6° giorno, 10° mese, 2011 Dopo la Caduta

 Dita gentili presero le mani del vecchio, porgendogli una tazza piena di zuppa calda.
Il vegliardo la respinse, infastidito, mentre alzava, assorto, la testa.
“Maestro- protestò la donna- dovete mangiare! Sono giorni che….”
La mano ossuta del vecchio la zittì imperiosamente.
Tutti rimasero in attesa, il silenzio rotto solo dal crepitio del fuoco nell’improvvisato accampamento nel folto della foresta.
Il vecchio volse i suoi occhi velati in un punto indistinto, tra il cielo e gli alberi, a lungo tese l’orecchio, poi nel suo volto sorse una vena di preoccupazione:
“Sta arrivando” Disse stancamente.
L’elfo alzò lo sguardo, spostò la ciocca di lunghi capelli bianchi che gli coprivano il volto, rivelando la grande cicatrice che gli attraversava il volto e l’occhio, ricordo di una delle tante battaglie.
“Lo vedo. Deve ancora attraversare il ruscello. Il vostro udito migliora incredibilmente. Sono impressionato”
“Non si diventa vecchi per nulla- rispose con un mezzo sorriso-…. Ha il passo pesante”
La donna posò la ciotola e si accomodò meglio il martello accanto a se.
“E’ stanco?”
“E’ preoccupato.” Ribattè il vecchio.
“Ha le spalle curve- precisò l’elfo- reca cattive notizie”
“Trascina il passo…. Inciampa sugli arbusti più bassi. Il suo cuore è carico di tristi presagi” Il volto del vecchio si rabbuiò di preoccupazione.
Il fuoco continuava a crepitare, ma non scaldava.
L’uomo corpulento arrivò dopo molto tempo, stanco. Si lasciò cadere sul tronco di un albero caduto e sospirò.
“Mi avrete sentito arrivare, immagino- constatò più che protestare- sapete già tutto vero?”
“Hanno fatto la scelta sbagliata” Prese atto l’elfo
“Non hanno capito tutte le conseguenze delle proprie azioni- puntualizzò la donna- Si sono fatti accecare dal proprio orgoglio. Si sentono troppo sicuri”
“Il campo ribolle di rabbia. Se fossi entrato, sono sicuro che mi avrebbero sbranato” Raccontò l’uomo.
“Non possiamo permetterci di perdere anche loro.- sentenziò il vecchio- E non dopotutto quello che abbiamo fatto per tenerceli!”
“ Senza contare che gli altri potrebbero mettere in serio dubbio i fondamenti stessi della nostra esistenza e indipendenza.” Aggiunse l’elfo.
“Non è saggio costruire una nuova casa senza le fondamenta- sospirò il vecchio riprendendo dalle mani della donna la ciotola ancora fumante- Ma la fretta è nemica dei buoni consigli. Mangiamoci e riposiamo. Domani ripartirai e cercherai di portarli alla ragione…. Tutti quanti!…… Mmhhh… con salsa di mirtilli!….. Complimenti!”
“Grazie” Sorrise la donna.
L’uomo apparve alle loro spalle come un fantasma. Il profilo tagliente si stagliava, scuro, contro la luna limpida:
“L’uomo assennato non si porta in casa il lupo. Siamo pronti a tenerci un branco intero?”
Un ciocco si spezzò, lanciando alte scintille nel cielo notturno.