14° giorno, 2° mese, 2013 Dopo la Caduta

La vela variopinta della nave Kender era ben visibile, a qualche centinaio di metri avanti, e vista la sua vicinanza alla nebbia aveva già visibile il piccolo fuoco di segnalazione.
A bordo della seconda nave la tensione era palpabile e l’ordine risuonò secco.
“Accendete il fuoco”
Mentre la fiammella dietro il vetro della lampada si accendeva il secondo si rivolse al comandante.
“Stanno per entrare nella nebbia, ci avviciniamo? Rischiamo di perdere il contatto.”
“No. E’ troppo rischioso, li conosci gli ordini; una nave deve sempre tornare, per avere nuove informazioni, altrimenti non cambierà niente la prossima volta.”
“Vero… non mi sono ancora abituato a questi nuovi ordini… cinici a volte.”
“Si, ma estremamente pratici.”
La voce del marinaio di vedetta sulla coffa, risuonò forte e chiara nel silenzio spettrale che precedeva l’entrata nella nebbia.
“FIAMME! FIAMME A DRITTA!”
Da dentro la nebbia il bagliore di un grande incendio formava inquietanti giochi di luce e ombre, era evidente che qualcosa non era andato per il verso giusto.
La voce del comandante squillò forte e chiara: “INVERTITE LA ROTTA, E IN FRETTA!”
Subito, gli abili marinai addetti alla vela e il timoniere, eseguirono l’ordine.
Quando la nave era ormai completamente girata dalla nebbia emersero tre ombre.
Tre navi, scafo e vele nere, una grande vela quadrata centrale e una sul bompresso proteso verso di loro come una lancia. Le vele un po’ flosce per il poco vento non davano alle tre navi la spinta necessaria per raggiungere la nave kender che invece era già entrata in una rapida corrente. I remi delle tre navi battevano l’acqua lentamente e non sembrava nemmeno in grande sincronia, evidentemente i rematori non erano esperti.
Il comandante diede ordine di buttare a mare le botti di olio per lampade, dopo aver fatto squarciare la copertura.
“Arcieri! Pronti.”
Quattro arcieri balzarono sul ripiano alto di poppa, la punta delle frecce infuocate e gli occhi che non perdevano di vista la macchia d’olio che espandeva, sempre più vicina alle navi inseguitrici.

Dai diari di bordo di un comandante Kender.