17° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 17 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Credi che sarà questa la scelta della Voluntas?"
"Non lo credo, lo so. Ma questa è una mia sensazione. Per esserne sicuri, dovremo richiedere l'intervento dei fedeli…di Narva"
"Di quell'accozzaglia di umani e oscuri? Mi hanno perfino attaccato quando sono andato a reclamare il Consigliere…."
"Lo so. Ma per esserne sicuri dobbiamo parlare con la Voluntas Crondoris, e per farlo abbiamo bisogno di sangue, molto sangue, e ogni armato dovrà essere presente."
"Su questo hai ragione, ma se la scelta ricadesse su un altra persona? Sinceramente lo preferirei, ma vorrebbe dire che tutti questi mesi di tortura, sia nostra che sua, sarebbero stati inutili"
"Trovi inutile il dolore?"
"Non dico questo e lo sai fratello"
"Ad ogni modo l'unico modo per saperlo è riuscire a sentire di nuovo la Sua voce. Sono sicuro di quello che faccio, così come sono sicuro che la scelta della Voluntas Crondiris sarà la migliore possibile per Narva ora."
"Indubbiamente. Lode a Crondor fratello"
"Lode a Crondor. Bene, ha avuto un'ora per riprendersi, ricominciamo con la preparazione."

Dialogo tra due Doijn, accampamento di Narva presso la Foresta dei Tuiadri

Commenti disabilitati : avanti...

14° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 14 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Zitto! Ho sentito dei passi qui dietro. Vieni con me e cerca di non far rumore".
I due esploratori si acquattarono lungo i cespugli e scivolarono nel massimo silenzio dietro ad una grande pianta. A meno di trenta metri c'era una figura umana che rimescolava la terra in cerca di qualcosa, forse cibo.
"E' uno di quegli esseri" Bisbigliò uno.
"Shhh! Silenzio o ci sentirà! Voglio vedere cosa sta facendo." Rispose l'altro.
La figura si voltò di scatto verso i due, come se avesse potuto sentire quei bisbigli quasi impercettibili. Se li vide, non se ne curò, poichè tornò a cercare per terra tra alcuni rovi. Sul suo volto si dipinse il trionfo, poichè sembrò trovare quello che andava cercando. Si mise in una bisaccia primitiva alcune foglie e si diresse da dove era venuto.
Gli esploratori attesero qualche secondo e lo seguirono, ma giunti all'altezza di una svolta del sentiero non videro più nessuno. La creatura si era dileguata. Increduli si avvicinarono la luogo dove la figura era accucciata e vi trovarono una pianta di ribes selvatico.
"Mi piacerebbe davvero sapere cosa sono. E' il terzo avvistamento che faccio questa settimana. Torniamo all'accampamento e facciamo rapporto"

Due Esploratori nella Foresta dei Tuiadri

Commenti disabilitati : avanti...

13° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 13 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Ho così tanti dubbi…."
"Cosa ti turba?"
"Sono così…piccoli…spesso ingenui, e io temo di non essere una buona guida, non sono come lei"
"Non essere così dura con loro e con te stessa"
"A volte è così difficile…è il mio compito, ma spesso sembrano farlo apposta a non capire. Forse ho fatto le scelte sbagliate…"
"Non sei tu a scegliere, lo sai. E poi…eri forse diversa tu all'inizio?"
"No…in effetti no…non capivo. Ma ora…so cosa li attende, e non posso dirglielo. Posso solo assistere…"
"Hai così poca fiducia in loro? In tutti loro?"
"bè…taluni hanno una fede salda, ma è così facile crollare, è così semplice compiere errori…"
"Sarà come deve essere. Tu non hai potere in questo, nè tantomeno sulle loro scelte"
"Hai ragione. Sarà meglio tornare, ormai è il crepuscolo, staranno approntando le preghiere"

Una figura parla sola dinnanzi ad uno specchio nero.

Commenti disabilitati : avanti...

10° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 10 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Quindi cos'hai mente Diomede?"
"Nulla che non ti abbia già detto. E' di vitale importanza conoscere la nostra posizione rispetto al reame."
"Persino Cole non ci sta capendo nulla, o meglio, finchè era qui con Noi. Sono mesi che non abbiamo notizie."
"Cole ha seguito una pista, lo sai che è via per conto delle Corporazioni."
"I Cacciatori avevano un mappa di queste zone, o almeno così mi disse Benoit. Ritengo che sia difficile ora potervi parlare. La questione del suo allievo sbudellato l'ha fatto un po' alterare.."
"Dovremo discutere col Consiglio Riunito delle Armate. Occorre ripristinare il rapporto coi Cacciatori di Bestie e chiedergli di poter consultare la loro mappa. Forse potrebbe nascondere indicazioni rivelatrici".
"Si concordo. Scusa se cambio discorso, ma Alexander ha capito qualcosa di quella porta delle rovine? "
"Si, ha capito che non può essere aperta ne da magia, ne da mani esperte. Sembra che sia intrisa di una magia molto potente e che possa essere aperta solo con un chiave"
"Uhm.. trovarla questa chiave… potrebbe essere andata perduta da secoli."
"Si, ma credo che Alexander si stia muovendo per farla trovare. Non ama porte chiuse, specialmente se dietro una di esse possa nascondersi un qualche tesoro….."

Diomede e Lucius Quadrigentum dialogano all'alba

Commenti disabilitati : avanti...

9° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 09 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

Ailamien mosse l'ultimo passo verso la statua di Madre Terra. Era meravigliosa sotto la luce del tramonto, che le conferiva sfumature irreali. Si inginocchiò rispettosamente dinnanzi alla statua e in quella posizione le baciò dolcemente i piedi marmorei.
Il suo sguardo si posò su ogni piega del vestito sapientemente scolpito da mani antichissime, e si soffermò su quel volto in pace.
"Madre Terra, anche questo giorno volge al termine. Sia lodato il vostro nome."
Di nuovo il suo sguardo soffermò sulla mano mancante e una lacrima gli scese dall'occhio destro. Erano passati secoli da quando la statua fu profanata e ancora i colpevoli erano impuniti e ignoti. Avrebbero mai ritrovato quella mano? Potrebbe essere stata sepolta sotto metri di ghiaccio da qualche parte… oppure potrebbe essere andata semplicemente persa o distrutta. Eppure nel suo cuore albergava una sensazione particolare, suggerendole che la mano non avesse mai lasciato la foresta. Erano anni che si aggrappava a quella sensazione senza demoralizzarsi. Ma era davvero passato troppo tempo ormai…..

Ailamien Is prega dinnanzi alla statua di Madre Terra

Commenti disabilitati : avanti...

8° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 08 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

Alham Cuoreserpente osservò il suo popolo dall'altura.

Si erano accampati per la notte in una nicchia riparata dal vento gelido che gli rammentava che il traguardo non era ancora giunto. Si era arrampicato, a fatica, su quella collina per osservare il cielo. Era meraviglioso, con tutte quelle stelle iridescenti a rischiarare debolmente la nera notte. Solo in seguito aveva abbassato il suo sguardo attento verso il suo villaggio nomade… e si rese conto di quanti non ci fossero più Erano partiti in oltre mille ed ora restavano in meno di seicento. Vecchi e bambini erano state le prime vittime ed ora intere generazioni erano state cancellate. Ma il popolo nomade era ancora vivo nei cuori dei sopravvissuti. Chissà cosa era accaduto agli altri villaggi? Probabilmente erano morti e sepolti sotto il ghiaccio. Manca poco alla terra promessa. Un ultimo sforzo.

Alham Cuoreserpente riflette a est della Foresta dei Tuiadri

Commenti disabilitati : avanti...

7° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 07 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Cosa sono allora?"
"Rovine, molto antiche. Erano sepolte sotto quasi un metro di foglie, rami e poltiglie varie. Solo quella struttura emergeva anche prima. Era coperta solo di sterpaglie."
"Incredibile? che dicono i Tuiadri?"
"Nulla al riguardo. Hanno risposto che è normale che qualcuno prima di loro abitasse la foresta. Hanno aggiunto che nemmeno loro la abiteranno per l'eternità, poichè nulla è per sempre."
"C'è una logica.."
"Ben di più, hanno ragione. Tuttavia mi preoccupa quella struttura. E' chiusa con una porta molto strana, sicuramente di origine magica. Non siamo stati in grado di aprirla nemmeno con l'aiuto di Alexander Mc Zambell e i suoi."
"Tosta allora. Ma perchè ti preoccupa una porta chiusa, magari da secoli?"
"Perchè ci sono tracce che vanno e vengono in quella direzione… e soprattutto si sentono strani versi provenire da dentro".
"Beh, si. Così è un'altra storia…"

Dialogo tra due carpentieri, vicino all'accampamento delle armate. Foresta dei Tuiadri

Commenti disabilitati : avanti...

6° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 06 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Osservate popolo prediletto! Guardate in lontananza quei dolci pendii la cui neve non osa posarsi! Guardate la grandezza del Padre, che ci ha illuminato la via verso la salvezza! Stolti coloro che non ci diedero retta! Ora le loro carni congelate adornano il temibile vuoto della morte! Guardate coi vostri occhi figli del vento! Dopo diciotto lune siamo giunti finalmente alla nuova terra! Lode al Padre figlio miei! Lode all'onore del nostro popolo!"

Sette giorni a ovest della foresta dei Tuiadri. Una piccola carovana si avvicina.

Commenti disabilitati : avanti...

5° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 05 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

Il corpo martoriato dalle ferite coperte di sale e dalle bruciature venne scagliato nudo nella neve gelida. Dita di ghiaccio nella gelida aria notturna lambivano le sue carni. Respirava a fatica e il sangue raggrumato sul viso rendeva offuscata la vista.

"Questo è solo l'inizio, ne sei consapevole?"
La figura spoglia cercò la fonte di quella voce; alzò lo sguardo ma non rispose.
"E' INUTILE CHE MI GUARDI COSì! RISPONDIMI, è UN'ORDINE!"
Un ghigno sottile conparve sotto le ferite, o forse era solo uno scherzo della luce, una delle numerosi cicatrici?
"Se non sapessi che esegui pedissequamente i tuoi ordini, direi che ti diverti eh? Rimirabile il vostro sadismo."
Un colpo di frusta schioccò fulmineo.
"Che le tue labbra insolenti non proferiscano altre parole. Hai l'ordine di non parlare. Nemmeno urlare per il dolore ti sarà permesso. Chiaro??"
"…"
L'altro carceriere perse la pazienza e l'afferrò per i capelli serrando il viso con la mano.
"Ti ha dato un'ordine! Rispondi"
"NO, NON FARL…"
"AAAARRRRRGGGGHHHHHHH"


Due torturatori all'opera in mezzo ai ghiacci

Commenti disabilitati : avanti...

Echi di Guerra – Reillond

da IL Narratore il 04 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Echi di guerra

Capitolo 21
Reillond

Ven Vlad aveva quasi finito di incastrare gli ultimi tasselli del suo piano: le razze che seguivano Crondor erano state convinte abbastanza facilmente, e ugualmente non aveva trovato nessuna vera resistenza da parte delle razze che seguivano Morgam.
Ora era arrivato ad un punto cruciale della sua attenta pianificazione: i Reillond.
Questa razza era da sempre una specie di affascinante sfida per Ven Vlad: li trovava incongrui nella loro ricerca dell’isolamento e allo stesso tempo li trovava simili a se stesso nel profondo sonno che potevano intraprendere.

A volte, quando la morte era tutto intorno a lui come in quel momento, Ven Vlad si ritrovava a farsi delle domande.
Erano quesiti stranamente “mortali” che in chiunque altro avrebbe trovato puerili:
“Chi siamo davvero?”
“Qual è la giusta via da seguire in questo momento?”
“Otterrò ciò che voglio?”
Ovviamente le risposte che dava a queste domande erano estremamente diverse da quelle che avrebbero potuto dare chiunque altro.
Chiunque altro tranne i Reillond.
E questo gli provocava un brivido strano.

Il custode dei cimiteri aveva pochi amici che potesse chiamare tali, ma innegabilmente un membro della razza reillond era tra questi e grazie alla sua intercessione Ven Vlad camminava tranquillo verso i Denti di Drago, sapendo che sarebbe stato accolto e scortato fino a Eret-Arbetin, la città sepolta.

Era stano come questa guerra lo stesse portando in posti che fino a quel momento lo avevano lasciato indifferente, posti che non era mai stato suo interesse visitare come il Cielo dorato e ora la città dei Reillond.
Lui era sempre stato un attento osservatore del mondo e ora si trovava a dover guardare da vicino certe realtà che aveva fino a poco tempo prima considerato sbagliate o quantomeno irrilevanti.
Doveva arrendersi all’evidenza: nel tempo si era innamorato profondamente di Adra e ora stava cercando di fare tutto quello che era in suo potere per salvarlo.
Forse era addirittura questo lo scopo per cui esisteva.

Alle pendici dei Denti di Drago una delegazione di Reillond lo stava aspettando. Erano in tre, uno per ogni casta: fuoco, terra e acqua… mancava un delegato della casta dell’aria, ma probabilmente sarebbe stato chiedere troppo.

Si rivolsero a lui con fare amichevole e lo scortarono nelle profondità del terreno, molto più in profondità di quanto qualunque nano avesse mai scavato, probabilmente.
La chiara luce del mondo di superficie era solo di poco attenuata e si diffondeva ovunque grazie agli ingegnosi sistemi di specchi che rischiavano tutta la città.

La distesa aperta davanti ai suoi occhi non assomigliava per nulla alle altre città sotterranee di razze diverse come i nani o i dojin: la città si apriva a perdita d’occhio in una caverna così grande che l’occhio non ne vedeva le pareti.
Al centro della città si innalzavano le scalinate che portavano su un’altura: il tempio di Teldon, indubbiamente, ma anche il luogo dove riposavano i cinque “eterei” della casta dell’aria: Kair Elendras.
Ven Vlad era diretto là.
Sapeva che gli Eterei erano svegli: era un fatto raro, la maggior parte della loro esistenza eterna quei reillond la passavano in uno stato di meditazione così profondo da essere simile ad un sonno magico.
Ma ora erano svegli e lo stavano aspettando.

Quello che davvero apprezzava di questa razza era la totale mancanza di presunzione verso gli altri: tutte le razze che aveva visitato finora avevano cercato di far passare il loro desiderio di incontrarlo come un gesto di condiscendenza nei suoi confronti.
Gli oscuri aveva finto di ignorarlo mandandogli incontro un reietto, i dojin avevano fatto in modo di mostrarsi a lui solo in una spessa nebbia, le valchirie avevano dovuto accettarlo solo dopo l’ordine diretto della Dama… i reillond invece non avevano timore ad ammettere che erano curiosi.
La loro funzione primaria era quella di ricordare le cose ed era chiaro che per loro lui era un’ottima fonte di memorie e per questo degno di attenzione.
Non dissimulavano il loro apprezzamento per quello che lui stava tentando di fare dietro a maschere di fredda cortesia, e non facevano astrusi calcoli su quali secondi fini lui potesse avere, semplicemente accettavano la sua venuta e lo accoglievano come un “evento” degno di attenzione.

Quando finalmente arrivarono al tempio Ven Vlad si ritrovò accompagnato al suo centro dove un colonnato circolare si distingueva dal resto della costruzione: tra una colonna e l’altra era steso un tessuto che sembrava un fine merletto e che lasciava intravedere le figure umanoidi che si muovevano all’interno.
Ad una ispezione più approfondita il merletto si rilevò un delicatissimo lavoro di cesello della roccia chiamata Armin e in quel lavoro il guardiano dei cimiteri vide la mano di un dio.

Gli Eterei lo stavano aspettando ma nessun varco era presente nel superbo lavoro d’intaglio e così, mentre loro non potevano uscire, Ven Vlan non poteva entrare tra quelle sacre colonne.
Porse i suoi omaggi dal punto in cui si trovava e gli Eterei si appressarono al traforato tramezzo per parlare con lui:

“Benvenuto Vel Vlad. Il nostro comune amico ci aveva avvertiti del tuo arrivo, attraverso i suoi canali. Sappiamo chi sei e cosa ti ha spinto qui."

Ven Vlad sorrise a proprio agio. Non si aspettava attacchi alla sua persona e non si aspettava di dover convincere i Reillond con grandi discorsi, era più per rispetto nei loro confronti che si trovava lì che non per una reale necessità.

“Il nostro comune amico mi ha… diciamo che mi ha aiutato in una delicata situazione e sta agendo per mio conto davvero in maniera eccellente. Se avrete modo di sentirlo ancora vi prego di porgergli i miei ringraziamenti. Purtroppo dovrò approfittare della sua gentilezza ancora per un po’ di tempo…”

"Conosciamo il tempo e il luogo del vostro incontro, dove tutto ebbe inizio. Tutto muta in continuazione, custode dei Cimiteri e tu più di altri dovresti comprenderlo. Egli si mostrerà a te quando riterrà opportuno farlo e con i mezzi di cui tu stesso disponi."
Vald aveva ricevuto più risposte in quel momento, che in tutto il suo periodo post-risveglio. Osservò quelle figure indistinte e proferì un semplice "capisco".

La conversazione si fece via via più colloquiale mentre veniva portato un tavolo e uno scranno per far accomodare l’ospite e rinfreschi per onorarlo.

Commenti disabilitati : avanti...

3° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 03 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

"Intendi dire che vuoi attaccarli?"
"Certo! Devono pagare per quello che ci hanno fatto"
"Ma lui è morto e anche tu…sei vivo per miracolo…"
"O per la loro stupidità! No, non accetto di rimanermene buonino negli accampamenti a rifugiarmi come un coniglio impaurito! Ci hanno attaccato, ci hanno ucciso…meritano la più atroce delle morti"
"Si…si, hai ragione. Guidaci, e noi ti seguiremo"
 
Figure ammantate di nero ai bordi degli accampamenti al limitare della foresta dei Tuiadri
Commenti disabilitati : avanti...

03/07/10 Oscuri e Valchirie

da IL Narratore il 03 lug, 2010, sotto La Portinaia

E' disponibile la descrizione aggiornata della razza: Oscuri e la nuova e inedita delle Valchirie!

Commenti disabilitati avanti...

3° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 03 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

L'uomo fumava la pipa con apparente tranquillità. Era seduto sopra un tronco spezzato di un albero morto da tempo. Solo il frenetico picchiettare delle sue dita sul manico della spada argentea legata alla cinta tradiva la sua inquietudine. Con gli occhi serrati sul volto, sembrava aspettasse qualcosa o qualcuno. Tutto attorno lui la natura sembrava tranquilla, rifiorita da poche settimane. Quel luogo non ricordava più il gelo che l'aveva stretto nella sua morsa; solo qualche piccolo insetto sembrava turbare la pace di quel luogo. L'uomo, d'un tratto smise di respirare e aguzzò ancora di più i sensi, quando udì il familiare rumore di un pezzo di legno calpestato alle sue spalle. Posò la pipa a terra e attese ancora qualche secondo, prima di saldare le dita nervose sull'impugnatura della spada. Fu un attimo.
Il Cacciatore sfoderò la spada con una rapidità non umana e nel mentre aprì gli occhi. Le pupille erano sottili come quelle di un gatto e il colore dell'iride aveva assunto una tonalità violacea.
Si voltò di scatto menando un fendente dal basso verso l'alto, ne seguì un secondo in direzione opposta e, girando su se stesso, eseguì un affondo.
Nell'ordine l'uomo bestia aveva perduto un braccio, l'addome si era aperto in due mostrando le viscere ed era stato colpito al cuore con una precisione chirurgica. Morì senza nemmeno accorgersi di ciò che l'aveva assalito.
Transhàt Benoit dava la caccia a quella bestia da una settimana. Secondo i suoi calcoli questo era l'ultimo esemplare di un branco numeroso che aveva decimato durante questi mesi.
Pulì la spada sul manto della bestia e si sedette nuovamente sul tronco, recuperando la pipa.
Il suo pensiero andò al suo allievo, la cui inesperienza l'aveva condannato a morte contro quegli avversari terribili che i forestieri chiamano Adra. Ma la morte fa parte della vita e non si rammaricò di questo. Tuttavia il ricordo del suo corpo seviziato gli fece digrignare i denti. Ma sapeva già cosa avrebbe chiesto ai forestieri in cambio dei servigi dell'ordine e del suo perdono. Sorrise al pensiero.

Transhàt Benoit a caccia

Commenti disabilitati : avanti...

02/07/10 Aggiornato BG razza ORCHI

da IL Narratore il 02 lug, 2010, sotto La Portinaia

E' di nuovo online il Background della razza ORCHI, tutti gli aspiranti orchi, ma anche gli altri,  la possono trovare QUI!

Commenti disabilitati avanti...

2° giorno, 7° mese, 2010 Dopo la Caduta

da IL Narratore il 02 lug, 2010, sotto Comunicazioni, Voci di Taverna

Shamà'iel osservava la valle che si era aperta davanti a lui in quelle settimane. Era trascorso pochissimo tempo da quando il ghiaccio aveva abbandonato quei luoghi, eppure la vita era sbocciata nuovamente e repentina. Non solo la foresta dei Tuiadri si era allargata di un buon terzo dopo l'applicazione della Gemma Matrice sul Pilastro, ma era stata riscontrato un fenomeno nuovo e del tutto inaspettato. Il pilastro di Nerfin e quello dei tuiadri erano entrati in una sorta di risonanza magica potenziandosi a vicenda. La valle che Shamà'iel strava osservando era il frutto di quel nuovo legame. Si era venuto a creare un collegamento verde di vita brulicante tra i due pilastri. Una corridoio primaverile che tagliava letteralmente in due il paesaggio di desolata glaciazione. Quel nuovo corridoio di vita corrispondeva esattamente al percorso infernale fatto dalle genti qualche mese prima. Ad osservarlo adesso non appariva più così letale. Col tornare della vita aveva perso tutta la sua pericolosità e il suo aspetto così tetro. E pensare che in ogni metro di quella strada era caduto qualcuno, per non rialzarsi mai più. Sorrise tra se a questo pensiero, poi distolse lo sguardo per tornare ai suoi compiti imminenti.

Shamà'iel Ondèr in contemplazione della valle risorta.

Commenti disabilitati : avanti...

Echi di Guerra – Draconiani

da IL Narratore il 28 giu, 2010, sotto Comunicazioni, Echi di guerra

Capitolo 20
Draconiani

Hopacka galleggiava sopra le nuvole, ma anche se era rischiarata dal sole la temperatura era inesorabilmente gelida.
Da quando i draconiani si erano uniti all’esercito della Dama, il drago dorato volava spesso intorno alla città, sembrava quasi una madre intenta a controllare i propri cuccioli.
E di questo la popolazione della città era cosciente ma non certamente felice.
Il continuo trovarsi dinnanzi all’imponente drago suscitava nei draconiani un senso di disagio e di rabbia impotente che stava con il tempo portando la popolazione ad uno stato di tensione costante.
L’innato orgoglio razziale di questa popolazione, la loro certezza di essere superiori a qualunque altra razza in virtù della propria discendenza dai draghi, era profondamente minata dalla vicinanza continua del Drago di Morgam.

Hopacka era inoltre in subbuglio per le nuove direttive che erano giunte dal Consiglio Militare: il campo degli Hutamak stava per essere smantellato.
Il provvedimento era sembrato ingiusto e scandaloso a tutta la popolazione e soprattutto i meno giovani non riuscivano davvero a credere in una città priva del campo Hutamak.

Nonostante il malcontento tutti comprendevano perfettamente la scelta del Consiglio Militare ed erano disposti a rispettarla, seppure a malincuore.

I più colpiti dalla decisione erano proprio gli Hutamak che avevano preso l’abitudine di recarsi ogni mattina, in massa, a pregare ai piedi della statua di Kryos in cerca di un illuminazione per affrontare un futuro che ora vedevano come fumoso ed incerto.

Gli Hutamak sapevano essere furtivi, letali, spietati e coraggiosi, proprio come ci si aspettava da ogni draconiano, ma oltre a questo sapevano benissimo che la loro vita sarebbe dovuta essere breve e che avrebbe dovuto finire con una morte gloriosa per mano dei propri fratelli.

A nulla erano valse le rassicurazioni degli altri draconiani secondo le quali morire per mano di un adra era altrettanto glorioso che essere cacciati dai propri fratelli: gli Hutamak erano inorriditi davanti alla prospettiva di combattere e morire contro una razza diversa dalla loro e ancora peggiore era la prospettiva di perire sotto le mani di un Adra.
La visione dell’esercito degli Adra aveva risvegliato in tutti i draconiani incubi atavici di torture e nefandezze. Sapevano che la loro razza era ormai impura e irrimediabilmente corrotta proprio dalla razza rossa.

E la costante vicinanza con il Drago di Morgam non faceva che ricordarglielo.

Così quel mattino Krezyo si alzò come tutte le altre mattine, e si recò alla statua di Kryos, ma Krezyo non aveva intenzione di pregare quel giorno. Aveva già preso la sua decisione ed era pronto a seguirla.

Come tutte le mattine gli Hutamak erano inginocchiati in preghiera intorno alla statua.
Krezyo avanzò tra gli altri e salì sui primi gradini del basamento che sosteneva il monumento. Non tutti si accorsero subito di lui, poiché molti erano persi nei loro pensieri, ma qualcuno cominciò ad additarlo e a mormorare.
Krezyo si schiarì la voce e cominciò a parlare:
“Voi mi conoscete, sono Krezyo. Ho compiuto quindici anni il giorno stesso in cui il Consiglio Militare a deciso di smantellare il nostro campo. Quel giorno era importante per me: avrei dovuto partire per la terraferma, avrei dovuto essere inseguito ed ucciso come vuole la tradizione e come io ho sempre sognate per tutta la mia vita.
Ma questa guerra con gli adra ha dovuto portare la nostra razza a prendere decisioni estreme!
Ora io vi domando: è giusto?
Pensateci, vi prego.
E’ giusto che proprio gli adra, coloro che ci hanno tolto la possibilità di levarci alti nei cieli di Morgam” e così dicendò indicò il drago che lanciava la sua grande ombra su di loro dal cielo azzurro “proprio loro, l’odiata razza, ci costringa oggi a rinunciare anche alle nostre più nobili tradizioni?”
Krezyo ascoltò il mormorio di assenso che si levava dagli Hutamak.
“Io non sono un codardo. Non ho paura di morire. So che la morte è il mio destino imminente perché questo è ciò che sono: un Hutamak! E ne sono fiero! Anche se dovrò disubbidire al Consiglio Militare, ora io, davanti a voi, prometto che non mi lascerò uccidere da mano che non sia degna! Io mi rifiuto di partecipare a questa violazione delle nostre tradizioni! Io morirò come si confà ad un fiero draconiano del mio rango!”

E così dicendo Krezyo si diresse ai margini della città, seguito da tutti gli altri Hutamak.
Molti erano perplessi, non capendo dove volesse andare o cosa volesse fare ma era il primo seme di un’idea per la quale avevano pregato strenuamente e quindi lo seguirono comunque.

A margini estrerni di Hopaka Krezyo si affacciò sul vuoto sotto di lui, guardando le brillanti acque blu sottostanti si lanciò nel vuoto.

Gli altri draconiani che lo avevano seguito fin lì rimasero interdetti per un solo istante: l’altezza era estrema e l’impatto con le acque sottostanti avrebbe potuto risultare fatale.
Ma nonostante ciò si lanciarono.

Alcuni, ma furono in verità pochi, morirono nell’impatto con le gelide acque, ma la maggioranza sopravvisse e continuò a seguire il loro condottiero improvvisato.

Krezyo nuotò fino alle lastre di ghiaccio che sovrastavano la laguna e si arrampicò su di esse, gli occhi fissi sul brillante scintillio del tempio di Morgam.
Il suo passo era deciso, marziale e non esitò per un solo istante.

Quando arrivò davanti al tempio vide che le grandi porte erano aperte, come ad attenderlo.
E i suoi occhi si sgranarono quando vide la Dama in persona in piedi al centro della grande e luminosa navata, come ad accoglierlo.

Varcò la soglia titubante, quasi imbarazzato dall’enormità dell’onore che riceveva, e si appressò alla Dama, cadendo in ginocchio davanti ai suoi piedi, come i molti dietro di lui.

Ristette in silenzio solo per pochi attimi, poi, levando gli occhi con decisione, scandì piano le parole:

“Nostra Dama, nostra luce e guida. Siamo qui a supplicare il perdono di Morgam. Chiediamo perdono perché non combatteremo per lui e per voi in questa guerra.
Sappiamo che Morgam è giustizia e a questo ci appelliamo chiedendo di lasciarci morire, come dovrebbe essere, per una mano degna del nostro sangue di drago e non sotto i colpi degli odiati adra!
Dama, chiediamo il permesso di ucciderci ora, per nostra stessa mano, davanti ai vostri piedi. E chiediamo il perdono per questa disobbedienza.”

Gli occhi di Krezyo rimasero fissi in quelli della Dama che con un triste sorriso rispose:
“DAVANTI AD UNA SUPPLICA COSI’ ACCORATA MORGAM VORREBBE UCCIDERVI CON LE SUE STESSE MANI, SE POTESSE SCENDERE DAI CIELI. SE VI ACCONTENTATE, ONOREVOLI ED INTEGERRIMI DRACONIANI, SARANNO LE MIE MANI A DARVI LA MORTE, SEPPUR INDEGNE DEL VOSTRO CORAGGIO!”

Gli occhi di Krezyo si riempirono di lacrime di gioia e di ringraziamento e girando lo sguardo sugli altri Hutamak vide che tutti erano enormemente onorati del favore ricevuto.

“Siamo pronti!” disse spostando lo sguardo dai profondi occhi della Dama alle mani dove Kirkuk, il sacro martello di Morgam, stava comparendo.

Il drago scese in picchiata in una stretta spirale intorno alle cupole dorate e lanciò un lungo, lugubre e terrificante urlo.

Commenti disabilitati : avanti...


Echi di Guerra – Valchirie

da IL Narratore il 21 giu, 2010, sotto Comunicazioni, Echi di guerra

Capitolo 19
Valchirie

Il tempio era inondato di luce e profumava di fiori.
Una valchiria suonava una musica dolce sulla sua lira, in un angolo, e altre due stavano acconciando i lunghi capelli della Dama in una complicata pettinatura.
Sembrava regnare la pace e il silenzio, un luogo sacro di sussurri sommessi e di meravigliosa gioia.
Ma solo se non si guardava più a fondo: la valchiria che stava suonando aveva una sola ala e le sue armi e l’armatura erano appoggiate a terra di fianco a lei.
La Dama aveva invece gli occhi chiusi, e la fronte solcata da una profonda ruga di concentrazione.
In sottofondo il rumore persistente di un respiro possente ricordava a tutte che l’enorme drago dorato stava riposando davanti alle porte del tempio.
E ancora più distante si sentiva un cozzare di armi, chiaro segno che draconiani e valchirie si stavano addestrando, preparandosi ad affrontare presto un nuovo assalto degli Adra.

Lungo le pareti del Tempio oscillavano nove gabbie d’oro e ognuna conteneva un essere ferito e torturato.
Erano Adra, malconci ma indubbiamente vivi. Nove valchirie, in piedi silenziose e immobili erano di guardia presso ciascuna gabbia.

La Dama si riscosse dalla sua meditazione nel momento in cui l’acconciatura fu finalmente finita.
Si alzò il tutta la sua considerevole altezza e si avvicinò alla valchiria che stava ancora suonando, appoggiandole gentilmente una mano sulla spalla.
L’ala perduta, strappata durante la lunga battaglia, ricrebbe velocemente dalla sua schiena, e subito il suo volto, pieno d’ardore si illuminò di gioia e lei si profuse in sommessi ringraziamenti.
La Dama li accettò con un sorriso e poi congedò tutti i presenti:

“ANDATE ORA, MIE DILETTE. A DORIAMAR QUALCUNO VUOLE ATTRAVERSARE I PORTALI, E IO LO AUTORIZZO A FARLO. PREDISPONETE PER LUI IL RITUALE.”

Le valchirie uscirono dal tempia a passo marziale, lasciando la Dama sola con i suoi prigionieri.

Doriamar era stata eretta magicamente dopo la battaglia con gli Adra. Le valchirie che erano rimaste sul piano materiale per poter meglio proteggere il Tempio di Morgam, erano state rapide ed efficenti: la nuova città si trovava proprio ai confini di Città sull’Acqua ed era una cittadella costruita ad immagine di Oraien, la città delle valchirie nell’alto del cielo dorato.
Le sue mura erano bianche e azzurre ed erano inframmezzate da alte e slanciate torri di guardia.
E proprio davanti a quelle candide mura spiccava in netto contrasto una figura scura e immota.
Le valchirie di ritorno dal tempio si appressarono a lui e lo guardarono con sorpresa: per loro era un novità poter vedere un maschio umano e si lanciarono sguardi curiosi e vagamente imbarazzati davanti agli occhi sprezzanti di Ven Vlad.
“Voi dovete essere lo straniero che vuole attraversare il portale”
Se il guardiano dei cimiteri era infastidito dall’attenzione che stava attirando sicuramente non lo dimostrava:
“Sono io. E voi dovete essere la mia scorta, immagino.”
“La dama ci ha mandato ad accogliervi, in effetti.”
E così dicendo lanciò uno strano grido verso una delle sentinelle sulla torre più vicina.
Questa scomparve e poco dopo una delle grandi grate dorate che sigillavano l’accesso alla rocca si sollevò su cardini magici e lasciò libero il passaggio.

La pianta della città era a raggiera: nove vie principali conducevano al tempio dove era custodito il portale di accesso al Doraer, il cielo dorato.
Le valchirie scortarono Ven Vlad lentamente, come in processione, lungo una delle vie.
Stavano intenzionalmente rallentando il passo per dare modo e tempo a tutte le loro compagne di vedere da vicino lo straniero.

Era strano vedere quelle forti guerriere che solo qualche mese prima si erano dimostrate implacabili e disciplinate dispensatrici di morte accorrere così numerose.
Sembravano delle comuni ragazzine umane, curiose e ridacchianti, se non fosse stato per le onnipresenti candide piume che spuntavano dalle loro schiene.
Le più anziane mostravano un contegno più dignitoso e marziale, ma soprattutto le giovani sembravano incredibilmente affascinate da Ven Vlad.
Una delle scorte si scusò con lui:
“Mi dispiace per il comportamento delle mie sorelle… sono curiose… voi siete il primo essere di una razza diversa a mettere piede a Doriamar… per non parlare del Doraer…” e così dicendo lanciò un’occhiata alle sue compagne, una delle quali continuò il discorso:
“E’ strano che la Dama Vi abbia concesso il suo permesso per accedere al cielo dorato! Possiamo sapere per quale motivo volete salire?”
La domanda sembrava innocente ma Ven Vlad notò la strana tensione nei muscoli delle spalle e immaginò che, in fondo, ci fosse una certa ostilità.
Decise comunque di rispondere sinceramente alla domanda:
“Voglio parlare con le Air-Naten, ovviamente. E siccome loro non possono scendere sul piano materiale, sarò io a salire da loro..
La valchiria che aveva posto la domanda spalancò la bocca per la sorpresa: le Air-naten erano le nove sacerdotesse che guidavano la loro razza ed era difficilissimo anche per una valchiria riuscire ad avere udienza.
Appena lo stupore si fu stemperato Ven Vlad venne inondato di domande:
“Lo sapete che siete il primo essere umano a salire, da vivo, nel cielo di Morgam?” chiese una innocentemente.
Il guardiano dei cimiteri gli lanciò un’occhiata glaciale ed emise uno sbuffo tra il derisorio e l’irritato:
“Da vivo. Interessante considerazione. Ovviamente le anime dei Morgamiani morti salgono nei cieli secondo la vostra dottrina… di conseguenza il Doraer deve essere parecchio affollato! E quindi ditemi: vivevate bene, lassù, con tutti quegli spiriti?” il sorriso sulla sua faccia si fece fastidiosamente strafottente ma la valchiria parve non cogliere l’ironia della voce.
“Be’, non è che davvero gli spiriti siano visibili ai nostri occhi. Sappiamo che sono lì perché Morgam li ha premiati ma non è in nostro potere vederli!” rispose come se dovesse spiegare un’ovvietà
“Oh, certo. Come ho fatto a non pensarci!” ma la risposta era stata seguita da un altro sprezzante sorriso.
Le valchirie, non sapendo come valutare lo strano individuo e non volendo mancare di ospitalità nei confronti dello straniero che aveva ottenuto il lasciapassare dalla Dama in persona, si chiusero in un compito silenzio.

Quando il piccolo corteo arrivò al tempietto che custodiva in portale la scorta di Ven Vlad si distribuì in un cerchio uniforme ed invitò lo straniero a posizionarsi al centro.
Ognuna di loro, solennemente, si strappò una candida piuma:
“Per la giustizia!” Declamò la prima
“Per la pietà!” Fece eco la seconda
“Per il coraggio!” continuò la terza e così di seguito invocando tutti i cieli di Morgam.
Quando alla fine sul palmo di Ven Vlad si trovarono nove piume gli venne fatto segno di entrare nel tempio.

Ven Vlad si avviò senza altri indugi e la sua sagoma nera sparì in una colonna di luce.

Commenti disabilitati : avanti...


Quelli che il Drago…

da IL Narratore il 14 giu, 2010, sotto La Portinaia

Ta-dah! Sperava di passare un poco in sordina ma noi lo abbiamo intercettato!

Ecco a voi il primo numero della fanzine legata al mondo del grv/larp: Quelli che il Drago..

E' impaginata in ottima qualità per cui sono circa 13MB. 

Buona lettura.

Commenti disabilitati avanti...

Stai cercando Qualcosa?

Usa il form qui sotto per cercare nel sito:

Seconda Fondazione, IL GRV