Dai pensieri di Christoph..

 

La tranquillità di quella tavola, illuminata a stento dalla tremolante luce di delle ultime due candele rimaste, riempivano il cuore del Dantes. Allungò le gambe, soddisfatto del pasto che egli stesso aveva portato loro dalla Taverna di Yorik. La famigliola di Claudio era rimasta estasiata, nel mangiare quelle che il popolo, negli ultimi durissimi mesi, doveva aver immaginato come leccornie irraggiungibili. Il mezzo gigante a tratti sapeva essere insopportabile… ma sapeva cucinare, oh si !

Christoph era tornato là dove, già in passato, aveva trovato rifugio, la quiete di una vita normale. Alle spalle aveva anni pieni di lavoro, tumultuosi e difficili. Gli ultimi due a discutere, nel Concilio, su come salvare un mondo e le sue genti. Nonchè a fare da consigliere ai vari duca che si erano succeduti a Talos. Ben più di due, invece, ai vertici della chiesa di Teldon.
Poi, con l’arrivo sul Nuovo Adra, terra promessa creata pura e sana, i suoi compiti si erano tutti contemporaneamente esauriti. Di colpo, tanto che gli pareva più un furto di vita che non un meritato riposo.
Il Concilio Unito del Reame, inebriato dall’autorità di poter riconoscere ed accogliere nuove fazioni nonchè, ovviamente, le conseguenti promesse e scambi di favori che le avrebbero accompagnate, aveva tagliato seggi per far posto al tavolo.
Pur non avendo assistito alla votazione decisiva, Christoph aveva pochi dubbi sul fatto che le singole religioni fossero state escluse, o quantomeno i loro rappresentanti sostituiti, per far posto ad un Conclave che era la riscoperta dell’acqua calda, un’organizzazione non nuova per accentrare il potere religioso in contrapposizione a Magistria, dopo le Corporazioni.

Salvate le genti, scoprire che a nulla era valso e si poteva essere sostituiti pur senza critiche o sfiducie, lasciava davvero l’amaro in bocca. Se ripensava poi a quanto sforzo, quanti contrasti aveva sostenuto in quegli anni per bilanciare il pragmatismo di Anarion, per fare in modo che il Reame tutto potesse agire nel modo migliore, e non solo per sopravvivere a discapito di Tuiadri e tanti altri ! No, meglio non pensarci.

La tavola ora s’era fatta silenziosa. Con Tira che spazzolava i piatti per pulirli alla meglio, Tamira gli chiese chi stesse reggendo la chiesa Teldoniana, già che lui era li con loro.
"Il Cardinale Mauro Sciarpa. Sai, mi piace pensare di averlo messo io su quella strada", disse con una smorfia che voleva essere un sorriso, "ma naturalmente, una volta arrivati a destinazione ci si dimentica di chi ci ha messi sul carro in partenza. Forse è inevitabile: per farti un tuo nome, la via più rapida è quella di prendere distanze nette da chi ti ha sostenuto. Col senno di poi, devo riconoscere amaramente di aver fatto qualcosa di simile con padre Orion, anni fa."
"Però non mi pare giusto. Non credo mi piaccia…", rispose Tamira.
"In realtà credo vi piacerebbe molto. Le sue origini sono umili, più di quanto le mie non siano state mai, eppure guarda dov’è arrivato !… è l’esempio di dove ti possa portare il cuore se l’hai al posto giusto, lo spaccarsi la schiena per dare il meglio. E’ un buon uomo, e spero che rimanga tale in futuro."
"E come pensi che se la stia cavando ?", lei incalzò.
Il Dantes si prese del tempo per rispondere. Inspirò, ricordando come fosse stato inopportuno nel contraddire il suo nuovo Cardinale in pubblico.
"Bene", rispose, "forse è un po’ morbido nei confronti delle altre chiese, in particolare con la chiesa del Primo… ha permesso una resurrezione di un loro fedele che, francamente, al posto suo avrei impedito con ogni mezzo. Thormod aveva fatto una strage in taverna, la sera prima ! La Prima Vox, sul pianeta dove solo il Primigenio è presente, ci stermina come pecore e poi ci chiede di risorgergli un fedele !!? Ma Giammai !"
Sospirò di nuovo.
"Ma nel complesso il Cardinale Sciarpa è in gamba, sa parlare, e i fedeli sono ispirati. Forse, quel che gli manca verrà da solo, col tempo."

Una delle due candele si esaurì. La fiammella s’estinse.
Con la coda dell’occhio, a Christoph parve di vedere *qualcosa* sul volto di Claudio. Gli si gelò il sangue…
cos’era stato ? Pareva un viso distorto, malvagio come quello di un demonio. Possibile che ormai li vedesse dappertutto ? Istintivamente, la mano andò al fodero del mazzafrusto, che però era rimasto all’ingresso. Il libro delle preghiere no, tuttavia, e di nascosto cominciò a sfogliarlo verso l’invocazione fatale…
Tira tornò al tavolo, spostando la candela accesa al suo centro. Il viso di Claudio era quello di sempre.
L’immaginazione comincia a giocarmi brutti scherzi, pensò il Dantes. Dannazione, era stato ad un passo dal falciare un suo caro amico !

Con gran sorpresa di tutti, Tira servì il dolce, "come ai pranzi dei gran signori, visto ?". Rise. S’era ingegnata a trovare delle barbabietole rosse, di loro leggermente dolci. Non volle rivelare dove le avesse prese, ma pareva a tutti un miracolo. Con dell’olio sarebbero state ancora migliori, ma i frantoi erano un vago ricordo del passato… prima del gelo, prima della fuga, della morte.

"Ditemi voi, ora" chiese il Dantes, "sono giunte voci dagli armati di Talos, da quando li ho lasciati ?"
Mille dicerie, tanto diverse l’una dalle altre che non era possibile scorgere il vero. L’Artiglio resta, l’Artiglio se ne va, Pandino Duca, anzi non più, Talos sciolta, Talos attacca Narva… ce n’era davvero per tutti.
"Conti di non tornarci mai più ?"
"In questo momento, non vedo come potrei", rispose, prendendosi una pausa.
Su quest’argomento si, che era disposto a lasciarsi andare.
"Dannazione, per due anni sono stato consigliere di Sorosh, di Rhal, di Pandino. Ho visto Talos sprofondare nell’indecisione, votare una nuova gerarchia di comando perfino due volte al mese! Da dentro il Concilio, ho visto le facce degli altri capi di fazione, ho assistito al nostro diventare una barzelletta… ho visto l’incapacità di muoverci, di credere nelle nostre scelte, ho visto la PAURA nel considerare con chiarezza le possibili minacce verso Talos, poco prima di saltare su Adra Blu.
Ho visto l’incapacità di rimanere sulle decisioni della propria guida, finchè la guida stessa non è andata in pezziiih…". Riprese fiato. Sarebbe stato scortese morire soffocato sul loro tavolo.
"Dovessi tornare in Talos, sarebbe per abbatterla o per guidarla. Non ci sono mezze misure… restare tra loro a pascolare nella COSA che sono diventati è inconcepibile. Abbatterla, così che non s’infanghi ulteriormente il ricordo che ne serbo nel cuore ? Possibile…". Ora si, che l’atmosfera si era fatta pesante.
Il suo tono cambiò, nel dire "Certo è, che devo tornarci. C’è lo Stendardo dei Gaudenti, lì… ed è MIO…"

"Perchè non li guidi, allora ?" chiese Claudio. "Se pensi di poter fare meglio, allora dovresti. Sono parole tue !"
"Io potrei solo propormi. Dovrebbero votarmi loro. Sai, io li ho guidati per un giorno e mezzo…"
"Davvero !?"
"… ed ho rimesso il mandato dopo averli fatti giungere qui sani e salvi. Ma in quei due giorni… non so. C’era la minaccia reale di una possibile guerra, prima o dopo la partenza. Un dio l’aveva chiesta, appena la sera prima! Sentii il dovere di informare Talos, prepararla, stabilire alcune contromosse di base qualora la situazione fosse precipitata. Se prepari gli uomini, si muoveranno alla bisogna, senza che tu debba esplicitamente comandarli. Beh, rimasi sconcertato nel vedere come rifiutavano ogni possibile scenario, come si riparavano dietro l’utopia dello spezzare la catena dell’odio non facendoci trascinare in un conflitto !".
Sospirò. Poi gli chiese "Claudio, davanti ad un tuo avversario, fosse anche un vicino di casa, che dovesse recarti un grave danno, tu lasceresti correre ogni avvisaglia del suo torto, pur di non essere migliore di lui ? Ti minaccia di ammazzarti il cane, tu aspetti che te lo ammazzi sul serio prima di pensare a qualche contromisura ?"
Non ci fu risposta. In effetti, messa così, pareva non potessero esserci molte risposte possibili.
"Giunti su Adra Blu", continuò, "rimisi il mio mandato. E non venne riconfermato. Forse Pandino era più… tranquillizzante. Forse faceva meno paura, non evocava scenari spiacevoli".

"E di Pandino ? Se ne sentono di tutti i colori qui tra il popolo, si può sapere che accidenti è successo ?", chiese Claudio.
L’attenzione al tavolo si fece massima. Che Pandino fosse stato messo al potere, era stata notizia lieta e di gioia. Chi al mondo avrebbe potuto non volere che funzionasse ?
"Pandino si è trovato nella grandiosa opportunità di ritrovare una reliquia talosiana, e di punire il ladro, che parrebbe essere Logan Sorosh… che nel rubare a Talos, ne sarebbe diventato traditore e nemico". Gli occhi si spalancarono, dalle bocche l’aria corse veloce, pur afona.
"Ebbene, Pandino chiese consiglio ai suoi consiglieri. Me, Mauro Sciarpa e a Stephen, che della reliquia portava notizie. Si decise di appoggiare Pandino che propendeva per la pena capitale. Si portò Sorosh a Talos, e qui Pandino pronunciò la sentenza di morte. E sentenza era, non la chiamata ad un processo. La spada era pronta, la maledizione anche.
Poi, qualcuno chiese di votare, disse che voleva decidere se Sorosh dovesse morire o no. Poi Mauro Sciarpa, uno dei consiglieri di Pandino, uno dei tre che appoggiò Pandino al momento di valutare le prove e decidere, disse a sua volta che era necessario votare. E allora Pandino crollò. Ne venne fuori un processo popolare senza ordine, senza difensori e accusatori, in cui tutti chiedevano, tutti parlavano, e Sorosh naturalmente manovrava il sentimento di Talos verso un presunto eroismo. E’ finita con Sorosh libero, e Pandino distrutto nella sua autorità… e forse nell’animo."

"Ma ora chi comanda le armate di Talos ?", Claudio e Tamira chiesero la stessa cosa con parole quasi identiche.
"Beh… se davvero l’Artiglio se n’è andato, resta il Lupo… non so se Pandino è ancora il Duca o se si è poi spezzato; con Tornis Spadonis a Magistria, Orion Van Saar sempre lontano… direi che Talos è guidata da Gil Draugh…"
Sospirò.
E poi di nuovo. Tamira rise, "ce l’hai ancora con lui, eh ?"
"Non farmi nemmeno cominciare."

Finirono il dolce.
"Domattina vi darò una mano a sistemare i danni al carro. Dovete essere pronti per quando il Consiglio delibererà l’inizio della corsa ad Adra…"
"Ah, ma ci vorrà del tempo. Non lo sai ? Gli Adra hanno depositato il nostro maledetto scoglio in mezzo a un deserto !"
Christoph rise. Ecco, pensò, l’ultimo dono del Primigenio. Dal gelo alle sabbie infuocate… sempre isolati, come la minaccia che siamo.
"Beh, meglio un carro pronto a muoversi, comunque sia". Ma già pensava a voler irrompere al Concilio, fosse stato anche solo per dire loro di non sciogliere le carovane alla libera corsa per accaparrarsi delle terre, ma di mantenere il potere centrale, al fine di attraversare il deserto tutti in gruppo.

Ma per il momento, la serata era finita. L’ultima candela morì, e con essa la luce. Rimasero seduti alcuni momenti, così da abituare gli occhi alla sola luce della luna. Tra i cespugli appena oltre il loro tavolo, qualcosa si mosse. Il Dantes s’immaginò che fosse una figura ammantata di nero, con una lama lucente pronta da sguainare, un Assassino nelle tenebre, in cerca del suo pasto di sangue.
Non era un assassino. Loro erano altrove, chissà dove, ad uccidere grandi uomini. Come poche settimane prima, Rhal.
Nascosti… fino alla prima occasione.
Eppure Christoph, ora privo di cariche religiose e di Concilio, privo di grandi missioni, senza un’armata al suo fianco e gli amici migliori nella tomba, li vedeva oramai in ogni angolo buio.