La pergamena agli eroi

Le parole, anche se sussurrate, producevano una leggera eco lungo i corridoi di pietra, come se le pietre stesse bisbigliassero tra loro.
“Ma Maestro, crede davvero che sia una buona idea, quella di chiedere aiuto a quel gruppo di pazzi?”
“Quelli che tu chiami pazzi, di fatto, hanno risolto più di una situazione complessa e spesso in situazioni terribili. Io non so perché, ma credo che il disegno iniziale non fosse sbagliato. Unire razze e modi di pensare rende più… flessibili, più aperti a trovare le soluzioni.
Forse aiuta anche il loro litigare, il loro essere in lotta l’uno contro l’altro. Non abbassano mai la guardia, non si fidano di nessuno e il più delle volte tradiscono e tramano nell’ombra.”
“Ma… questo non dovrebbe far si che noi li evitassimo?”
“Non capisci, questo loro modo di comportarsi è la loro forza e quando adempiono ad una missione sono la forza di tutti. Noi abbiamo dei limiti, abbiamo dei preconcetti, loro no, e se li hanno se li cambiano a loro favore in batter d’occhio.”
“Credo di capire, cioè non capisco come facciano e come le loro azioni non certo limpide arrivino a risultati utili per tutti, però funziona.”
“Esatto, ricorda che il Padre Primo stesso ha voluto questo, più di una volta, evidentemente un motivo c’è.
“Si, si, vero”
“Per questo porteremo la pergamena alla ritrovo del Mee-Rhin e tra le altre cose discuteremo con loro su come affrontare lo Shol-Vass, mettendoli al corrente di quanto abbiamo ipotizzato sino a d’ora.”
“Bene, farò in modo di preparare il tutto, Maestro.”
 
Dialogo al Castello degli eroi