3° giorno, 10° mese, 2011 Dopo la Caduta

L’immensa radura a piedi della nuova montagna portata dal cielo si era animata improvvisamente, ma non erano stati i suoi legittimi abitanti i responsabili.
In un attimo, ovunque si era levato alto il tintinnio delle armature, il rumore del cuoio, il fragore sordo degli stendardi che garrivano al vento, splendidi e sprezzanti.
L’ometto calvo dal profilo di avvoltoio deglutì nervosamente nell’osservare il possente schieramento che si stendeva di fronte a lui. Tutti i soldati erano allineati in formazione perfetta, immobili, marziali, temibili, pronti a scattare al minimo cenno a portare morte e dolore al nemico. Ma ciò che lo atterriva di più erano i loro elmi, chiusi, antropomorfi, quasi a togliere ogni umanità e sentimento in quei combattenti che, ne era certissimo, gli avrebbero schiacciato la testa con le sole mani.
Istintivamente si rifugiò dietro la schiena dei tre Centurioni vicino a lui.
“Demoni di Ghiltiani!- sputò a terra l’enorme Sairax- Per fortuna che dovevano venire solo con la guardia del corpo del loro generale! Sembra quasi che vogliano fare una prova di forza!”
“Già! Sembra.- poi l’uomo si voltò verso il proprio schieramento, osservò i manipoli perfettamente ordinati, le armature scintillanti, e gli orgogliosi vessilli recanti il teschio e la nera croce della I Legione Pretoriana, la Victrix.
“Hanno avuto la nostra stessa idea” sorrise compiaciuto.
“Hanno arcieri nascosti nei boschi alle loro spalle.- informò, distaccata, la mezzelfa- Il gruppo più numeroso è a 150 passi dietro quello stendardo con la Mano”
Lo sguardo dell’ometto si rivolse preoccupato dove aveva detto la donna.
“Non guardare mai!- Lo rimproverò gelida la donna, meglio conosciuta come “Flagello degli Orchi”- Ti staranno osservando. Non dobbiamo fargli capire le nostre intenzioni”
“Non lo farò più, Centurione Khalliope!- si ritrasse l’ometto- Scusatemi”
“E non ti scusare mai. Non guadagnerai mai la fiducia degli uomini altrimenti”
“Grazie. Non lo farò più! Grazie…. Scusatemi”
I tre volsero lo sguardo al centro dello schieramento. Due uomini, seduti ad un semplice tavolino, stavano discutendo da tempo. L’uomo in armatura sembrava un gigante e si muoveva inquieto sulla sedia. Il suo interlocutore, un uomo avvolto in un pesante mantello e con vistose fasciature alle gambe e a un braccio, si appoggiava ad un bastone e sembrava molto più a suo agio.
“Il Generale Trevor sembra un leone!- commentò il Sairax, indicando l’uomo in armatura- Preferirei averlo come alleato.”
L’uomo con le fasciature rivolse un cenno imperioso ai tre uomini.
“Lo sapremo presto”- rispose l’altro ufficiale mentre agitava la mano verso il centro del suo schieramento.
Risuonò cupo il suono di un corno, il centro della formazione pretoriana si aprì con manovra impeccabile e uno squadrone di cavalleria pesante avanzò al passo. In mezzo, quattro robusti nani recavano a spalla una pesante lastra di marmo. Sopra, un uomo dall’aria vagamente divertita, levitava sul gruppo.
L’uomo con la stampella si alzò, prese una chiave da una tasca interna del suo mantello e aprì il pesante lucchetto che teneva chiusa la lastra.
Avvenne tutto in un momento. L’aria divenne improvvisamente gelida, tagliente, la terra diede un cupo sobbalzo che colpì gli uomini nel profondo tanto da costringerli ad inginocchiarsi. Tutti quanti.
L’uomo nel mantello richiuse immediatamente la lastra.
Il Generale Trevor si alzò pesantemente da terra, si asciugò il sangue che gli colava dal naso e guardò incredulo il suo esercito che si stava faticosamente rialzando da terra. Inspirò profondamente, rifletté un istante e poi tese la mano verso l’uomo con il mantello.
Il Legatus della I Legio Victrix ricambiò con un ampio sorriso.
Il Centurione diede una grande pacca sulla spalla del Sairax
“Visto? Basta chiedere!- gridò l’uomo ridendo-. Il Generale Trevor sarà al nostro fianco! Avremo tutto da guadagnare con questa alleanza. Ah! Ah! Ah!”
Anche Khalliope Mezzelfa sorrideva e si lasciò andare ad un convinto, composto applauso.
Poi riprese il suo consueto aplomb e si rivolse agli altri Centurioni:
“Faccio uscire i nostri arcieri dal bosco”

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