8° giorno, 9° mese, 2012 dopo la Caduta

"Gravava un silenzio innaturale nel sottobosco. Non un ronzio di insetti, non il leggero stormire delle fronde, nemmeno il richiamo di un uccello o il rumore di un animaletto di passaggio.
Silenziosi e furtivi, gli uomini si muovevano senza il minimo rumore, seminascosti dalle felci e da flebili dita di nebbia che saliva dal suolo.
La capanna si stagliava in una piccola radura in mezzo al bosco, un piccolo ponticello di legno portava all’entrata e a fianco il recinto per gli animali. Non si scorgeva nessun segno.
Il centurione alzò la mano e la chiuse a pugno, imperiosamente. Il Crespo grugnì e lanciò un flebile ululato, portandosi la mano alla bocca.
Dopo attimi che parvero interminabili, l’agile figura del Pigro volteggiò sopra il grande albero che sovrastava la capanna, scomparve tra le fronde e atterrò sopra il tetto di paglia, a testa in giù. Poi, afferrandosi a un appiglio minimo, entrò da una finestra aperta e scomparve nel buio.
Il Centurione scosse la testa con disapprovazione, con un leggero tintinnio dell’elmo:
“Ma deve sempre fare l’esibizionista a questa maniera? Non poteva avvicinarsi strisciando come tutti gli altri?”
Il Crespo strinse le spalle:
“E’ fatto così. Gli piace giocare e vuol dimostrare di essere il più bravo. Non possiamo mica ucciderlo per questo, no?”
Nessun segno dall’interno della casa, non un rumore, non una voce.
Gli uomini trattennero il respiro, in silenzio assoluto.
Stava passando del tempo, troppo tempo.
Il Centurione strinse la mano sulla spada mentre l’arco di Khalliope si tendeva con lentezza mortale.
Anche il Crespo scuoteva la testa preoccupato.
Poi la figura del Pigro emerse dal buio della porta, le spalle basse, la testa china. Si appoggiò alla staccionata sospirando e poi fece segno con le mani di avvicinarsi.
Gli uomini si avvicinarono ancora circospetti, le spade sguainate.
Dall’interno un odore acre, penetrante e il ronzio fastidioso di un nugolo di mosche.
Il Crespo, il Centurione, Khalliope e altri ufficiali entrarono, fecero pochi passi e si irrigidirono, gelati, il respiro mozzo per l’orrore:
“Dei!……”