16° giorno, 7° mese, 2012 dopo la Caduta

"Il sole aveva raggiunto lo zenit in un’assolata e calda giornata estiva, rendendo l’aria rovente e irrespirabile presso il campo d’armi del Castrum.
Il Centurione Khalliope Mezzelfa, meglio conosciuta come “Il Flagello degli Orchi”, era in ginocchio, boccheggiante, in mezzo al campo, il corto subligaculum madido di sudore e i lunghi capelli che le si incollavano sulla fronte. Khalliope odiava non essere a posto, non avere il completo controllo di tutto. E soprattutto odiava quei due pezzi di stoffa che le coprivano i fianchi e il petto e non la proteggevano per nulla. Perché non poteva usare la sua armatura, si chiese con un cupo brontolio.
Il giovane uomo dalle spalle larghe e dalla pelle ambrata non aveva la benché minima gocciolina di sudore e i lunghi capelli corvini erano accuratamente legati sulla nuca. Khalliope cominciava ad odiare anche lui.
“Vi ripeterò il movimento, Centurione- disse l’uomo mentre la mezzelfa si rialzava faticosamente in piedi- Stavolta sarò più veloce.”
Khalliope tese tutti i muscoli del suo corpo, osservò con attenzione tutti i minimi movimenti dell’uomo, cercò di astrarsi dal mondo circostante, di togliere le distrazioni.
Un bagliore e la mezzelfa cadde pesantemente a terra con un gemito di dolore.
La gladiatrice a fianco, dagli occhi verdi e dai capelli corvini, scosse la testa.
“Non siete concentrata abbastanza, Centurione.- La redarguì- Vi siete fatta distrarre da troppe cose di nulla importanza”
La donna si avvicinò alla cesta delle armi e scelse con cura una corta spada ricurva:
“L’Arte del combattimento di noi gladiatori richiede il completo controllo di sé stessi. Non potete, ripeto, non potete farvi distrarre dal sudore o dai capelli in disordine. Non potete incespicare come una scolaretta perché non avete l’armatura!”
Poi prese ad armeggiare con il proprio ridotto perizoma:
“Quando rimarrete senza questo, arrossirete come una verginella qualsiasi, Centurione?”
Il volto della mezzelfa avvampò di rabbia improvvisa.
Appoggiato alla staccionata, poco lontano, il gigantesco Sairax diede un colpo di gomito all’umano a fianco a lui, girato di spalle.
“Guardaguardaguarda!- lo richiamò eccitato- Adesso viene il bello!”
“Mh?”
“La tipa si sta spogliando! Guarda che spettacolo!”
“Oh” rispose distrattamente l’uomo
“Non stai guardando!” Lo accusò il Sairax
Con un sospiro, l’uomo si voltò, guardò per un attimo la scena e poi si rivoltò
“Contento?”
Il Sairax sbuffò e scosse la testa.
“Ancora con questa storia?”
“Già, ancora con questa storia- rispose l’uomo- Hai fatto come ti ho chiesto? Sei andato al Sancta Sanctorum di recente?”
“Si, proprio ieri!”
“Eh……?”
“Si, ha ancora i suoi colori. Sbiaditi, ma li ha!”
“Allora sono qua tra di noi- annuì il Centurione- non c’è altra soluzione!”
“Ormai la tua è un’ossessione. Non vuoi proprio mollare, vero? Sei peggio di un caprone”
“Già, è così che ho guadagnato la mia prima onorificenza”
“E la tua prima “infamia” “ lo canzonò il Sairax
L’uomo rispose con un sogghigno. Poi il Centurione raccolse le sue armi, si aggiustò la corta tunica usata per allenarsi con i gladiatori e cominciò ad incamminarsi verso il Quartiere Generale.
“Vado- annunciò- Continuo le mie ricerche”
“Ma come?- protestò il Sairax -proprio ora che è il mio turno?”
“E vedere il tuo orribile sedere peloso nudo e all’aria aperta?- rispose fintamente inorridito l’uomo- No grazie, per oggi passo! Non ho più l’età per vedere certe cose!” E salutò il commilitone con un ampio gesto del braccio. Il sairax ricambiò con un occhiolino e un rutto.
“Buona ricerca!”

Al centro dell’arena, il Centurione Khalliope Mezzelfa cadeva ancora pesantemente a terra.

Tre Centurioni Pretoriani presso il campo d’armi del Castrum"