26° giorno, 9° mese, 2012 dopo la Caduta

"L’attacco era arrivato inesorabile come la tempesta. Si erano schierati con ordine ed efficienza, ogni tribù sotto le proprie bandiere o totem e al segnale del loro comandante si erano scagliate con violenza cieca e inaudita contro il Castrum fortificato della I Legio Victrix.
A migliaia erano caduti nelle trappole disseminate nel terreno e altrettanti erano rimasti impalati negli acuminati pali di legno infissi davanti alla fortificazione.
I Sagittarii della Legione, capitanati dall’inflessibile Centurione Khalliope, avevano falciato file su file di quei mostri ma quello non era un semplice esercito. Era rabbia cieca, ribollente furore, odio e malvagità. Utilizzando i corpi dei propri compagni avevano riempito i fossati e si preparavano a scalare le alte palizzate del Castrum con scale improvvisate.
Era arrivato il momento delle spade e degli scudi. Il momento di vedere negli occhi un nemico che muore.
Dall’alto della torre centrale il Legatus Horatio Timat IV osservava con attenzione lo svolgersi dell’assedio. La marea mostruosa si infrangeva senza sosta contro le mura del Castrum come le onde di un mare in tempesta contro gli scogli mentre gli uomini sulle mura colpivano senza sosta e pietà facendo volare teste, braccia e gambe.
Il Legatus guardò oltre e vide l’orizzonte ribollire tutto quanto.
Fino a quando avrebbero resistito? Quando la stanchezza avrebbe avuto ragione dei propri uomini, tagliando il fiato e fiaccando le braccia?
Già i cavalieri erano smontati dai propri cavalli per dar manforte alla fanteria e l’intera VII Coorte, che aveva affrontato l’assalto più duro alle mura occidentali, era stata sostituita per intero dalla VI per potere rifiatare. I Veterani si davano il cambio sempre più di frequente e il fiato era sempre più pesante e affannoso, nonostante i rifornimenti.
Da quanto stavano combattendo? Ore? Forse di già un giorno? Cominciava a preoccuparsi per i suoi uomini. Con apprensione cercava di interpretare i momenti della battaglia, di capirne i segni. Ma non era la sua battaglia, non era il suo posto. Cominciava a montare un senso di frustrazione. Spaziò con lo sguardo tutto intorno a sé fino a quando non notò qualcosa. Aguzzò la vista, portandosi una mano sopra gli occhi: parecchie tribù si erano staccate dallo schieramento dirigendosi alle retrovie.
“Primus Pilus!- gridò al gigante a fianco a lui- Guardate! L’Antico aveva ragione! Dobbiamo fare qualcosa per avvertirli e aiutarli! Solo le fortificazioni ci hanno permesso di resistere così tanto, in campo aperto saremmo stati aninentati alla prima ondata, mai visto niente del genere…” Indicando con la mano le tribù che si stavano allontanando.
Il Centurione ringhiò, osservando la marea dei mostri che stava completando l’opera di accerchiamento del Castrum.
Solo una porta era libera. Per poco, forse.
“Più facile a dirsi che a farsi, Legatus”