Voci di Taverna

 

 

 

 

 A che punto siamo della nostra campagna di gioco…

Il fuoco scoppiettava allegro nel grosso cerchio di pietre che gli accampati avevano frettolosamente sistemato l’una accanto all’altra. Erano giunte persone da ogni fazione, e lentamente la folla si stava accalcando nella zona designata per la riunione.
Donne, uomini, quei pochi vecchi che erano sopravvisuti all’esodo dal Reame Incantato, qualche bambino: nessuno voleva perdersi il discorso perchè questa volta la voce si era sparsa come una macchia d’olio. Questa volta non c’era da scherzare, era chiaro. Le informazioni che di solito venivano filtrate e modificate dal passaparola per renderle più accettabili, più delicate, questa volta erano giunte uguali.
Parlare con un narvatico sarebbe stato l’equivalente di farlo con un ranita e questo indubbiamente suonava come qualcosa di strano, come il segnale che le cose si stavano mettendo male.

In poco più di due ore migliaia di persone erano raccolte attorno al grande cerchio di pietre. Scalpitavano, spingevano, tutte cercando di avvicinarsi quanto più possibile al tizio vestito di nero che passeggiava nervosamente a pochi passi dal fuoco.
Gente del Reame, fratelli della stessa terra, adoratori di Dei, benvenuti. Sono felice di vedere che le differenze che ci hanno segnato negli ultimi anni non hanno scalfito la nostra coscienza. Sono felice di vedere facce amiche attorno a questo fuoco, oggi triste portatore di sventura.
La figura camminava nervosamente attorno al perimetro tracciato con le pietre. Si grattava nervosamente le mani, cercando di tenere la voce più alta possibile, in modo che tutti sentissero.
Ebbene, non sarò gentile con voi, non sarò moderato.
Le azioni scellerate delle nostre genti, di noi stessi, ci hanno portato alla fine.
L’ira del Primo si è palesata, devastandoci, costringendoci ad un esodo durato mesi e mesi in lande coperte di ghiaccio che non avevano il sapore di casa, che non erano nemmeno sulle mappe che i nostri nobili cercavano di seguire.
Siamo venuti a contatto con le Lacrime, le sacre Gemme Matrici, riuscendo a stabilizzare la situazione, creando una breve parentesi di torpore, per alleviare le stanchezze e ritemprare lo spirito. Ma non è questo che vogliamo.
Non è questo il futuro del Reame Incantato. No…l’esilio è solo l’inizio della sofferenza.
Gli esploratori non mentono. I loro occhi sono stati testimoni della distruzione che il Primigenio ha scatenato. Non esiste scampo per noi. Non in queste terre, perchè il loro destino è gia stato scritto. Gli obelischi che solo negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere ormai sono inutilizzabili. La mancanza del potere delle gemme a guardia dell’equilibrio della nostra terra, quella che i saggi hanno definito Adra, ha reciso ogni legame con la speranza. La terra si spacca! Adra è destinata alla fine, all’ultimo viaggio verso l’oblio…e tutti noi con lei!

La gente cominciava a mormorare sempre più nervosamente. Tutti quanti conoscevano la situazione, tutti sapevano che il Concilio del Reame stava disperatamente spostando la gente da un obelisco all’altro, sfruttandolo attraverso il potere delle gemme di cui era entrato in possesso, per creare quel calore sufficiente alla sopravvivenza nell’arido deserto di ghiaccio che il Primo aveva scelto come punizione. Tutti sapevano e tutti, allo stesso modo, speravano che la situazione prima o poi si sarebbe risolta.
Ma questa volta era diverso.
Era una sensazione che si poteva respirare nell’aria. Terrore, disperazione, la sensazione che non ci fosse un epilogo felice, ma solo una drammatica fine nonostante i rigori più brutali dei ghiacci fossero stati vinti grazie al sapiente utilizzo delle Gemme Matrici. E le parole della figura illuminata dal fuoco non facevano altro che alimentare questa sensazione nella gente.
Fuggire come topi.
Topi che ormai erano giunti alla fine, al punto dal quale non si torna.

Gli Dei stessi erano inquieti.
Non rispondevano più come prima e gli stessi chierici, quando erano consultati non avevano risposte, ma consigliavano di sforzarsi assieme per la salvezza.
Morire avrebbe significato perdere la conoscenza degli Dei e questo non era accettabile.
Questo non era previsto.

Sappiate comunque che questo non è il destino che il Concilio ha deciso per la nostre gente
Riprese la figura
Io parlo a nome dei nostri nobili, di tutte le fazioni, che da mesi stanno concentrando tutti i loro sforzi per dare un’alternativa a tutti quegli eroi che sono giunti fino a qui attraversando il ghiaccio. Ho detto eroi, avete capito bene, perchè nessuno di noi, di voi, può considerarsi meno di questo. Il Concilio che guida la nostra gente, il popolo prediletto dagli Dei, ha trovato e pianificato un’alternativa.
Hanno preso contatto con noi alcuni Adra vestiti d’azzurro, provenienti da un altro mondo, sembrerebbe un nuovo Adra, con loro abbiamo tracciato una via, un percorso, che per quanto scosceso e ostico ci consentirà di raggiungerlo, e là sopravvivere.
La nostra cultura non deve sparire. Non è questo il nostro destino. Il Concilio non permetterà mai che questo avvenga

Il brusio a quel punto era ai massimi livelli. Ognuno diceva la sua, discutendo con l’individuo affianco.
I nobili non erano più molto rispettati in quei giorni di dolore.
Certo, l’impegno c’era, ma le condizioni tutto sommato più agiate e l’ignoranza generale della gente aveva generato un sentimento di odio crescente verso la nobiltà, che in più di un’occasione aveva acceso focolai di rivolta. Tra la popolazione si era addirittura costituita una sorta di milizia indipendente, formata appunto dalla gente delle Fazioni, che si era presa l’impegno di vigilare sulla sicurezza laddove l’occhio della manciata di nobili sopravvissuti che gestivano le armate non poteva arrivare o semplicemente, scoraggiato, si era stancato di farlo.

Silenzio!!! Silenzio!!!
Tuonò la figura nel cerchio di pietre.
Non siamo bestie. Non siamo giunti sin qui per mettere in discussione le scelte di chi abbiamo seguito fino a questo punto.
Alternative non ce ne sono, il tempo è poco e le minacce ogni giorno più frequenti, più pericolose.
Raccogliete le vostre cose, Gente del Reame, siate leggeri, abbiate cura di avere con voi solo lo stretto indispensabile e fate in modo di trovarvi tutti attorno al bosco dove sono accampate le armate. I nostri alleati Adra organizzeranno un viaggio, un passaggio sicuro per le nostre genti, custodi della conoscenza.
Un nuovo paradiso ci attende!
Attende ognuno di voi, Eroi. Spargete la voce a chi non è potuto essere qui questa sera!
Diffondete la notizia, fatevi vento sul quale viaggiano parole di speranza. Il futuro della nostra gente è scritto. Il Concilio del Reame vi promette una nuova vita, su un nuovo Adra.
Concedetemi ancora un’istante, questi sono gli ordini, dimostrate ancora una volta la vostra tenacia e obbedite a questi ultime imposizioni prima del nuovo inizio che vi viene offerto…

La figura ammantata estrasse un grosso rotolo di pergamena, fece un profondo respiro e cominciò a leggere con quanta voce aveva in corpo. Era soddisfatto, ora non restava che sperare negli Adra e riferire al Concilio che la gente era stata informata. Di sicuro sarebbe stato premiato di sicuro…
…all’improvviso aprì gli occhi, la fronte imperlata di sudore, le vesti umide.
Ancora questo dannato sogno!” imprecò.

D’istinto frugò ai piedi del rudimentale letto, trovò quasi subito la cappa nera e cominciò a vestirsi. Come avrebbe potuto parlare nuovamente alla gente?
Aveva fatto grandi promesse, dato speranza di vita nuova, ed ora doveva avvisare tutti che si sarebbe dovuto affrontare un nuovo viaggio, questa volte tra le sabbie infuocate di un arido deserto che li circondava a perdita d’occhio.
E per cosa? Il Concilio aveva deciso all’unanimità, una rarità di questi tempi dove le proposte erano discusse e ridiscusse fino allo sfinimento.
I nobili non erano stati molto dettagliati con gli araldi, semplicemente avevano riferito che il trasferimento sul nuovo Adra era andato a buon fine, ma che il posto che spettava di diritto alle genti del Reame non poteva essere sicuramente il deserto nel quale erano stati catapultati.

Il Dux in persona aveva parlato con l’Araldo, accennando ad un fantomatico Castello degli Eroi, preparato dagli autoctoni per ospitare gli esuli del Reame.
Finì di stringersi la cinta, sistemò la scarsella e il porta pergamene che conteneva gli ordini scritti del suo signore.
Non avrebbe certo disubbidito ai suoi superiori, sapeva bene che i nobili, questa volta, stavano davvero agendo per il bene di tutti, ma la folla, quelle persone che aveva guardato negli occhi, una ad una, non sarebbero state bestie facili da domare.


Dagli inizi del decimo mese dell’anno 2011 gli Eroi si erano messi di nuovo in viaggio per raggiungere il Castello degli Eroi, poco più di tre mesi di cammino li attendevano…e ormai mancano poche settimane all’arrivo.

 

Si ringrazia per il testo Nicola Gobbi Frattini