Geografia

Città delle Aquile

by IL Narratore on mar.03, 2010, under Geografia

Proconsolato di Galeon, Contea di Asken

Città delle Aquile, così chiamata fin dalla sua fondazione ad opera delle prime comunità di nani che lavoravano instancabilmente nel cuore delle montagne, è un città popolosa, letteralmente abbarbicata sul fianco orientale di uno dei picchi più maestosi dei Monti di Altarupe: Karak-Armath nella lingua dei nani, che tradotto significa letteralmente “Incudine degli Dei”. L'intero complesso cittadino è un esempio esaltante della forte e maestosa architettura nanica, funzionale e inespugnabile.
Le costruzioni della città sono realizzate con lo stesso materiale che i nani hanno sbancato dai fianchi della montagna.
I risultati di questo sbancamento sono stati cinque enormi gradoni artificiali sui quali i primi coloni hanno gettato le fondamenta dell'insediamento.
Città delle Aquile a tutti gli effetti appare come un'immensa fortificazione a gradoni incastonata sul fianco della montagna, che si arrampica fiera per più di duecento metri dal livello inferiore a quello superiore, dove sorge il gigantesco forte.
Strade strettissime e abitazioni ammassate, quasi costruite una sopra l'altra, fanno da cornice alle normali attività del borgo, che principalmente riguardano la lavorazione di argilla e la metallurgia. Innumerevoli forge, perlopiù gestite dai discendenti degli antichi fabbri di razza nanica, tingono costantemente il cielo sopra l'insediamento di un fumo intenso, che rende la città visibile a molte miglia di distanza.
Proprio la produzione di armi e armature è uno dei vanti principali di Città delle Aquile, che assieme a Neridia risponde quasi completamente al fabbisogno delle Legioni Imperiali.
Tra i prodotti più apprezzati del posto vanno menzionate la famose armature di Mithril, la cui lavorazione e progettazione sono tutt'oggi un segreto gelosamente custodito dagli artigiani più vecchi ed esperti.
Queste particolari corazze, oltre ad essere molto più leggere delle normali controparti d'acciaio, sembrano offrire il doppio della resistenza, divenendo in molti casi veri e propri oggetti di culto.
Tanti dei discendenti dei nani fondatori della città infatti vivono tutt'ora a Città delle Aquile, e nel corso degli anni, pur non prestando regolare servizio presso le Legioni Imperiali, hanno dato vita ad un corpo di milizia molto particolare, che si occupa, in completa autonomia, di pattugliare e difendere la città contro qualsiasi attacco.
Questi pittoreschi combattenti amano indossare le antiche corazze dei loro padri, gelosamente tramandate nei secoli, e formano un elite straordinaria da vedere e micidiale da affrontare: in città questi valorosi sono conosciuti come “Difensori”. Assolutamente unica per la propria posizione strategica, Città delle Aquile è diventata nel corso dei secoli un importante centro di addestramento militare.
Qui infatti, sfruttando le migliaia di aquile che nidificano sui picchi adiacenti alla città, è nata un'importantissima accademia per la formazione di truppe speciali. I Falconieri di Città delle Aquile sono uno dei plotoni in forza all'Armata di Altarupe, anche se oggi vengono solitamente impiegati soltanto per missioni speciali in territori poco clementi.
Nelle leggende della città si fa spesso menzione di questi soldati e dei loro rapaci, che a quanto pare più e più volte si sono dimostrati fondamentali per l'esito di battaglie disperate. Il più celebre dei racconti mitici vorrebbe addirittura uno dei Signori della città, Thorgrim il Grigio, salvato proprio da una di queste aquile, dopo che la sua guardia d'onore era stata circondata da un'intera tribù di orchi, durante una delle antiche battaglie per il controllo dei terriotri montuosi di Altarupe.
Ricevere in dono uno dei rapaci addestrati di Città delle Aquile è tutt'oggi considerato oltre che un grande onore un segno di amicizia profonda e di rispetto: è prassi comune infatti che I maestri falconieri donino ai comandanti d'armata di Altarupe, nel momento della loro nomina, uno dei migliori esemplari di aquila in loro possesso, in modo che l'animale possa simbolicamente vegliare su di lui con occhi sempre attenti.
Ai tempi dell'Impero e di Artemis, Città delle Aquile non ha modificato le proprie usanze, e come nei secoli addietro conta di un'immensa guarnigione che in ogni periodo dell'anno può disporre di duecento falconieri, quattrocento tra balestrieri e arceri, più un numero variabile di scout addestrati al combattimento tra le montagne, che oscilla tra I trecento e I cinquecento a seconda del movimento di bestie tra le montagne. Oltre a queste truppe regolari vanno ricordati I Difensori, che solitamente non superano mai le cinquanta unità. Ad oggi la città è amministrata da un messo imperiale, che guida e amministra l'insediamento nel nome del primo Imperatore di Altarupe.

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Radius

by IL Narratore on feb.18, 2010, under Geografia

RADIUS

Proconsolato di Solt, contea di Asken

Il castello di Radius è forse il più rappresentativo della molteplicità sociale e culturale dell'Impero di Altarupe.
Edificato negli anni immediatamente seguenti al Patto, il castello si erge maestoso sulla frangia orientale delle Colline dei Nani, a poca distanza da Picco Coraggio; secondo le leggende una fittissima rete di gallerie e cunicoli parte dai livelli più profondi del castello per diramarsi in tutte le direzioni attraverso il sottosuolo, giungendo addirittura nel Territorio Talosiano.
Il nome col quale oggi è conosciuto il castello pare sia la fusione di due termini: Radorg, che nella lingua dei Nani significa “pozzo” e Yhus, che in antico Elfico viene ricondotto a “diamante”. Il nome attuale Radius, secondo le teorie imperiali significherebbe dunque “pozzo dei diamanti”. Nulla di più appropriato se consideriamo che la particolarità della zona è proprio l'estrema ricchezza del sottosuolo da sempre sfruttata dai Nani, che nel corso dei secoli hanno creato uno dei più vasti sistemi minerari dell'intero Reame Incantato.

In tempi remoti si pensa che Radius fosse essenzialmente un forte nanico, conosciuto col nome di Tor-Radorg e realizzato con l'unico intento di proteggere il lavoro dei minatori impegnati nelle operazioni di scavo e lavorazione dei minerali estratti. Quando i nani di Tor-Radorg, motivati dal famoso Patto, entrarono in contatto con le numerose culture che stavano popolando Altarupe, si accorsero del potenziale che i loro territori offrivano e presero la decisione di aprire diverse trattative commerciali per finanziare i molteplici progetti di scavo che da tempo cercavano di realizzare. Negli elfi trovarono i loro maggiori acquirenti, oltre che fedeli alleati e saggi consiglieri.

Un'antica leggenda legata a Radius vede uno dei suoi signori, Ungrim Guanto di Pietra, impegnato con un demone che infestava le miniere più profonde del complesso. Per anni il combattente cercò di sconfiggere la creatura infernale, ma sembrava che le doti di grandi combattenti sue e dei suoi uomini fossero inefficaci. Accadde che in quel periodo giunse a Radius Elean, un ambasciatore elfico incaricato di seguire le trattative commerciali con la comunità dei nani, che aveva grandi doti e conoscenze legate alla magia antica. L'alleanza che nacque tra Ungrim ed Elean portò in breve tempo i suoi frutti e le forze congiunte di nani ed elfi sgominarono velocemente le schiere del demone, sancendo un legame di collaborazione e di amicizia che avrebbe portato nel corso del tempo alla costruzione di Radius così come lo conosciamo oggi.
A Radius appare evidente anche ai visitatori come le costruzioni appartengano a due diversi stili architettonici: l'abitato posto sulla superficie è di chiara ideazione elfica, con abitazioni ed edifici che simulano una fitta foresta interamente lavorata nella pietra, mentre il castello è espressione della pratica mentalità dei nani.
Al di sotto del borgo si trova il centro dell'attività nanica: ricavate in un enorme caverna artificiale sorgono le abitazioni dei discendenti dei nani di Tor-Radorg, costantemente impegnati nell'estrazione e nella lavorazione delle gemme e dei metalli ottenuti nei livelli sempre più profondi delle miniere. In questi cunicoli i nani hanno scoperto, circa quattrocento anni orsono, uno dei più grossi giacimenti di diamanti mai ritrovati nell'intero Reame. Due gigantesche fornaci sono incessantemente in funzione e contribuiscono a riscaldare l'intero complesso sotterraneo di Radius, garantendo condizioni ottimali per la crescita dei Funghi di Caverna, probabilmente la maggior fonte di sostentamento della comunità e per la distillazione della birra, da sempre uno dei vanti della cultura nanica.
Abbarbicato sul fianco di una montagna, Radius non ha un vero e proprio sistema murario, essendo l'intero complesso una enorme fortificazione. Eccezion fatta per i due borghi, quello di superficie e quello sotterraneo, puntellati di locande e attività commerciali legate essenzialmente all'artigianato, l'intera area è fortemente militarizzata. Attorno al perimetro del complesso sorgono letteralmente dal corpo della montagna otto maestose torri di osservazione, che garantiscono una visuale ottimale per chilometri. Il castello vero e proprio, interamente inglobato nella montagna ad eccezione della facciata principale, funge sia da residenza per il Centurione locale, attualmente un Messo Imperiale discendente di Ungrim Guanto di Pietra, sia da caserma: in ogni periodo dell'anno Radius dispone di una guarnigione composta da cento fanti, un corpo d'elite composto da arcieri elfi e balestrieri nani che può vantare circa cinquanta unità e più di duecento miliziani scelti tra gli abitanti del borgo che prendono servizio in caso di minaccia.

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Città di Altarupe

by IL Narratore on set.02, 2009, under Geografia

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Castello sopra La Collina

by IL Narratore on ago.13, 2009, under Geografia

CASTELLO SOPRA LA COLLINA

Proconsolato di Belial, Contea di Firas


Il Castello sopra la Collina sorge appunto su un’enorme formazione di origine morenica, generatasi con ogni probabilità a seguito dello spostamento di qualche ghiacciaio durante il periodo delle grandi glaciazioni. Situato a poco distanza dalla capitale di Altarupe, domina l’area circostante per molti chilometri, garantendo una visuale molto ampia e dettagliata su quasi tutto il tratto nordoccidentale delle Colline dei Nani. Stabilire una data esatta da ricondurre alla sua costruzione è praticamente impossibile e le leggende altarupine parlano della sua esistenza addirittura in epoche precedenti la firma del Patto tra Umani, Nani e Uomini Rinoceronte. Considerato da i più un luogo a metà via tra misticismo e leggenda, Castello Sopra la Collina è la dimora da sempre di Mastro Weyland, il costruttore di artefatti, una delle figure più misteriose dell’intero Reame Incantato. Nessuno conosce la vera origine di Weyland, e anche la sua età pare misurarsi in secoli piuttosto che in anni. Nel corso del tempo Weyland ha progressivamente perso buona parte della sua sanità mentale e nonostante ora pare sia scomparso dalla sua dimora, le sue gesta e le sue opere non sono dimenticate. Vengono attribuite proprio a Mastro Weyland creazioni leggendarie come la Spada degli Antichi Re e il Martello della Giustizia, il simbolo della Corporazione dei Miliziani.
Molti eventi degni di nota si sono compiuti attorno alla zona dominata dal castello così come tante battaglie ancora oggi raccontate nelle maggiori narrazioni altarupine. Forse la più celebrata tra queste è la leggendaria battaglia combattuta dagli eserciti della Montagna Bianca contro le orde dei Baaling e degli Shernak, attratte dalla grande concentrazione di potere magico della zona dopo la prima destabilizzazione dei Cancelli dell’Ombra. In questo scontro gran parte dell’Esercito Ducale Altarupino si sacrificò per combattere la minaccia demoniaca e grazie ad una strenua resistenza, supportata dalle arti mistiche dello stesso Weyland, riusci a conseguire un’epica vittoria che, celebrata in ogni luogo del Reame Incantato, generò il giusto mito dell’invincibilità delle truppe di Altarupe.
Il castello non presenta particolari fortificazioni e non ha un borgo annesso alla sua struttura. Per volere dell’alto consiglio nobiliare altarupino nessun nobile può reclamare il territorio del castello come proprio feudo, in segno di riconoscenza per l’aiuto che Weyland ha sempre portato alle genti di Altarupe. Nella piana ai piedi di Castello Sopra la Collina si svolgono molte importanti festività radicate profondamente nella tradizione altarupina, come quella del Rinnovo; in questa antichissima cerimonia le genti hanno l’opportunità di rendere omaggio agli Dei, e i rappresentanti delle razze si ritrovano in pace per ricordare il Patto, il primo trattato stipulato per sancire il rapporto di amicizia tra le antiche popolazioni originarie della zona.
Ad oggi, sotto la nuova organizzazione imperialistica del regno nulla è cambiato e il Castello Sopra la Collina continua ad essere ufficialmente la residenza di Mastro Weyland, nonostante nessuno sappia esattamente dove egli sia. Allo stesso modo anche la nobiltà rispetta la sacralità e la tradizione del luogo riconoscendolo indipendente dal controllo diretto di un Centurione.
Nell’area ai piedi del castello per volere del Dux Anarion I D’Yvresse sono state edificate delle sedi semi permanenti delle corporazioni tutte, aperte soltanto in occasione delle festività per garantire ad ognuno, sia esso Umano o meno, l’accesso gratuito alle conoscenze che costituiscono le fondamenta culturali dell’intero Reame Incantato.

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Patricia

by IL Narratore on lug.15, 2009, under Geografia

PATRICIA

Contea di Firas

Patricia si erge al centro di una vasta pianura ed è circondata da dolci e verdi colline sul lato ovest che gradualmente si innalzano fino a collegarsi alle catena montuosa maggiore nel centro di Altarupe. La città fu costruita per volere della famiglia Corrino, che fino a pochi anni fa era l’unica proprietaria ed amministratrice delle maggiori opere monumentali tra le quali la Grande Biblioteca, l’Università e la Cattedrale. Patricia basa la sua economia essenzialmente sulla produzione di olio e vino, molto rinomati infatti sono i vigneti a ridosso della zona est della città che risentono della positiva influenza del vicino corso del fiume Runes e del vento caldo che sale dalla costa.
Il commercio è molto fiorente perché da sempre la città riveste il ruolo di principale nodo commerciale per le rotte carovaniere dirette a sud; queste vie sono tutt’oggi molto frequentate dato che la navigazione sul Mare dei Gorghi Eterni resta comunque un’impresa decisamente ardua e ben poche compagnie mercantili, ad eccezione di quelle originarie di Ebla, possono sostenere gli oneri legati al mantenimento di una flotta stabile seppur di piccole dimensioni.
La dura reggenza della famiglia Corrino ha permesso negli anni uno sviluppo armonico dell’area urbana e, durante i costanti ampliamenti, è stata mantenuta l’idea originaria di uno sviluppo concentrico dei quartieri della città. Vista dall’alto la pianta stessa di Patricia è infatti un’enorme spirale al cui centro si trova il Palazzo Proconsolare attualmente occupato dal Proconsole Brado De’Belial. Apparentemente complessa, la composizione del tessuto urbano rivela invece una grande predisposizione alla funzionalità, con ogni spira studiata per delimitare un quartiere diverso e per rafforzare e migliorare le difese cittadine. Questo particolare sistema di difesa che nasce essenzialmente dall’impossibilità di arroccare il palazzo del signore della città in cima ad un colle si è dimostrato negli anni altamente efficace, tanto che il Palazzo di Patricia non è mai caduto in mani nemiche fin dalla sua costruzione.
La città imperiale di Patricia è divisa in sette grandi quartieri:
il Quartiere Esterno è il più mutevole, dato che ad ogni ampliamento della città il portale d’ingresso viene spostato, rendendo l’accesso di Patricia unico nel suo genere. In questo quartiere si trovano le sedi delle gilde dei lavoratori e delle maggiori compagnie mercantili, oltre a innumerevoli magazzini, stalle e mercati di bestiame all’aperto.
Il Quartiere delle Fornaci è il secondo che si incontra addentrandosi nella città. Il nome deriva dalle sue case costruite con la nera e dura roccia estratta dal Picco Coraggio, scelta perché è l’unica che riesce a resistere senza danneggiarsi alle alte temperature e ai fumi delle decine di fornaci che punteggiano l’esterno del quartiere stesso; nell’interno invece sorgono le botteghe dei mastri vetrai, i cui lavori in vetro soffiato sono famosi e ricercati in tutto l’impero.
Il terzo quartiere viene detto dei Magazzini ed è il luogo nel quale sono stipate le principali riserve di cibo della città che consistono soprattutto in vegetali e carni, entrambi molto rinomati perchè conservati mediante un antico procedimento di gestione della temperatura che consente un bassissimo dispendio di sale e altri conservanti. In questo quartiere di Patricia viene inoltre prodotto olio in grandi quantità mentre gli scarti derivanti dalla lavorazione di quest’ultimo vengono seccati e triturati in una seconda lavorazione per la creazione di una pece utilizzata per l’illuminazione urbana.
Procedendo verso l’interno i visitatori accedono al Quartiere dei Parchi , caratterizzato da tetti di vetro che ricoprono la quasi totalità della sua superficie. Questo quartiere è stato voluto dalla famiglia Corrino per avere all’interno della città stessa un luogo di tranquillità e meditazione senza necessariamente dover uscire da Patricia. Grazie al clima mite del città, botanici da tutto il Reame Incantato hanno avuto la possibilità di creare un sistema molto elaborato di serre e giardini, nei quali far crescere piante che normalmente sono uniche di altre regioni. Uno degli intenti principali dei signori della città al momento dell’ideazione e dello sviluppo dei progetti del Quartiere dei Parchi fu anche quello di ovviare alle continue importazioni di merci dal sud di Altarupe che rendevano spezie e frutti esotici difficilmente accessibili alla stragrande maggioranza della popolazione.
Il quinto quartiere è detto delle Biblioteche ad onore appunto delle numerose sale di lettura che vi sorgono. In questo quartiere dedicato alla cultura è possibile trovare anche numerose officine che si occupano di produrre carta in grandi quantità utilizzando le materie prime coltivate e cresciute nel Quartiere dei Parchi. In questa zona della città sorge la famosa Università: un grande palazzo che ospita al suo interno le diverse scuole scientifiche e filosofiche alle quali venivano iniziati i giovani più promettenti della famiglia Corrino. Ogni ala della struttura ospita una scuola particolare assolutamente indipendente dalle altre; la differenziazione è accentuata soprattutto dalle diverse tipologie di arredamento che rendono ogni zona assolutamente unica. L’area riservata agli studi riguardanti la fede è quasi interamente ricoperta da una sottile lamina d’oro e l’illuminazione è ottenuta tramite un sapiente gioco di specchi presenti sul tetto. Qui non sono presenti finestre e la luce risulta costante a qualsiasi ora del giorno come se la notte non potesse toccare queste stanze. Nella zona degli studi riguardanti le arti della guerra l’arredo spartano è realizzato in ferro battuto e molto spazio è mantenuto libero per gli esercizi fisici e le simulazioni di battaglia realizzate tramite modelli scenici di piccolissima scala. Nella zona degli studi alchemici e scientifici le aule sono separate a seconda degli insegnamenti specifici ed ognuna possiede al suo interno numerose gabbie con cavie di laboratorio e piccole serre alimentate tramite condotti invetriati atti ad incanalare il vapore necessario sia al riscaldamento che al mantenimento di un elevato grado di umidità per lo studio dei parassiti e delle muffe.
Il sesto cerchio di Patricia viene chiamato Quartiere del Tempio. Esso ospita la grande Cattedrale di Teldon che per estensione occupa l’esatta metà della superficie del quartiere stesso. La restante parte dell’area fino a qualche anno fa era destinata ai dormitori dei Corrino che sceglievano di intraprendere gli studi ecclesiastici. Oggi questi dormitori non sono più unicamente riservati ai nobili fondatori della città ma ospitano indistintamente fedeli, religiosi e pellegrini. La grande Cattedrale di Teldon si differenzia dalle altre imponenti opere architettoniche di Patricia essenzialmente per l’assenza dello sfarzo che ha sempre accompagnato i Corrino nel corso dei secoli. La struttura in effetti altro non è che un casolare quasi distrutto privo di copertura per facilitare, simbolicamente, la comunione con Teldon stesso, Dio della Natura e dell’Equilibrio, al cospetto del quale il vero fedele deve accettare qualsiasi condizione gli venga prospettata. Viene infatti fatto divieto assoluto di interagire con l’ambiente della Cattedrale, la quale è ormai invasa da rampicanti ed arbusti che, salendo lungo le pareti, in alcuni punti formano una sorta di copertura naturale. Nel Tempio non esistono aree privilegiate o pulpiti privati, infatti ognuno può sedersi dove ritiene sia meglio; durante le funzioni religiose, addirittura, è usanza comune non rispettare le gerarchie nobiliari per dare spazio esclusivamente alle figure di riferimento della Chiesa Teldoniana. L’ingresso ai fedeli di altri dei è qui vietato, poiché per la rigida impostazione religiosa dei Corrino viene considerata eresia l’entrata di un fedele di una divinità perdente. L’attuale Proconsole della città ha dimostrato grande rispetto della tradizione di Patricia e ha scelto di mantenere intatto questo divieto.
Nel settimo quartiere che è il centro vero e proprio della città non sono presenti abitazioni civili. L’unica struttura che si erge invincibile qui è il palazzo dei signori di Patricia noto col nome di Beatità Teldoniana Corrino. Situato al centro della pianta della città è una costruzione di una bellezza inimmaginabile che sorge al centro di un piccolo lago artificiale, dando l’impressione di galleggiare placidamente su di esso. La base del palazzo affonda di qualche braccio nell’acqua ed è mantenuta stabile grazie ad un complesso sistema di palafitte e pietre galleggianti di origine vulcanica. La struttura è collegata alla terraferma grazie a quattro ponti rigidi fatti in madreperla, lo stesso materiale che, tritato in polvere finissima e unito da collanti di origine vegetale, ricopre la totalità della costruzione. La madreperla fu scelta al momento della realizzazione della grande dimora per creare un collegamento immediato tra il Palazzo e la pianta della città, simile ad una conchiglia. La Beatità Teldoniana Corrino riflette la luce sotto forma di dardi argentati sia di giorno che di notte. All’alba la superficie della meraviglia architettonica frutto della passione per le arti dei Corrino risplende in una pioggia di toni rosati che al tramonto si tramutano in incredibili scintille cremisi. All’interno della costruzione si trovavano gli alloggi privati di tutta la famiglia Corrino e le scuole primarie in cui venivano istruiti i giovani nobili. Ora, con l’avvento del Proconsole Brado De’ Belial il palazzo è stato ridimensionato, concedendo alla famiglia Corrino solo un’ala per gli alloggi, mentre il resto della Beatità è stato adibito ai ricevimenti e alla gestione del potere secondo le disposizioni del nuovo signore della città.
Dopo alcuni mesi dall’inizio dell’anno 2009 D.C. il Proconsole De’Belial ha spostato la produzione del vetro oltre la cerchia esterna, iniziando allo stesso tempo la costruzione di una nuova cinta muraria difensiva secondo i più moderni criteri bellici. Al posto dei vetrai sono state create aree ad esclusivo uso militare, interdette ai normali cittadini. Imponenti, ai lati del nuovo portale della città, sono stati eretti da poche settimane due colossi interamente lavorati in ossidiana di Neridia che rappresentano il Proconsole Brado De’Belial e Anarion d’Yvresse il Giovane, attuale Dux di Altarupe. Inoltre è stato istituito il Concilio di Patricia, presieduto dal Proconsole stesso, dai Castellani delle Centurie e dalle massime cariche religiose. Il Senato composto da queste nobili figure decide le strategie politiche ed economiche non solo della città, ma anche di tutti i territori ad essa assoggettati. Il Concilio si riunisce tre giorni prima dell’Equinozio di Primavera, e il termine di questo decreta l’inizio delle festività legate alla ricorrenza. A seconda della durata del Consiglio di Patricia pertanto, l’importante celebrazione primaverile può durare da uno a tre giorni.

 

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Castelnuovo

by IL Narratore on lug.14, 2009, under Geografia

CASTELNUOVO

Proconsolato di Patricia, Contea di Firas

stemma rosso e nero con sopra nave dorata

La fortezza di Castelnuovo nasce per rafforzare le difese insufficienti rappresentate dall’avamposto di Castelvecchio, per anni unico baluardo difensivo contro le frequenti incursioni provenienti dal mare. Il progetto per la nuova struttura prevedeva la costruzione di un porto fortificato per difendere la flotta a guardia della zona e la realizzazione di una grossa caserma permanente che sarebbe stata rifornita e vettovagliata direttamente dal contiguo insediamento di Castelvecchio. Nel corso degli anni Castelnuovo è diventato essenzialmente un centro militare piuttosto che una comunità dedita al commercio e all’agricoltura ed è per questo motivo che molte delle antiche tratte che lo collegavano ai prosperosi centri commerciali dell’entroterra sono cadute in disuso. Da qualche anno, dopo l’insediamento di Brado De’Belial come Proconsole di Patricia, molte di queste strade quasi del tutto abbandonate sono state riqualificate ed ampliate. Tra le tante opere realizzate dal lungimirante Proconsole va ricordata la ricostruzione della strada che collega Castelnuovo a Patricia, che oggi è tornata ad essere una veloce e diretta arteria che garantisce l’ immediato trasferimento di armati dalla capitale del proconsolato alla guarnigione difensiva. L’ingresso al porto di Castelnuovo è stato di recente ampliato con imponenti strutture difensive che comprendono una grande catena all’imboccatura della darsena e rostri enormi sui torrioni di guardia per bloccare ogni eventuale tentativo di assalto marittimo. All’interno del borgo è stato inaugurato un avanzatissimo cantiere navale, nel quale sono all’opera una grande quantità di carpentieri che stanno incessantemente lavorando alla costruzione di quello che sarà il più imponente Arsenale Marino Imperiale. I progetti del Proconsole De’Belial puntano a trasformare velocemente Castelnuovo in uno dei più importanti avamposti marittimi altarupini, attrezzato per accogliere e costruire navi imponenti come la "Viaggiatrice" o l’ "Impresa". Sul grande terrapieno artificiale che domina il porto è stata eretta un’imponente fortezza che garantisce il controllo visivo di un’area vastissima che si estende dalle paludi del fiume Runes a meridione fino a Castelvecchio a settentrione. Il forte ospita in ogni periodo dell’anno circa duecento fanti e cinquanta esploratori a cavallo, addestrati ed equipaggiati per raggiungere rapidamente le comunità costiere in caso di necessità.

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Castelvecchio

by IL Narratore on lug.14, 2009, under Geografia

CASTELVECCHIO

Proconsolato di Patricia, Contea di Firas

Castelvecchio, in origine Castel di Guardia, nasce come avamposto difensivo contro le incursioni piratesche via mare ed è progettato essenzialmente per fornire una prima linea difensiva in favore delle grandi città di Patricia e Firas nell’entroterra altarupino. Semplice nella sua architettura il vecchio bastione appariva essenzialmente come una grande torre fortificata a pianta circolare.
I continui saccheggi subiti sin dalla costruzione impediscono di fatto lo sviluppo del castello e della comunità ad esso legata, relegando la struttura fortificata al rango di semplice avamposto.
Con il progetto e la costruzione di Castelnuovo, al tempo delle lotte per la corona del Reame Incantato, la popolazione comincerà a chiamare Castel di Guardia col nome di Castelvecchio. L’edificazione di un nuovo insediamento militarizzato rende l’area di Castelvecchio molto più sicura e difendibile, consentendo lo sviluppo di una forte economia rurale basata su agricoltura e pastorizia non più flagellata da continue incursioni. Vigneti, frutteti e coltivazioni di grano vengono oggi sfruttate in maniera intensiva e nel corso degli anni hanno sostituito le vecchie zone destinate alle guarnigioni fisse attirando sempre più di frequente artisti e artigiani. Ad oggi l’area del castello comprende un borgo di medie dimensioni, abitato in prevalenza dalle famiglie che si occupano della coltivazione delle zone di competenza della centuria, la torre vera e propria che è stata ristrutturata ed inserita all’interno di un’imponente villa poco fortificata che funge da residenza per il Centurione locale e una piccola caserma che conta in ogni periodo dell’anno trenta effettivi.

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