SIR RANDAGIO PIEDESVELTO
Benvenuto, viandante.
Siediti un momento e riposa all’ombra di questo salice, giacchè molte sono le cose che vorrei raccontarti.
Randagio fu il mio nome.
Nacqui nell’anno 1070 dal mercante Rambaldo Piedesvelto, e da Annarita De’ Tremarella da Filottrano.
Mia madre morì di parto, ed io non la conobbi mai.
Mio padre impazzì per il dolore di quella perdita, e mi educò severamente per i primi 7 anni della mia vita.
In cuor suo non mi perdonò mai per essere stato la causa, seppur indiretta, della morte della sua amata.
Da lui imparai i trucchi ed i segreti del commercio, la sveltezza nel decidere, e la sottile arte del valutare le persone con una semplice occhiata, cosa che mi rese salva la vita in più di un’occasione.
A 7 anni mi affidò ad un suo amico, anch’egli mercante e grande viaggiatore, perché "vedessi il mondo e mi facessi le ossa"…non lo rividi mai più.
Con tal nuovo tutore, Paolo Fiorino, ebbi modo di girare il mondo per molti anni.
Fui in terra d’Oriente, dove gli uomini hanno occhi sottili come lame e tirano con corti archi di corno; da loro imparai l’arte del tiro ed i suoi segreti, e dai loro monaci ebbi il dono della Meditazione.
Fui nelle torride terre del Sud, dove gli uomini sono scuri come carbone.
Fui tra i ghiacci del tetto del mondo, dove piccole creature abitano in cupole di ghiaccio.
Attraversai i mari ed i deserti, le montagne più impervie e le foreste più intricate.
Imparai dagli Alberi la Pazienza, dal Vento la Musica, dalle guerre e dalle miserie l’amore per le Creature del mondo.
Nel 1090, durante un viaggio per mari sconosciuti, fummo attaccati dai pirati, che colarono a picco il nostro vascello ed uccisero il mio tutore.
Mi buttai in mare, e nuotai fino alla riva.
Qui, in un villaggio di pescatori, mi fermai e conobbi l’amore.
Una giovane, strana ragazza dagli occhi profondi e dal viso color del rame fu la mia sposa.
Credetti di aver trovato finalmente la pace ma una terribile burrasca, in un metallico pomeriggio di Ottobre, sorprese la mia fragile canoa e mi trascinò via lontano.
Dopo 4 giorni di terrore, più morto che vivo, finii su una spiaggia sconosciuta.
Cercai invano per anni di ritrovare la strada di casa, ma non ebbi fortuna.
Rimasi solo, e decisi che quello era il mio destino.
Vagai per ogni dove, a lungo: il mio liuto mi diede da mangiare, il mio arco mi difese, il mistero e la solitudine che mi avvolgevano come un manto, straniero in terra straniera, tennero lontani i curiosi.
…giunsi infine a Talos, ma mio padre era ormai morto da molto tempo, il suo ricordo sepolto sotto una scritta: "a Randagio, possa tu posare i tuoi occhi su questa pietra, un giorno. Ti ho amato, figlio mio".
Piansi amare lacrime, seduto in silenzio sulla sua tomba.
Tutto questo accadeva quasi mille anni fa.
Scoprii in seguito di essere uno dei dannati, colpiti dalla maledizione dei Meyvalian.
Ricordo bene il giorno in cui risorsi per la prima volta. Schiacciato da un’enorme montagna di fuoco, il corpo ormai ridotto a una polpetta, mi risvegliai e la prima persona che vidi era Tkot, in persona: il mio amato mentore.
Ci misi parecchio tempo a conoscere la mia nuova natura. Cercai in ogni modo di aiutare quelli come me, che con il tempo uno dopo l’altro si risvegliavano. Alcuni li portai dalla parte del bene, altri dovetti combatterli e staccare loro la testa.
Cercai sempre, finchè fui in vita, di proteggere i deboli e gli indifesi, di dire la verità, e di agire con rettitudine.
Ebbi sempre una grande simpatia per gli umani e le creature mortali, una grande tenerezza per i loro corpi fragili e per le loro meravigliose, grandi idee.
Volli aiutarli, ma senza pormi sopra ad essi.
E non sempre ci riuscii…
Il Re Aaron primo, che mi fece Cavaliere, mi diede un codice che cercai per molto tempo di seguire al mio meglio.
Non sempre ne fui capace.
Uccisi molti uomini in vita mia, cercando di difendere la giustizia.
Vendicai molti fratelli morti, cercando di rimanere sulla retta via.
Ma togliere la vita a un mortale è già di per se’ un errore.
E gli errori si pagano.
Sempre.
A un tratto mi resi conto che stavo cambiando.
Troppi amici morti, troppo sangue sulle mie mani.
Rinnegai mio padre, Teldon, e intrapresi un cammino nuovo, inesplorato, oscuro, enormemente affascinante.
Il cammino dell’Uomo che non ha bisogno di altro se non di se stesso…
Mi fermo qui, viandante.
Questo è il mio presente, anche se per te è solo lontano passato.
Se sei seduto sulla mia tomba, vuol dire che son morto.
Perfino io…
E se leggi queste parole, vuol dire che qualcuno le ha trovate, e su questa pietra le ha incise.
A lui vada la mia gratitudine.
E a te il mio augurio.
Fai buon viaggio viandante!
Cerca sempre la pace, non infiammarti per facezie, usa la parola…e la spada solo se davvero necessario, sii giusto e misericordioso.
E la gente ti ricorderà, come forse ha fatto con me…
Randagio Piedesvelto
Cavaliere del Reame, del Sacro Ordine della Giarrettiera.
Gaudente e Uomo Libero.

