7° giorno, 9° mese, 2012 dopo la Caduta

 "Il vecchio Meandros si lasciò sedere pesantemente su un tronco caduto lì vicino. Tirò fuori una pezza di tela e si asciugò il sudore che gli imperlava la fronte e scosse la testa.
Tutt’intorno a lui era un fremere convulso di attività, un correre da una parte all’altra quasi isterico, un rincorrersi di ordini, grida e contrordini, un crescendo di imprecazioni e sbuffi, il tutto pervaso da una nota palpabile di paura.
Meandros sospirò, sconsolato. Non era così che voleva finire i suoi giorni, non in quella maniera.
Guardò sconfortato l’ascia accanto a lui: per tutta la vita aveva intagliato il legno, gli aveva dato forma e vita, creando sedie, panche, casse, qualsiasi oggetto della vita comune potesse essere abbellito e potesse rendere più felice il fortunato possessore di un suo pezzo d’arte. Conosceva il legno profondamente, lo amava e rispettava; non era certo quello che stava facendo adesso il modo per farlo.
I rumori sordi dei colpi d’ascia tutt’intorno a lui lo riportarono alla realtà. Si stirò la schiena, alzandosi, afferrò l’ascia e ricominciò a tagliare il tronco di fronte a lui.
S’interruppe poco dopo, all’avvicinarsi di una donna:
“Mastro Meandros! Mastro Meandros!- si rivolse la donna con fare agitato- Non trovo più mia figlia! L’avete vista?
Il vecchio scosse la testa, stringendosi nelle spalle.
“E’ da due giorni che manca- disse la donna portandosi una mano alla fronte- Era uscita nel bosco per cercare delle erbe. Non è da lei sparire per così tanto tempo!”
“Non saprei cosa dire. Sono desolato- si giustificò- Hai provato a chiedere a loro? Sicuramente sapranno qualcosa”
“Grazie, Meandros. Farò come suggerite. Buona giornata!”
“Buona giornata anche a te! E stai tranquilla.- le sorrise bonariamente- Vedrai che andrà tutto per il meglio”
Il vecchio riprese a lavorare. Dopo un po’ guardò in direzione degli accampamenti e scosse la testa, sconsolato."