31/ 1/ 2012 Diari di un pirata

 

MARE&SABBIA

Il tricorno volò alto nel cielo, per poi cadere su una duna di sabbia poco distante.
-Galvano, cerca di concentrarti per cortesia!- disse la figura ammantata.
-"Facile, tanto non sei tu a dover bere tutti i giorni con un orco"- pensò il giovane pirata raccogliendo il cappello e spolverandolo sommariamente, per l’ennesima volta.
Sapeva bene che la sua concentrazione non era compromessa a causa del ruhm, della birra, del porco mannaro o di qualsiasi altra schifezza cui era costretto confrontarsi faccia a faccia ogni giorno da quando Mac’ lo aveva raggiunto tra le fila degli Armati; no, era più che lucido ma la sua mente
era altrove, oltre le dune di sabbia, chissà quanto lontano.
Prima che potesse pensare ad altro un lieve senso di stordimento, collocabile alla nuca, lo costrinse a chiudere gli occhi, abbracciandolo per qualche istante nell’oscurità.
Quando si svegliò accadde qualcosa di inaspettato: un senso strano, nostalgico, lo pervase dentro fino alle viscere provocando una lieve nausea.
-"No non può essere vero, non potevo assere mal di mare."- Pensò.
Poi la vista di quel baule il cui continuo e regolare cigolìo lo aveva sempre tanto fatto infastidire, gli fece avere un lieve sussulto.
Ad un tratto una porta, l’unica, si aprì di scatto sbattendo contro lo stesso baule, scardinandosi di netto.
-Capitano! State bene? – disse il grosso orco, la cui sagoma si stagliava controluce con ancora la porta in mano.
-Certo Mac’ – ma dimmi…quante volte ti ho detto di bussare, e sopratutto di essere più delicato, quando mi cerchi ai miei alloggi?-
-Ma Galv… ehm, Capitano! Ho sentito lamentarvi e pensavo vi foste sentito male! A proposito vi ho gia detto che oggi vi trovo in ottima forma?!- rispose l’orco. -Grazie Mac’, credo di aver fatto solo uno strano sogno-
Ancora un po confuso, il giovane indossò il suo tricorno
-Comunque ora puoi appoggiarla, la porta- disse sorridendo all’amico -Gradisci un poco di rhum, caro?-
-No Capitano, ho gia fatto colazione con un pescespada e…-
-…e quante volte ti ho detto che puoi chiamarmi col mio nome quando vuoi?comunque prosegui.-
-…e… – proseguì l’orco infilando la porta tra la parete e il baule li vicino cosicchè non scivolasse in terra -…e volevo informarvi che tutti i preparativi sono ormai completati, la ciurma si sta occupando dei dettagli e sta issando a bordo le ultime derrate alimentari…-
Prima che potesse finire la frase vide il suo giovane capitano proiettarsi fuori a una velocità che quasi lo lasciò spiazzato.
Una luce abbagliante si scagliò contro i suoi occhi privandolo temporaneamente della vista, e costringendolo quasi a cercare un sostegno cui appoggiarsi.
La vista iniziò a tornare fulminea, portando con sé dettagli che aumentavano ogni istante sempre più lasciando intanto il pirata senza parole, ma con un doloroso nodo alla gola.
– …ma…non…è possibile- fu’ l’unica cosa che riuscìa dire.
C’era chi lucidava il ponte e chi rifaceva i nodi alle reti, due stavano issando tre grosse casse con un argano, e alcuni stavano cucendo le vele, arrampicati sugli alberi come ragni su un muro. Molti si girarono alzando lo sguardo verso di lui.
Si udirono alcuni saluti come -"Capitano Boranga!"- oppure -"Buongiorno, Capitano!"- altri si limitarono ad alzare il berretto, un cenno del capo oppure semplicemente sorridendogli.
Il giovane si girò di scatto verso Mac’ che lo aveva appena raggiunto alla ringhiera che si affacciava sul ponte, con un sorriso ammaliante in volto e quella che il grosso orco avrebbe giurato essere un piccola, trasparente lacrima.
Rigirandosi di fronte a se tuonò:
-Signori, ben ritrovati! Issate le ancore e ammainate le vele! salutate le vostre donzelle, perchè… SALPIAMO!-
Un boato d’assenso partì in risposta, ma, purtroppo non fu’ l’unica cosa che egli percepì. Ancora quel senso di stordimento e il buio lo attenagliarono di nuovo e rapidamente com’era arrivata quella sensazione si trasformò in un acuto dolore alla testa. In lontananza, nell’oscurità sentì qualcuno che chiamava il suo nome, e spaesato più che mai il pirata pensò: -"Che palle, chiunque tu sia risparmia il fiato per quando ti strozzerò, balordo!"-
Ad un tratto la vista si fece sempre piu chiara: una figura ammantata, si stagliava tra di lui e la volta stellata; l’individuo si tirò indietro il cappuccio, mostrando un viso più che noto.
Un bagliore attraversò gli occhiali. In quel momento, capì che quello che aveva appena vissuto non era altro che un sogno.
L’ennesimo sogno. Anche se il dolore che ora provava era più che reale. -Non pensavo trovassi così noiose le mie lezioni- sentenziò, tendendogli la mano per aiutarlo ad alzarsi.
-Maestro Lezard.. che.. è successo?- rispose il giovane tenendosi la testa e cercando il suo tricorno con lo sguardo.
-Diciamo che…- Disse con un ghigno compiaciuto – …che ti sei addormentato. E nel farlo hai sbattuto quel tuo testone vuoto contro quel sasso laggiù- Aggiunse indicando una piatta escrescenza rocciosa che emergeva di qualche centimetro dalla sabbia. -Tuttavia niente di grave. Per questa volta.- Il giovane allievo non potè fare a meno di percepirere una lieve nota di disapprovazione nella sua voce.
-Perdonatemi Maestro- Rispose spolverandosi il giacchetto dalla sabbia e alzandosi per andare a raccogliere il cappello che evidentemente, doveva avergli raccolto e appoggiato sopra alle loro cose, vicino ai bivacchi. -Ma ultimamente ho la testa altrove. Sono successe tante cose, tante sono ancora quelle da fare e impagnative quelle che sto già facendo…-
-Sinceramente non mi importa, Galvano. Qualsiasi cosa accada nella vita non devi trascurare ne sottovalutare la magia.- Lo interruppè il suo maestro –E’ vero ti sei impegnato molto, ma non abbastanza. Non sei ancora in grado di padroneggiare completamente le quattro cerchie arcane di base. E fino a quando non ne sarai capace da parte mia non avrai un attimo di respiro- Proseguì.
-Avete ragione. Tuttavia domani devo partire di nuovo, devo assolutamente raggiungere Mac’ Hebel, il mio fedele orco. E forse è anche il caso che passi prima a Ran a salutare Eowin e gli altri del gruppo. Da quando è stata fondata la compagnia ‘Becco di Corvo’ non l’ho più vista…- Esordì il giovane col cappello. -Ma forse dovrei smetterla di preoccuparmi inutilmente…- disse non sapendo come continuare.
-Si, credo che dovresti proprio smetterla. Ormai inizia a sapersela cavare da sola: non vederla sempre come la sempliciotta che hai preso sotto la tua ala. Piuttosto… hai detto che domani mattina riparti- Disse il mago alzandosi in piedi.
-Esatto. Ma ritornerò tra qualche settimana- Rispose il pirata con voce sicura.
-Bene Galvano, allora alzati.. Proseguiamo la lezione che TU oggi- Affermò con tono divertito -hai distrattamente interotto eheh- Concluse ridendo.
-Adesso!? ma è notte!- replicò con tono sorpreso.
-ZOT!- [Arel-dra di terza cerchia per il potere della magia! Magico! A zero! Mirato!]
-Arel-dra di terza cerchia per il potere della magia! Dispersione terza cerchia! Mirato!-
Per qualche secondo, un lampo di luce illuminò la zona circostante.
-Uhm, discreto. Ma vediamo come te la cavi con qualcosa di un pò più consistente- disse Lezard levandosi il mantello dalle spalle. -Una Dispersione è relativemente semplice da incanalare e castare- concluse.
L’allievo, ancora ansimante e con un sopracciglio alzato, lo osservò allontanarsi leggermente dai bivacchi.
-Maestro, non crede che sia meglio rallentare un attimo? ancora non mi sono ripreso completamente da oggi…- prima che potesse completare la frase vide Lezard farsi su le maniche, e intensamente, guardarlo fisso negli occhi.
Iniziò a a parlare.
-Arel-dra di quarta cerchia per il potere della magia! Fuoco! A zero! IN QUEST’AREA!-
Una spaventosa colonna di fiamme scaturì dalle braccia del maestro, quasi illuminando a giorno la zona circostante, dai bivacchi alle dune di sabbia, per un raggio di alcune decine di metri, e con una potenza tale che sembrarono attinte direttamente dall’inferno. Accadde tutto in un attimo.
Le lingue di fuoco investirono in pieno il giovane pirata.
Qualche secondo dopo le fiamme si placarono, lasciando solo qualche braciere qua e la.
Il polverone alzatosi iniziò ad abbassarsi, lasciando alla vista qualcosa che lo stesso Lezard fu’ felice di constatare.
Esattamente dove prima si trovava Galvano, ora c’era qualcosa di molto simile a una statua di
pietra. che aveva le stesse sembianze del ragazzo: il giacchetto indosso, il cannocchiale nel fodero, il cappello tricorno in testa e una mano portata al petto.
Qualche secondo dopo la statua iniziò a riprendere colore, restituendo allo scontro il giovane Capitano, ora affaticato più che mai.
-Uff! Dannazione, c’è mancato poco!- pensò.
-Complimenti figliolo, ottima Pietrificazione. Se avessi esitato un secondo di più ora sarei costretto a raccoglierti con un cuchiaino. Credo che adesso sia giunto il momento di passare alla prossima cerchia. Almeno a livello teorico. Siediti e prendi carta e calamaio.- Sentenziò con voce austera il maestro.
-Va bene Maestro Lezard- rispose l’allievo, ancora esausto dallo sforzo -Ve l’ho mai detto che ho sempre odiato la teoria?-
Così, senza ricevere risposta alcuna, con occhio stanco volse lo sguardo annoiato verso l’orizzonte, là, dove di lì a poco avrebbe iniziato ad albeggiare.