ANANTA NAGARAJA

“…Ma non era morto?…”
Una frase appena sospirata interruppe il silenzio nelle cucine, il giovane Enil non era riuscito a tacere, sentiva già su di se il disappunto del capocuoco e aspettava rassegnato il momento in cui il suo vecchio amico lo avrebbe colpito, intimandogli di riprendere il lavoro piuttosto che perdere tempo in cose che non dovevano interessare un garzone di cucina; ma era stato più forte di lui: sapeva che era meglio non fare domande, che gli abitanti di quella dimora avevano comportamenti lontani dalla comprensione di un giovane delle campagne, eppure non era riuscito a tenere la bocca chiusa, quel pensiero gli ronzava in testa dalla notte precedente, quando salendo per il secondo piano, al cinquantesimo gradino, li dove gli arazzi raffiguranti baccanali e immagini sacre, lasciavano il posto ad una finestra dai vetri colorati e dalle rifiniture preziose, lo aveva intravisto, proprio li, sulle porte della stanza dove ogni notte portava una brocca di Eiaculus senza mai incontrare nessuno, per poi riportarla alle cucine l’indomani vuota .

Ricordava chiaramente lo sconforto che lo assaliva…..quel sorriso accennato che stava li a qualche metro da lui, tagliente come una lama e invitante come una donna dal mestiere antico… ricordava lo sforzo per non incrociare quello sguardo e di come l’istinto lo pregasse di fuggire mentre il suo corpo era ormai preda della paura, ricordava una voce, ma non ne era sicuro, un congedo sussurrato… ”…a domani venerabile zio…” e il silenzio che ripiombava pesante nell’atrio lasciandolo solo con quella figura dal fascino inquietante…

ananta 1

In quel momento di angoscia gli erano tornate alla mente le istruzioni del maestro di Palazzo su questa parte del suo compito: ”Se mai lo dovessi incontrare non fissarlo e non disturbarlo in nessun modo, è un ospite importante che viene qui a riposare, e per grazia del padre, non azzardarti a toccarlo! Mai!”

“Lavora ragazzo e non ci pensare troppo…fidati è meglio…” la risposta inattesa del vecchio lo aveva richiamato dai suoi ricordi,

“Ma come, non vi adirate? Non mi colpite per ciò che ho detto?”

“No” sospiro il cuoco…”ma guarda che lo faccio se non ti rimetti al lavoro, questo banchetto non si preparerà da solo!..e poi ragazzo, senti, non devi dare peso a tutto ciò che si dice su quel uo….su quel ospite!.. a sentir le voci è morto, ma le voci su di lui girano da che mio nonno era ancora giovane e ti assicuro è meglio non sapere quali sono vere e quali no.”

“molti Corvi caddero a Vicies, ma evidentemente lui non era tra quelli…..molti Narvatici morirono durante l’ultima guerra, ed io ho sentito più di uno giurare di averlo visto cadere nella prima o nella seconda delle grandi battaglie presso l’accampamento di Narva… al ritorno ad Eius, però, la sua stanza non era vuota!”

“Ma è vero che possiede una ramacian dal manto bianco? E che le ha fatto lesionare timpani e voce per far si che non serva ad altro che al suo diletto?…” chiese incurante di ciò che aveva appena sentito.. “poi dicono che dalla sue stanze entrino ed escano strane figure… ma se ciò fosse vero non credi che non lo saprebbe nessuno?…”

“Lascia perdere!..” sbotto il vecchio ormai visibilmente adirato, aveva alzato lo sguardo, e attraverso i vapori della cucina Enil riusciva a vedere negli occhi dell’uomo quello sconforto che la notte precedente gli si era cucito addosso.

“Non si Parla degli Oscuri! E figuriamoci del Cardinale Nagaraja! Non te lo hanno insegnato da piccolo?… si dice di qua …ho sentito di la….perché ora non gli vai a chiedere se è vero che è stato scudiero di un umano e se ha avuto sul serio una figlia da un’eretica?. piccolo idiota!” urlò il cuoco lanciando una pentola, per poi cercare di nuovo il contegno appena perduto.. “scusami ragazzo, ma ora piantala e torna a lavorare.”
ananta 2

Il giorno seguente il Capocuoco apri le cucine come suo compito e controllò che ogni garzone avesse svolto i servizi a lui assegnati. Nel farlo notò che una brocca per il vino mancava dalla dispensa….”Cosa normale da queste parti..” pensò, finché un pensiero non lo sconvolse, ed il sangue gli si gelò nelle vene….dicono che in quel istante con filo di voce disse:

“Ragazzo…non sarai stato cosi stupido da chiederglielo veramente?”

Stai cercando Qualcosa?

Usa il form qui sotto per cercare nel sito:

Seconda Fondazione, IL GRV