OMBRE AL CREPUSCOLO: CRONACHE DEI FIGLI DEL RICHIAMO DI ILADARIS

“Mia signora… il Signore delle Ombre non desidera essere disturbato. Comunicate all’araldo il vostro nome e il motivo della comunicazione, e forse… tra un paio di mesi avrete udienza”.
L’anziana donna scruta il giovane Crepuscolare con aria paziente… poi gli sorride mettendo in mostra i pochi denti rimasti e gli risponde con molta calma:
“Beh… dite allora a Raven delle Ombre che la vecchia Iris, cuoca e custode di Palazzo Raseiden vorrebbe parlare con lui. Sai… ci sono alcune questioni importanti che devono essere discusse…”
“Ah!?!… voi siete quella Iris???” chiede il Crepuscolare
“Esattamente…”

Il centro di comando è una vecchia tenda da campo militare altarupina, logora e sbiadita dal tempo e dal troppo utilizzo, come gli arazzi appesi negli angoli: la maggior parte simboli di compagnie ormai scomparse da tempo.
Al centro della stanza un grande tavolo con sopra cartine geografiche, progetti di costruzioni, scartoffie, monete di vario taglio e alcune bottiglie vuote. Tra queste cose, l’anziana donna posa lo sguardo su una strana pergamena nera… Anche se ci sono due bracieri accesi, la vecchia viene scossa da un brivido… uno strano freddo che penetra nelle ossa… Di colpo le ritorna alla mente l’attraversata nei ghiacci: i corpi senza vita di centinaia di persone: donne, bambini e anziani coperti dalla neve… Quanti parenti e amici sono periti…
“R-a-aven?” pronuncia il mio nome cercandomi con lo guardo per tutta la tenda.
La osservo mentre pronuncia il mio nome, ma non mi scorge e non può percepire la mia presenza dietro di lei, l’ombra mi cela ai suoi occhi poco attenti…
Mi avvicino a lei e delicatamente appoggio sulle sue spalle uno dei miei mantelli invernali: sussulta per la sorpresa ma subito riprende il controllo.
“Vuoi farmi morire per lo spavento?!”
Le sorrido e con un cenno gli indico di sedersi. Aspetto che si sia sistemata e vado a sedermi al mio posto, proprio di fronte a lei.
“Dimmi vecchia… che cosa posso fare per te?”
Lei mi fissa, nei suoi occhi vedo la stessa espressione preoccupata di tanti anni fa, quando guardò per la prima volta un gruppo di giovani ombre senza una casa…
smetto di pensare…ricordo…vado indietro nel tempo, lentamente….ancora più lentamente……

Kirshrùan che mi guarda e con il braccio indica una vecchia magione abbandonata: è maestosamente in rovina… “Volevi una casa per le tue Ombre, Raven?! Eccola! Ho trovato persino alcune persone disposte a farci da servitori: tra loro c’è una vecchia sdentata di nome Iris e suo marito il Baffo”
Osservo la magione in silenzio… Finalmente una dimora dove tutte le Ombre possono riunirsi e sentirsi a casa, un luogo materiale dove far rinascere il Richiamo.
“E quanto c’è costato Kir? Non avrai usato la mia cassa…”
“Tu non hai una cassa Raven!!! Non farmi arrabbiare!!!… Non c’è costato nulla, è disabitata perché la gente ha abbandonato queste terre: hanno paura! Ahahahah… Quello che si sussurra nelle taverne è la leggenda di uno stregone nero che dimora su queste terre da tanti anni, e che si aggira di notte come un ombra… Anche i predoni hanno paura di passare per questa zona…”
“Kir…l’unica costruzione che conosco in queste terre è una sola: è la torre del mio vecchio maestro…”
Un sorriso compare da sotto il suo cappuccio nero… “Presto darò il via alla ristrutturazione…ma come lo vuoi chiamare mio signore?”
Guardo quello che sarà negli anni a venire la dimora dei miei fratelli, mi volto e lo fisso negli occhi mentre lui aspetta come un predatore silenzioso, la mia risposta: “Palazzo Raseiden”

Lascio scivolare via quel vecchio e doloroso ricordo e ritorno a concentrarmi sulla conversazione.
Lei e lì, mi guarda con aria preoccupata e comprendo che capisce cosa sto pensando…
“Mio Signore… loro sono morti, li avete sconfitti e stanno pagando per il loro tradimento”.
“Ne sei così sicura? Loro sono forti anche nella morte… I loro spiriti attendono tra le braccia della Dama che i fedeli cagnolini trovino il coraggio di richiamarli…”
“State combattendo il passato, e questo vi sta consumando, lentamente e inesorabilmente…”
“Da quando una vecchia da lezioni di vita a me?!?”
Mi guarda ancora con quel modo suo, quasi… quasi materno. È possibile?
“La mia è saggezza contadina, mio Signore… Ma c’è anche la consapevolezza di essere parte di quello che voi chiamate il Richiamo di Iladaris. Io ero lì, al primo concilio Ombre a Palazzo Raseiden; ho pianto alla morte di Zagarna e del Drago D’Ombra; ho gioito quando Zildian ha chiesto in sposa Lynn o quando i Valorian sono venuti per i dettagli del matrimonio della Signora. Ho brindato al ritorno del mago che vive nel passato e nel presente… Ho fatto finta di nulla quando tornavate nella notte con carri di vino non nostro… Io, il Baffo e gli altri servitori siamo sempre stati presenti e abbiamo fatto la nostra parte per il Sacro Ordine delle Ombre! E mi chiedo, guardandovi oggi, dov’è finito quel maestoso giovane Signore che vendicava i torti del passato costruendo il nostro futuro…”.
Resto in silenzio, messo all’angolo dalla mia cuoca…
Ci guardiamo e poi di colpo il suo sorriso sdentato spezza la tensione, e per un attimo, anche il freddo sembra meno pungente…
“Vecchia c’è altro? Presto dovrò partire per andare al Castello degli Eroi, l’Ordine mi aspetta…”.
“Beh…in tanto che ci sono, vorrei sapere quando farai ricostruire Palazzo Raseiden? Non che non mi piaccia qui, è che io il Baffo e gli altri vogliamo un posto tranquillo…”
“Presto… ma avrà un altro nome: Palazzo Vikernes… qualcosa in contrario?”
“No no…è che le costruzioni stanno andando lentamente e il tempo passa…”
“Arriva al punto… ho ancora un sacco di cose da fare, coordinare un sacco di persone e i miei pirati vogliono le taverne”
“Non ti sembra, mio Signore, di ricoprire troppe cariche? Anche questa storia del Duca di Altarupe è.. direi, bizzarra? Insolita?… Il popolo sa chi è il Duca legittimo, non per eredità di sangue, ma per diritto di tutto quello che ha fatto verso la sua gente… Voi, noi, abbiamo altri compiti che non possono essere trascurati”.
Per la seconda volta le sue parole mi riportano al passato… tempi antichi e gloriosi…malinconia per quello che è stato… perso troppo velocemente…

Siamo su un porticciolo, c’è una piccola imbarcazione su cui sventola il simbolo imperiale, maestoso e fiero… La Guardia Imperiale è tutta intorno a Lui, al proprio Imperatore, Artemis, pronto per salpare e tornare a casa… Io me ne sto defilato, è il loro momento, hanno giurato di proteggere Lui e chi porta il suo sangue… Lo amano, e per lui sfiderebbero i sette abissi di Crondor o i nove cieli di Morgam… emanano una forza tangibile, e l’onore e la gloria li circonda… Artemis si volta verso di me, si avvicina solo, vuole parlarmi…
“Raven…”
“Sii mio Imperatore”
“Oggi è un grande giorno per l’Impero di Altarupe, e posso ritenermi soddisfatto… finalmente l’armata, la MIA ARMATA, ha due braccia che lavorano per un unico obiettivo: la Guardia Imperiale, con tutti i suoi doveri e oneri… e il Sacro Ordine delle Ombre, che svolge quei che compiti che solo lui può fare… Diversi come il giorno e la notte, ma fondamentali entrambi…”

Il sangue brucia nella sua violenza e mi riprendo con la consapevolezza che quella fu l’ultima volta che parlai veramente con il mio Imperatore… Bevo del vino, mentre la vecchia Iris attente una risposta, ma è un calice amaro…
“Presto le cose torneranno al loro legittimo posto. Ho fatto un giuramento e intendo rispettarlo…”
Capisce che è tempo di lasciarmi solo…
“A presto mio Signore…”
La vedo uscire dalla tenda… e mi viene alla mente una frase del mio vecchio maestro quando voleva stuzzicarmi…
“Non sei forse tu, Raven, che ti vanti di essere il lungimirante?!?…”

“Lungimirante… hai proprio ragione Nur! ahahahahahaahahaha”