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Echi di Guerra – Nemesi

by IL Narratore on mar.07, 2010, under Comunicazioni, Echi di guerra

Capitolo 5
NEMESI
Il bosco è silenzioso a parte il sinistro scricchiolio dei rami carichi di neve.
Alberi centenari dai tronchi crepati, in cui il gelo si è insinuato con dita mortifere, mi danno la desolata sensazione di camminare in un cimitero.
A tratti spuntano ossa spolpate di grossi animali, pulite e bianche, sulla neve ancora macchiata di ro
sso del loro sangue.
I nostri passi spezzano la crosta di ghiaccio lasciando tracce nette sul manto candido. Tracce che nessuno potrà seguire poiché non c’è più nessuno qui.
Democrites è avvolto nel suo pesante mantello di lana grigia e la sua espressione è di cupa soddisfazione mentre mi guarda.
Haydeè” mi chiama “questi luoghi stanno morendo rapidamente. La vita è flebile tutto intorno a noi, dobbiamo tornare alla mia dimora, lì il cuore del castello ti terrà calda mentre attendiamo gli altri”
Sorrido felice alla prospettiva del tepore e le mie ali vibrano di gioiosa attesa!
“Sì, andiamo a casa! Io non l’ho mai vista, ma sono sicura che sarà un buon posto per aspettarli!” poi rifletto un attimo
“Dimmi Eterno, si presenterà anche Imperius?”
“No giovane Haydeè, non prenderà parte a questa guerra: questo scontro non ha attrattive per lui… è impotente di fronte a questa situazione!”
“Come mai?” Gli chiedo.
Imperius è l’aspetto distruttivo, egli sottrae per equilibrare. Io non sono d’accordo con le scelte che prenderebbe, ed è per questo motivo che noi siamo qui.”
mi dice accarezzandomi la testa
“Tu sei la prima dell’esercito che si contrapporrà a loro, farai in modo di rinfoltire le fila di coloro che combattono gli Adra e così io, creandoti, avrò svolto il mio compito di riportare l’equilibrio.
Finchè io sarò qui Imperius non verrà!”
Lo guardo sollevata. L’altra sua metà non mi piace!
La guerra che sta arrivando non mi fa paura ma lo sterminio di tante vite… al solo pensiero mi sento male.
Per fortuna, come per la dualità di Teldon, anche io ho una sorella. Ardeth è forte e pronta alla guerra, lei sarà furiosa e inarrestabile, probabilmente priva di qualsiasi sentimento di pietà.
Penso che si stia, anche lei, incamminando al castello dell’Eterno. Sono proprio curiosa di conoscerla, pur essendo mia sorella non l’ho mai vista.
Mi viene in mente una domanda:
Democrites, perché non fermi Zemekis? Potresti farlo, se volessi!”
Continuando a camminare mi risponde:
“Vengo considerato saggio, piccola Haydeè, proprio perché lo sono. Ho visto i millenni accalcarsi uno sull’altro in questa terra e so che l’immobilità alla fine è come la morte: servono sempre degli sconvolgimenti perché la Storia progredisca!”
Lo guardo perplessa.
“Pensaci: poco più di dieci anni fa queste terre erano disunite e senza una guida forte. La guerra era tra i territori. Poi uno scontro più onorevole e significativo degli altri ha portato sul trono un re che dominasse in nome di tutti. E’ stato un bel cambiamento, no? Ma la pace è stata effimera. Il re non era in grado di comandare genti e razze tanto diverse. Morì e poi di nuovo ci fu un breve periodo di pace in cui le fazioni cercarono di riorganizzarsi. Poi ci fu il Cataclisma e un vasto mondo sconosciuto si profilò all’orizzonte… ci sono state altre guerre e altri cambiamenti. Ora si presenta questa minaccia che unisce tutti nel grande sforzo di arginarla…”
Si ferma per un breve attimo:
"…e comunque fermare la minaccia non vorrebbe dire fermare 
la guerra. Gli Adra sono stati chiamati a combattere e non si fermeranno finchè non saranno richiamati… e su di loro non ho potere, come tu ben sai!"
Scuoto frenetica le grandi ali e imbroncio il viso: “Non è giusto!”
“No, non lo è! Facciamo in modo che almeno sia equo!”
Si ferma a riflettere un istante:
“Temo che tu non abbia afferrato il punto: ogni nuova cosa porta cambiamenti. Questo scontro sta portando non solo cambiamenti nei territori ma addirittura nella stessa essenza della Vita. Nuove razze, che finora vivevano in altri luoghi o in altri tempi o che addirittura, come te, non esistevano… il mondo sarà molto diverso dopo…”
E così dicendo indica l’orizzonte da dove una creatura verde e nera si sta velocemente avvicinando.
“Stai per conoscere tua sorella.”
Osservo timorosa Ardeth, mia sorella e nemesi. Siamo umanoidi entrambe, questo è certo, ma le somiglianze finisco qui. Lei è alta, nera e pelosa. Dalla sua schiena escono otto temibili zampe e i suoi occhi verdi lasciano intendere che il veleno scorre nelle sue vene. 
Lei e io siamo state create da Teldon, entrambe siamo ad immagine di quelle piccole creature che il gelo sta inesorabilmente spazzando via. Siamo potenti. Siamo semidivine… lei è fatta per uccidere e io sono fatta per creare.
“Andiamo figlie!” Ci dice l’Eterno incamminandosi verso la Sua dimora. “Dobbiamo raggiungere il castello il prima possibile. Sento che la guerra già infuria sia a Faux che a Città del Serpente. Tra poco gli Adra raggiungeranno anche noi e abbiamo molte cose da fare nel frattempo: un esercito da creare, creature da richiamare e vecchi amici da risvegliare. Andiamo.”
Noi lo seguiamo. Mentre camminiamo continuo a guardare mia sorella: così diverse eppure complementari, Noi, ultime creazioni divine su questo mondo già vecchio. Penso al Tempo e alla Storia e temo che il nostro compito non si fermerà quando questa guerra sarà finita. Se vinceremo saremo vive in una terra morente. Se vinceremo dovremo ricostruire, ripopolare. Vorrei poter credere in un futuro felice per me e per i miei molti figli… vorrei poter vedere un mondo dove la primavera tornerà ciclicamente a trovarmi, dove poter istruire i fedeli di Teldon su tutte le cose che già so, sebbene io sia così giovane di fronte all’Eterno.
Ma quel futuro è lontano ora e non oso pensare a quello che potrebbe essere se gli Adra avessero il sopravvento.
Ma questo non accadrà… Io ed Ardeth lo impediremo. 
Io lo credo!
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Echi di Guerra – La marcia del sangue

by IL Narratore on feb.27, 2010, under Comunicazioni, Echi di guerra

Capitolo 4
LA MARCIA DEL SANGUE!

“Fedeli di Crondor! E’ Guerra!!! LODE A CRONDOR!! 
Non la Guerra che da molti secoli attendiamo, non la Guerra Santa che purificherebbe il mondo da Dei indegni. 
Questa è la Guerra dei vili, degli ignobili Adra che hanno congiurato da sempre nell'ombra e ora osano l’impensabile. Osano attaccare la Nostra Signora! 
Noi che siamo lontani dal campo di battaglia non rimaniamo inermi, che Atos ci divori se i nostri cuori dovessero venir colti dal dubbio della sconfitta! 
Fate si che il terreno sia imbevuto del sangue dei fedeli, che scenda in profondità, affinché gli Abissi se ne nutrano e ne traggano forza! 
PRO ERA SERPENTIUM!… AD VICTORIAM!”
 
 
La lama nella mano del sacerdote saettò verso la sua stessa giugulare tranciandola di netto, insieme a lui migliaia di lame fendettero polsi ed il sangue, copioso, si riversò sul terreno consacrato. 
"LODE A CRONDOR!" 
 
Le visioni arrivarono repentine. 
Il cielo era sempre nero e viola sopra il campo di battaglia che solo pochi giorni prima era una città e che ora era una desolazione composta da corpi e macerie. 
Grovigli di combattenti erano ovunque: adra e demoni avvinghiati in strette mortali. Gli adra erano inferiori di numero ma ogni loro colpo portava alla morte un dojin, un baaling o uno shernak. 
Le creature degli abissi lottavano senza scomporsi alla vista dei simili caduti e la loro furia rimaneva immutata, ma non risolutiva. 
La situazione andava peggiorando e i nemici si facevano sempre più vicini ai cancelli del tempio. 
Nel recinto la Signora si muoveva irrequieta sul suo destriero, arrivava sempre vicinissima ai cancelli senza varcarli e urlava con voce acuta e mortale la sua frustrazione: 
 
“CHE VENGANO A ME SE VI RIESCONO!” 
 
Ma la situazione si protraeva da giorni: da un lato gli Adra non cedevano, dall’altro gli abissi continuavano a vomitare demoni. 
Ad un tratto la Signora si fermò, come una statua rimase immobile, in ascolto: dal tempio un inno solenne e glaciale si allargò sui campi di battaglia e una lenta processione strisciò dai portali. 
All’inizio, nero su nero, le presenze sembrarono comparire come dal nulla, poi lentamente gli albini nelle loro vesti scure, con i volti pallidi incorniciati dai paramenti fecero ala ai grandi portali: la Voluntas Crondoris comparve per prima, mascherata e ingioiellata nelle sontuose vesti e visibile anche nella poca luce del cielo plumbeo di pioggia e ali nere. 
Dietro di lei le sue sorelle comparvero, magnifiche e composte nei loro grandiosi abiti di broccato, serie e compunte per l'officiare di un rituale. 
Le sette figlie si disposero davanti alla Signora e aspettarono immobili un suo cenno. 
Lei scese da Atos e volse il suo sguardo sulle Figlie che si inchinarono profondamente e rimasero in attesa mentre gli albini continuavano incessantemente ad intonare un canto velato. 
 
“PROCEDETE! MA LA MIA VOLONTA’ RIMARRA AL MIO FIANCO.” 
 
La Voluntas Crondoris per un attimo si bloccò come se stesse per pronunciare una preghiera di obiezione. 
 
“NON PREGARMI. UBBIDISCI.” 
 
La Voluntas Crondoris si mise al fianco della Madre, gli occhi parvero opachi sotto la maschera mentre la sua anima volava lontana per raggiungere le menti di tutti i fedeli. 
"Guardate, fedeli di Crondor, osservate quello che sta per succedere e ricordate: mio è il sacrificio ora. Io rimarrò al fianco della Signora dei Serpenti per voi tutti." 
 
Poi dalle porte del tempio una nuova schiera di albini, in lucide armature nere e rosse, trascinò gli alti prelati, legati e piangenti al centro del cortile. Con violenza li scaraventò a terra senza riguardi e le sei figlie si fecero loro intorno. 
I pugnali sacrificali uscirono dai foderi lampeggiando e rimasero sospesi a mezz’aria. 
 
La Voluntas parlò con voce remota: 
"Conoscete la Legge. Voi più di tutti la conoscete. Voi siete corrotti, depravati, avete cercato di usare la teocrazia narvatica per i vostri scopi e per le vostre ricchezze, avete avuto connivenze con gli infedeli e per ultimo vi siete nascosti nel tempio per sfuggire alla guerra. Questa è codardia! Atos è qui per voi." 
 

disegno 4 Casti
A queste ultime parole i pugnali scesero implacabili e schizzi di sangue cosparsero le maschere argentee delle figlie, mentre i suoni liquidi si univano alle ultime suppliche. 
Le sacerdotesse si rialzarono e si misero in cerchio intorno ai cadaveri mentre le loro voci acute intonavano il canto riservato alla morte degli infedeli. 
Dai corpi stesi a terra fumo nero si alzò lento e volò verso l’immenso destriero che spalancò la bocca irta di denti aguzzi e divorò le anime dei pusillanimi. 
 
Il canto delle figlie mutò in un canto di gioia, un canto ritmico e ancestrale che conteneva due soli nomi. 
Il canto crebbe fino a diventare insopportabile e al culmine ognuna con gesto deciso estrasse una corta daga nera dal fodero e si infisse la lama nel petto fino all’elsa. 
I corpi delle Figlie della Signora dei Serpenti caddero scomposti nel lago creato dal loro stesso sangue e la Voluntas Crondoris urlò agli abissi la sua invocazione: 
"La loro fede era perfetta, incorrotta. 
Che iI loro sangue riporti a questo piano i nostri condottieri! 
Meteor! Legione! 
Guidate le nostre armate!"
 
 
Tutto il tempio ricominciò a sussultare e a vibrare, a battere come un enorme cuore puntuto, e il sagrato si spezzò. 
Ali nere e immense nacquero dal sangue delle figlie e fessi zoccoli caprini calpestarono i loro corpi martoriati. 
Gli shernak si volsero alla loro Signora e poi uno volò alto verso gli altri demoni che solcavano il cielo, guidandoli in un nuovo poderoso attacco, mentre l’altro varcò i cancelli ringhiando rabbia e richiamando i suoi simili in ranghi serrati e ora davvero impenetrabili. 
L'attacco dei demoni divenne immensamente più potente, gli Adra cominciarono ad indietreggiare risentendo dei colpi dei figli degli abissi, dalle voragini fuoriuscirono nuove ondate di demoni sempre più numerose come se il Kaelorn stesso avesse tratto nuova forza.

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Echi di Guerra – IO SONO GUERRA!

by IL Narratore on feb.21, 2010, under Comunicazioni, Echi di guerra

Capitolo 3
IO SONO GUERRA!

"Veni Domine Liberator…. Dona Nobis Potestatem…."
La preghiera vibrava nell'aria e faceva ondeggiare le candele accese del tempio improvvisato.
Il canto era alto e potente, come se dovesse superare la distanza che li separava dalla loro Signora.
I ritualisti stavano portando al culmine la messa e avevano già le lame sacrificali accostate ai polsi.
Le invocazioni dei chierici erano rabbiose e altisonanti.
Ma il dubbio e la preoccupazione si insinuavano nei cuori delle migliaia di fedeli: “E' vero che Città del Serpente è ora visibile e in balia degli Adra? E' realmente possibile?”
L’ultima invocazione si spense nell’aria e come un sol uomo tutti i presenti versarono il loro sangue.
Il dolore era atteso, voluto, cercato.
Ed arrivò senza indugio e travolse l’assemblea abbattendo i fedeli come pupazzi inanimati.
Le grida strazianti laceravano l’aria e riempivano le orecchie.
La voce venne senza preavviso alcuno:
“Figli, Io, la voluntas Crondoris, vi mostrerò ciò che accade a Città del Serpente.
Gli odiati Adra sono alle porte. Gioite! La guerra è alle porte!
La Nostra Signora sta per uscire! Gioite! Sangue Adra sarà versato in questo momento di gloria!”
disegno 3 Casti
La visione arrivò nitida nella mente di tutti.
La città si avvolgeva su se stessa. Spire di vicoli, stretti e bui che curvavano verso il centro come aspidi aggrovigliati, senza apparente ordine né logica. Il selciato era ghiacciato e scivoloso e una processione porpora si srotolava lentamente a perdita d'occhio.
Il Tempio svettava in lontananza, le mille guglie aguzze erano innevate e visibili da molte leghe di distanza contro lo sfondo violaceo e livido delle nubi temporalesche.
E davanti ai cancelli del tempio migliaia di tuniche scarlatte e silenziose di Adra che premevano per entrare.
Tutto sembrava immoto finché un rumore acuto non lacerò l’aria: le porte del tempio si smossero lentamente e, dopo migliaia di anni, i cardini di ferro nero stridettero e si aprirono.
Una spessa nube di oscurità palpabile ne uscì insieme ad un suono di colpi ritmici e cadenzati, come enormi blocchi di ferro che colpissero ripetutamente il selciato e facessero vibrare la terra tutta intorno.
Molto lentamente le volute di fumo nero che avvolgevano le porte cominciarono a sfilacciarsi in sottili filamenti e a scendere innaturalmente verso il terreno, come se vi penetrassero.
Un’ombra immensa cominciava a profilarsi: la grossa testa bardata da un’armatura di tenebra sembrava emettere un fumo bianco dalle froge, mentre immensi zoccoli di fiamma scalpitavano inquieti.
Una figura si ergeva sulla groppa di Atos.
La Signora, ricoperta da un’armatura imperlata da gocce di sangue fresco, sembrava minuta sulla sella dell’enorme destriero.

“Voi non potete udire la Sua Voce.” – Intervenne la Volutas Crondoris – “Io sarò il vostro tramite e vi innalzerò al mio fianco perché possiate vedere e capire La Guerra”.
“CREDETE DAVVERO DI POTERMI ATTACCARE TANTO IMPUNEMENTE?
IO SONO LA DISTRUZIONE E SCENDERO' SU DI VOI.
VEDRO' IL VOSTRO SANGUE E LE VOSTRE VISCERE SOTTO GLI ZOCCOLI DI ATOS.
STANOTTE BANCHETTERO' CON I VOSTRI CUORI!
IO SONO GUERRA E VOI MI AVETE CHIAMATA!”

Ai fedeli sembrò di udire davvero la Sua voce come composta da tutte le urla e il dolore del mondo, che trapassava i timpani, afferrava le budella e faceva esplodere un mare di dolore rosso negli occhi.
Una mano lasciò le redini e sollevò l’elmo dal volto: tutto divenne nero.
Il cielo sembrò colare pece e la terra si mise a tremare, gli edifici caddero come castelli di sabbia e il tempio cominciò a sussultare come se fosse una cosa viva.
Le torri di Città del Serpente si sgretolarono e scomparvero in un vento ruggente mentre la polvere avvolse tutto.
Poi la terrà si aprì creando immensi crepacci dove solo pochi istanti prima si ergeva una città.
Gli Adra caddero numerosi nelle fenditure, mentre altri si allontanavano per fuggire a quella inaspettata distruzione.
Per pochissimi attimi ci fu silenzio e poi un sibilo gorgogliante mentre migliaia di serpenti vennero vomitati dalla terra.
Dalle crepe del terreno che continuavano a cedere e ad allargarsi si intravidero movimenti convulsi.
Sembrava che da ogni pezzo di terreno uscissero spade e teste e corna.
Migliaia di Dojin, striati nei più svariati colori, si radunarono e si compattarono davanti alle porte del tempio come un’enorme barriera vivente.
Atos si impennò e ricadde pesantemente a terra mentre i suoi zoccoli mandavano scintille contro il selciato e le voragini nel terreno cominciarono ad eruttare fiamme da cui comparvero i Baaling: neri ed incappucciati, ornati di molte ossa di diverse razze, ringhianti frasi incomprensibili e sbavanti malvagità.
Come mossi in unisono caos cominciarono ad avanzare disordinatamente verso gli Adra più vicini, avvinghiandosi a loro in terrificanti danze di morte.
E mentre il combattimento cominciava ad infuriare la Signora scese da cavallo e sguainò da un fodero ingioiellato una lama scura e opaca e avanzò in mezzo ai Dojin che le fecero ala.
Per un breve istante levò l’arma al cielo e poi la conficcò profondamente nel terreno fino all’elsa e di nuovo la terra fremette e il terreno cedette davanti a Lei creando una enorme fenditura che attraversò le rovine della Città.
Nebbie nere ne emersero come vapore e da queste sorse un sommesso brulicare di enormi ali membranose e di poderosi zoccoli caprini.
Gli Shernak erano giunti.
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Echi di Guerra – Sangue chiama sangue

by IL Narratore on feb.13, 2010, under Comunicazioni, Echi di guerra, Senza categoria

CAPITOLO 2
Sangue chiama sangue
La battaglia è iniziata.
“Accerchiateli!” penso.
E i miei cacciatori si allargano a ventaglio sulla discesa che ci conduce verso gli Adra.
“Sono rossi. Tra poco non si distingueranno dal sangue sulla neve.” Penso fuggevolmente.
Loro avanzano lentamente.
 Sono pochi.
Forse un centinaio, non di più.
Forse non si aspettavano un attacco.
O forse sono sicuri del successo.
Si sbagliano.
Noi non perderemo.
Nostro Padre è con noi.
Vedo i cacciatori completare l’accerchiamento, cercano di spingere gli Adra verso le rocce, per metterli  con le spalle al muro.
Sairax ulula.
E’ un suono ancestrale che il mondo conosceva da prima della venuta delle altre razze, un suono lungo e cupo che riempie la valle per salire fino alla Luna.
Il suono mi trapassa la testa e mi scaglio verso l’Adra più vicino.
Ho voglia di sangue.
L’abbiamo tutti.
Lui si scaglia contro il centro dello schieramento nemico e vedo volare pezzi di carne ovunque.
E’ come se sentissi le sue zanne nelle mie.
E mordo.
Io e altri dieci azzanniamo contemporaneamente l’Adra davanti a noi.
Chi con i denti, chi con le spade, chi con le asce.
Dovrebbe morire, ma non muore.
E noi continuiamo.
Lo dilanieremo vivo, se necessario.
L’Adra si divincola e cerca di spostarsi da noi.
Lo seguiamo implacabili.
Come me altri gruppi di cacciatori attaccano feroci, senza lasciare le prede.
Poi l’Adra alza una mano e il guerriero al mio fianco cade.
Il suo cranio è esploso.
Vedo cervello e sangue sulla neve.
Attacco con maggiore violenza.
Lo facciamo tutti.
Continuiamo così per quanto?
Minuti?
Ore?
disegno 2 Casti
Del mio gruppo siamo rimasti in sei.
Ma gli ululati di nostro Padre non ci fanno sentire la stanchezza.
Mi rendo conto solo troppo tardi che gli Adra hanno pericolosamente allontanato molti di noi da Lui.
Siamo finiti molto più in basso sul pendio e siamo lontani.
Troppo lontani.
Dovevamo essere noi a spingerli verso le rocce, mentre sono stati loro a farsi inseguire verso la base del pendio, nel bosco.
“Dobbiamo ripiegare e riunirci al Padre”
Tutti cercano di eseguire ma ad ogni nostro tentativo di mollare la presa uno di noi cade morto.
Va bene.
Se così è li terremo impegnati fino alla fine.
Moriremo con le zanne conficcate nella loro carne e le armi in pugno.
Saremo vendicati presto.
Lui arriverà e la nostra razza vincerà questo scontro.
Il resto non conta.

Poi l’Adra si distrae per un attimo.
Colpiamo più forte, incuranti di quello che lo attira.
Cerca di voltarsi verso il profondo del bosco.
Con la coda dell’occhio vedo delle ombre salire veloci.
Forse stanno arrivando i loro rinforzi.

Poi li vedo, li sento.
“Oh no! Questo no!”
Non posso sopportare di sapere i Deviati al fianco degli Adra.
Sono sempre stati luridi traditori!
Il cacciatore di fianco a me lancia un ringhio basso e gutturale. Disperato.
Sono un branco enorme. Compatto.
Salgono il pendio correndoci incontro.
Ci travolgeranno.
Volgo istintivamente la spada verso di loro.
Sono pronto all’impatto.

“VENITE FIGLI MIEI. SANGUE CHIAMA SANGUE!”

La voce di Sairax mi da forza.
Aspetto il violento impatto e il mio cuore sembra fermarsi quando quelle bestie si scagliano contro gli Adra.
I loro artigli colpiscono dove possono, con foga e violenza, senza tattica ma con pura forza bruta.
Mi sembra impossibile che i Deviati, proprio loro, combattano al nostro fianco

Ma poi capisco che le parole del Padre non erano per me.

Non lo comprendo ma ora accetto i fatti senza soffermarmi a riflettere.
Attacco.
E i Deviati al mio fianco.
Tutti figli dello stesso Padre.
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Echi di Guerra – Cacciatori e prede

by IL Narratore on feb.06, 2010, under Comunicazioni, Echi di guerra

CAPITOLO 1
Cacciatori e prede

So che state vedendo ciò che vedo io, so che ora sentite i miei pensieri: vedete queste mura?
Sono le mura della nostra città.
Sono i corridoi che molti di noi hanno percorso durante l’infanzia.
Ora sono freddi, anzi gelidi.
 Il ghiaccio scende in pericolose stalattiti da ogni soffitto e le torce rendono l’ambiente solo più fumoso, non certo più caldo.
La nostra casa era sicura e adesso è una fortezza tra i ghiacci…
Sono il vostro re, ma mai nella mia vita avrei pensato di rivedere aperte le porte della nostra città.
I tempi sono cambiati.
 La nostra gloria sta per ricominciare.
Presto.
Molto presto.
Vedete davvero ciò che io vedo?
Se lo vedete sapete che questo è il luogo da cui ho guidato il mio popolo.
Lo scranno di fianco al mio è vuoto, è quello di Erakis, mia moglie: i nostri figli piccoli hanno ancora bisogno di lei e delle sue cure.
Quelli più grandi sono pronti per la battaglia.
Erakis dovrà essere madre per molti piccoli orfani fra non molto.
Ma è forte.
 Lo è davvero: il suo sangue è caldo come i suoi colori.
E’ rossa Erakis, rossa come il fuoco, calda come la lava, dura come il rubino ed è pronta a tutto per la sua gente.
Come me.
Devo visitare le feritoie delle guardie per controllare la situazione fuori sulle montagne.
Le feritoie sono i punti più deboli della nostra difesa: la roccia è più sottile perché è stata scavata per arrivare ad avere un punto di visione sull’esterno.
Sarebbe un pensiero sconfortante, se io fossi un codardo.
Se lo fossi dovrei essere terrorizzato più dai nostri portali, aperti sull’esterno ed invitanti che non da queste innocue feritoie.
I portali della città sono stati aperti al Suo ritorno e non verranno più chiusi finché Lui avrà vita.
La nostra unica difesa è l’attacco: al primo segno di invasione usciremo.
Usciremo in massa per fronteggiare i nostri nuovi nemici.
Sono secoli che la mia gente non affronta una battaglia di queste dimensioni.
Ma siamo pronti.
Siamo nati per combattere e ora più che mai i nostri muscoli sono tesi per l’attesa della battaglia.
Alla prima feritoia la sentinella mi fa spazio: solo neve e ghiaccio.
 Niente.
disegno 1 Casti
Passo oltre con un cenno del capo.
Alle seconda feritoia è di guardia mio figlio, il maggiore, Elnath
 Con un cenno di saluto mi lascia guardare all’esterno.
Anche qui niente.
 Neve e Ghiaccio.
Passo oltre e finisco tutto il giro, prima di ritirarmi verso la Sala.
La Sala è al centro della città, immensa e vuota, tranne per l’enorme Trono di Pietra che vi campeggia.
E’ stata chiusa per secoli, millenni.
Ma ora è aperta e la guerra è di nuovo alle nostre porte.
L’immenso trono di pietra è vuoto.
 Lui non è qui.
Chiedo a una delle guardie.
Mi risponde che è andato nella parte più interna, a vedere i giovani.
E’ giusto.
 I piccoli devono sapere che lui è con noi.
Devono sapere e capire che se i loro genitori cadranno in battaglia sarà in Suo nome!
Anche loro vedono ciò che io vedo.
Tutta la mia razza lo vede da quando Lui ha dichiarato la guerra.
Le sue parole sono risuonate possenti e nessuno, ovunque si trovasse, ha potuto ignorarle:

“FIGLI, ASCOLTATEMI TUTTI, GLI SCHIAVI ADRA MARCIANO VERSO LA NOSTRA CITTA’ LASCIANDOSI ALLE SPALLE SOLTANTO MORTE E DISTRUZIONE, ED ORA SFIDANO LA NOSTRA RAZZA E OSANO SFIDARE ME, IL PRIMO DEI CACCIATORI. MA QUANDO ARRIVERANNO CI TROVERANNO PRONTI!.
PREPARATEVI DUNQUE, SE VOGLIONO IL SANGUE, NOI GLELO DAREMO! A ME MIEI CACCIATORI, AFFILATE LE VOSTRE LAME, CI FERMEREMO SOLO QUANDO SARANNO CENERE! LA CACCIA è COMINCIATA!”

E da quel momento io sono diventato il generale di questo esercito, al Suo fianco.
Non ci sarà bisogno di urlare i miei ordini in questa battaglia.
 Tutti li sentiranno.
Tutti obbediranno.
Nessuno vuole dimostrarsi indegno quando combatteremo con Lui.

Elnath corre verso di me e io so che sono arrivati.
 I nemici sono arrivati.
 Lo so prima ancora che lui possa dirlo.
“Padre, sono qui.”
“Fa suonare i corni. Appena Lui sarà tornato compatteremo i ranghi e usciremo”
Mi dirigo verso i corridoi di uscita.
 La notizia è passata in fretta.
 Tutti si stanno radunando.
Tutti sono armati.
Feroci.
La voglia di sangue e di battaglia è nell’aria.
Sentiamo risuonare i Suoi passi pesanti sui pavimenti di pietra, la terra trema.
L’esercito si schiera ai lati e lo lascia passare avanti.
Centinaia di cacciatori si inginocchiano al suo incedere.
Lui non parla.
Ora è tornato.
La guerra è tornata con lui.
E Lui è pronto.
 E noi con Lui.
“ALZATEVI!” la Sua voce risuona potente nelle nostre teste.
Il Suo ordine viene eseguito.
Luce e neve entrano dai portali spalancati sull’esterno.
Il Suo ringhio è un suono che risveglia qualcosa di atavico dentro di me.
Tutto scompare.
 I muscoli si tendono.
La battaglia sta per cominciare.

Solo un pensiero mi attraversa prima di lanciarmi all’esterno seguito dai miei:
Come deve essere la scena vista da parte di quei miserabili Adra?
Avranno provato paura davanti alle porte di Faux su cui si affaccia quello che deve sembrargli un incubo di pelo, zanne e artigli?
Avranno sentito il ringhio che ha segnato la loro morte?
Sentiranno male quando gli artigli di SAIRAX dilanieranno i loro corpi?
 
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