06/08/2011 Racconto di Sorosh

Avevo intenzione di smettere questo mio fino a quando non saremmo giunti nel nuovo mondo. E visto che io sto scrivendo e tu stai leggendo è logico supporre che siamo riusciti a sopravvivere. Gli Adra hanno concesso alle armate e alle genti che le seguivano la salvezza, conducendoci nel nuovo mondo appena creato.
Purtroppo la minaccia Zemeckis rimane.

Il popolo, qualunque sia il ducato di nascita è stanco, provato e deluso. Tre membri del popolo sono giunti tra gli armati esponendo le lamentele legittime dei profughi che hanno seguito le armate. Ci è stata concessa una seconda possibilità ma dobbiamo ricominciare tutto da capo. Gli esponenti del popolo hanno lamentato di non avere più nemmeno gli attrezzi fondamentali per ricostruire ciò che abbiamo abbandonato. Fortunatamente siamo venuti in contatto con una popolazione autoctona di orchi denominata “I senza acqua”, sono abbastanza primitivi, ma socievoli. Io e Shanna siamo riusciti a convincere uno dei loro portavoce a prestare alle nostre genti martelli ed incudini per ricreare gli attrezzi basilari di cui necessitiamo. Ho fatto incontrare l’esponente degli orchi con il rappresentante del popolo, “Il Crespo” e loro hanno trovato un accordo soddisfacente, in cambio degli attrezzi il popolo insegnerà loro a coltivare, a creare pozzi e ad allevare il bestiame.

In questo momento, io stesso scrivo dopo una giornata di onesto e faticoso lavoro fisico tra i profughi. Ho lasciato le armate di Talos, ma non ho abbandonato il popolo, qualunque sia la loro fede o razza hanno affrontato le innumerevoli prove del padre Primigenio e si sono guadagnati la possibilità di un nuovo inizio. Non sarà facile, per nessuno di noi, ma farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare le genti del reame.

In questo nuovo mondo, le regole passate non valgono più. Le corporazioni si sono sciolte formando una loro fazione neutrale, i sairax sono riusciti a fondare una nuova Faux dove potranno vivere secondo le loro tradizioni, persino il Sacro Ordine delle Ombre ha abbandonato l’armata altarupina, dopo che Artemis è ritornato, cercando una terra dove vivere secondo ciò in cui credono. Raven è provato, come Anarion e Brado ma spero di rivederli al prossimo raduno delle armate. L’armata di Talos inizia ad essere unita, e sono felice di aver rischiato la vita per vedere questa scintilla. Ha molti compiti da assolvere. Devono comprendere che sono diversi da ogni altra armata. Devono comprendere che proprio in virtù di questa loro diversità devono agire in modo diverso. Che le dita di una mano se aperte creano uno schiaffo che brucia la pelle, ma che se sono unite generano un pugno che può spezzare le ossa. Ora attenderò e osserverò.

Gli dei sono adirati e delusi con i rispettivi fedeli, ma confido che la loro fede trascenda lo spazio e il tempo e che la loro voce possa giungere forte alle orecchie delle rispettive divinità. Anche io ho ricevuto il mio incarico all’interno della chiesa del Primigenio dopo aver bevuto la prima acqua. La nostra Prima Vox, Thormod ha deciso di nominarmi paladino. Lui deve mitigare il suo spirito guerriero, io devo creare il mio. Sorrido a questa idea pensando che sarà interessante. Il padre Primigenio, ha esaltato tutte le qualità di Thormod durante la sua nomina a Prima Vox, ed egli non ha sopportato che il suo desiderio più grande venisse appagato, e chi avrebbe mai potuto? Egli era l’incarnazione di tutto ciò per cui ha vissuto ed ora dovrà imparare che vi è un tempo per ogni cosa, che vi è un tempo per combattere e uno per ricostruire, che si combatte non solo per il piacere di farlo, ma perché a volte, alcune volte, non vi sono alternative per proteggere ciò a cui teniamo di più. E come lui, anche io dovrò apprendere questa lezione.

 

Il maniscalco mi sorride, ho veramente compiuto tante trasformazioni nell’arco della mia breve esistenza, sono stato ricco e viziato, ho conosciuto la povertà e il fallimento. Sono divenuto un nobile diplomatico, ora sono il garzone di un maniscalco, e domani forse, aiuterò i carpentieri. Tante metamorfosi, ma una cosa è rimasta immutata… Non ho mai smesso di essere Logan Sorosh. E’ questa la vera essenza dei cento modi dell’arrabattarsi. Adattarsi ad ogni situazione senza dimenticare mai chi sei.

Io e mio padre Ebreius abbiamo organizzato delle squadre di lavoro tenendo conto delle esigenze e delle priorità dei profughi. Mio padre e i suoi assistenti continuano ad occuparsi della parte organizzativa e logistica. Abbiamo cercato di dividere i beni rimasti in modo equo, tenendo conto delle necessità dei nuclei familiari, del loro numero, se vi sono bambini o vecchi e delle competenze lavorative di ognuno. E’ stato un lavoro titanico e sicuramente non è mancato il malcontento, ma parlando a tutti coloro che hanno presenziato alle riunioni da me indette, o che volevano ascoltare ciò che avevo da dire malgrado quello che si dica del sottoscritto, sono riuscito a convincerli. Ora abbiamo degli obbietti, una tabella di marcia e tutti cooperano per migliorare la propria condizione e quella dei loro vicini. C’è molto lavoro da fare, ed io ho deciso di fare la mia parte anche manuale.

La pausa è finita. Si torna a lavoro.