tanta ne ha da fare. Disarmato e avanzante non mi sembrava una minaccia e la prima cosa che feci era quella di presentarmi a lui. La mia idea era quella di chiedere se aveva fatto del male a Gil ma mi anticipò lui: “Salve Caracul da Mona sei cresciuto finalmente. Saluti anche a te Tornis fiero Spadonis. “ pian piano ci salutò tutti per nome.

Caro diario lo so che sto diventando famoso e che questa è una circostanza di cui mi devo abituare ma non me lo aspettavo.

“ Gil sta bene e tornerà presto. Sono venuto da voi per farvi un dono. Vi donerò ciò che avete perso nella speranza che non lo perdiate di nuovo. Vi darò la possibilità di riaprire la via della spada”.
Di fornte a questa affermazione Tornis divenne irrequieto come quando si ha un’occasione con l’elfa dei propri sogni.
“sarete messi alla prova e se riuscirete a sconfiggere il mio guerriero avrete liberato la via della spada”

Caro diario io ricordavo di una via della spada che si raccontava attorno al fuoco nelle serate alcoliche dei lupi gaudenti ma l’ho sempre considerato un racconto del passato che scalda i cuori e infiamma gli animi. Mai avrei creduto che fosse una realtà e che succedesse proprio in quel giorno.

A questo punto Il fantomatico essere sparisce e lascia solamente punti interrogativi che da li a poco vennero risolti da Tornis Sadonis con una spiegazione sulla via della spada: “dovete sapere che nei lupi gaudenti ubriachi molto tempo fa esistevano tre vie. Ogni via era stata creata da uno dei fondatori del branco e racchiudevano le strade che un lupo percorrere. L’unica via che possediamo è quella tramandata dai Van sar e ora spadonis che è la via del libro mentre le altre due si sono perse con la scoparsa di alcuni lupi. Oggi avete la possibilità di riaprire la via della spada che faceva riferimento alla famiglia Spadonis. E’ un’occasione che non potete perdere e una sfida che dovete superare.”
A fronte di uno scontro imminente con un possente guerriero, che solca il tempo da molte lune, che ci permetterà di risvegliare gli insegnamenti della spada, che sicuramente sarà fortissimo dove rischieremo la vita… decidemmo di aprire un’altra bottiglia…
Da li a poco sarebbe arrivata l’ora del duello e nel viso di tutti c’era una preoccupazione che traspariva come quando il colpevole del furto dice di non essere stato. La sfida arrivò portando con se tutte le premesse. L’Eletto era scomparso e la sorellona Gaetano prese in mano la direzione dei lupi. Il guerriero proteggeva una spada infilata nella roccia. Ogni tentativo di avvicinamento alla spada erano inutili fino a quando il guerriero disse le regole del combattimento.
“sarà uno scontro uno contro uno. Sfidatemi e quando 2 combattenti mi avranno sconfitto vi lascerò passare”
Appena compreso di cosa consisteva lo scontro mi guardai attorno. La via della spada non era ancora stata aperta e infatti tutti i lupi presenti avevano preferito la via del libro.
La qualità e la quantità di spade mi faceva temere il peggio ma sicuramente il duca aveva un otre nella manica.
Non racconterò di chi ha vinto o di chi ha perso specialmente perché io non ho vinto ma sono rimasto incantato dall’abilità di quel guerriero mascherato che utilizzava le armi come se stesse danzando. Vedere dei combattimenti tra combattenti mi ha fatto comprendere che gli stili di combattimento sono molto vicini alle arti magiche. Forza, destrezza, intelligenza, esperienza, sono tutti requisiti che creano lo stile e ogni combattente ha il proprio come se stesse dipingendo un quadro. Forse è proprio questo il significato della via della spada. L’arte del combattere!
Grazie all’arte del combattere di alcuni dei presenti il guerriero decretò la propria sconfitta 2 volte e scomparve. Tutti incuriositi andarono a sfilare la spada che venne estratta e conquistata. La via della spada è libera! E’ ora di festeggiare.
In un lampo il tavolo si riempi di bottiglie vuote e ad un tratto una voce: “ He!… bravo il branco. Siete riusciti a liberare la via della spada. Ora è arrivato il momento di dirvi il mio nome. Sono Gerardo Spadonis“ Tornis quasi scoppia in lacrime alla vista di suo padre che dopo essersi tolto la maschera si palesa a lui.
Un angolo di commozione e gaudio dopo la battaglia ci accompagnò e rese il momento intenso prima di andare a mangiare alla taverna. Nella taverna la gente che ci aveva aiutato era gia a tavola che mangiava e beveva. La zona adibita a noi era una dependance elegante ed intima. La tavolata con a capo Tornis e Babbo Panino fece onore al cuoco spazzolando ogni portata con la fame di coloro che sono fuggiti da un mondo in esplosione. La serata prosegue nei festeggiamenti fino a quando non arriva il momento di abbandonare la taverna. In questo preciso istante Gil Spadonis decide che il momento di affrontare la prova della sua famiglia era giunto.
Mi bendano e si preparano a liberare una “belva spaventosa”. Io preso dal panico lancio tutti gli incantesimi di protezione di mia conoscenza e mi accingo tremolante ad affrontare con il mio pugnale la mia morte. Tutto avrei pensato ma non che quell’essere si potesse chiamare: “La spaventosa e indomita divoratrice Gina”
Le ginocchia tremavano gia da tempo ma ero preparato ad affrontare la morte. Nulla mi impediva di scappare ma ero cosciente che la gente affianco a me non poteva fare lo stesso perciò decisi comunque di proseguire e, se necessario, immolarmi per permettere la fuga delle genti. Dagli Spadonis ci si deve aspettare di tutto anche la liberazione di un demone per preservare il proprio buon nome.
Una volta sbendato vidi la belva.
Bipede piumato con un’aria indifferente si muoveva come se nulla potesse scalfirla. Di ali munita ma con l’arroganza di colei che era sicura di se e non le avrebbe usate. Un becco che mi avrebbe stappato la vita anche se mi fossi rintanato sotto terra.
La missione era: “Catturarla viva”
Uno scontro fisico era fuori discussione. La scelta obbligata è stata quella di sfruttare la sua altezzosità e sicurezza. Misi da parte il pugnale e mi avvicinai con apparente calma. Chiesi a me stesso uno sforzo di tranquillità che potesse trasparire a tal punto da rendere socievole la belva. Dopo alcuni minuti riuscii nel mio intento e la catturai. Felice e tronfio con un’arma della natura tra le braccia mi diressi verso Gli Spadonis credendo di aver concluso anche la seconda prova; ma mi ero illuso.
“Bene ora devi ammaestrare la belva”
Caro diario comincio a credere che le prove Spadonis siano fatte per tentare costantemente e inesorabilmente alla mia vita.
La soluzione di questa seconda parte di prova era relativamente semplice ma mi imponeva il lancio di un incantesimo che avrebbe infastidito la belva. Batterla in riflessi e velocità era come battere l’oste a bevute… impossibile perciò decisi di provare.
Il lancio dell’incantesimo avvenne come una cantilena soporifera per infastidire il meno possibile l’animale e andò in porto. La gallina era mia amica e rispondeva ai miei comandi passando la prova Spadonis a pieno titolo.
Ciò che avvenne dopo fu un idillio di festeggiamenti e discorsi. Alcuni che parlavano delle loro avventure, altri che parlavano delle avventure che avrebbero fatto, ed io che li ascoltavo attonito nella speranza di essere al loro posto un giorno.
Non ho idea di come finì la serata. So solamente che mi svegliai su di un tavolo a mattino presto. Parte delle attività di riassestamento erano già state fatte e poco dopo scoprii che ero stato io. A tal proposito ringrazio lo spirito burlone che si deve essere impossessato del mio corpo durante la notte e mi ha permesso di aiutare le genti nel post-festa senza che io me ne accorgessi.

Caro diario finirei questo mio racconto con una frase del mio babbo:
Non è importante quando una festa inizia e nemmeno perché, l’importante è essere li per goderne.