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Tè Velisiano

by newhyn on feb.23, 2010, under La Portinaia

Il tè a Velisia: molto più di una bevanda.
Velis Vogue anno 2509 n II edizione speciale dalle terre Aoite 
 velis vogue II 2510
Come forse molti di voi sapranno, in tutta la federazione di Velis, sin dagli albori della civiltà, seppur con molte differenze, si beve una bevanda calda o fredda derivata dall’infusione di foglie di tè.
La tradizione di bere un infuso di erbe aromatiche affonda le sue radici nel passato nomade della federazione, quando gli abitanti, costretti a spostarsi nel territorio ostile, non riuscendo sempre a trovare acqua pura, erano costretti a farla bollire prima di poterla usare. Una leggenda narra che mentre un uomo stava facendo bollire l’acqua accanto a una pianta, alcune foglie mosse da un alito di vento caddero nell’acqua bollente donandole un aroma particolare. All’uomo piacque così tanto quella nuova bevanda che decise di farla assaggiare a tutta la tribù e la chiamò tè, che in antico velisiano significa “acqua buona”.
Nel tempo poi i Velisiani hanno imparato a coltivare moltissime varietà e a rielaborare il prodotto fino a produrre centinaia di variazioni sul tema: tè neri, verdi e bianchi, tè fermentati e semifermentati, puri e aromatizzati, ma anche tè rossi o altri infusi di erbe come il famoso mate di Nuku alifa.
Generalmente assieme al tè vengono serviti diversi stuzzichini dolci o salati in quello che si può sicuramente definire un tour delle prelibatezze culinarie della federazione di Velis.
L’ora del tè diventa quindi un momento da condividere con parenti o amici, ma è altresì occasione per fare nuove conoscenze o per appianare malintesi e controversie.
Sebbene diffuso ovunque, è a Velisia che il tè diventa vera e propria arte, qui perde la sua connotazione di bevanda per diventare qualcosa di diverso, di unico.
A Velisia, infatti, non si beve tè, si celebra un rituale antico quanto sofisticato.
Il ritrovo è fissato rigorosamente alle cinque del pomeriggio in una stanza della casa dedicata, un piccolo salottino con almeno una grande finestra che dà verso l’esterno, o nel giardino d’inverno.
Può essere un evento informale, se il tè viene servito ai membri della stessa famiglia o ad amici intimi, in questo caso si serve un dolce e un solo tipo di tè, scelto dal padrone di casa assecondando i gusti dei suoi ospiti, può durare da venti minuti ad un ora e può esserci anche un solo invitato. 
Ma più spesso si tratta di eventi molto formali che implicano un rituale altamente strutturato: si servono più varietà di tè, solitamente si tratta di tè nero aromatizzato alla vaniglia, al bergamotto, all’arancio, alla cannella o con altre spezie. Per accompagnare la bevanda sono servite numerose portate, di solito si parte dal salato per finire al dolce, ma tutto in “punta di dita” cioè mono boccone, non deve essere necessario l’uso del coltello durante la cerimonia del tè.
Il tè è sempre preparato dalla padrona di casa e da lei servito personalmente con la massima cura per i dettagli.
L’attenzione alla bellezza è portata all’estremo, tanto che la padrona di casa controlla personalmente ogni vassoio prima che esca dalla cucina, per essere sicura che sia perfettamente intonato con la scenografia che ha allestito, infatti a Velisia si dice che il cibo si debba prima gustare con gli occhi che con la bocca.
Il movimento del corpo è  una coreografia, fino alla posizione di ogni singolo dito.
Gli utensili usati sono spesso pezzi unici, finemente cesellati o decorati con metalli e pietre preziose, veri e propri capolavori dell’artigianato.
Potrebbe quindi sembrare un evento culinario, ma in realtà, soprattutto a Velisia, è molto di più.
È essenzialmente un evento politico, infatti l’ospite invitato per il tè è intoccabile e il padrone di casa si assicurerà personalmente della sua incolumità, a Velisia quindi l’ora del tè diventa l’unico vero momento di tranquillità in cui, persino a casa di un nemico, un veliziano si può rilassare senza temere di aver un pugnale premuto dietro la nuca.
Le più  solide alleanze quanto i più torbidi complotti sono stati orditi davanti ad una fumante tazza di tè; essere invitati a quest’evento in una delle Domus è quindi sicuramente un onore e un privilegio, ma accettare è anche un obbligo e un dovere, declinare l’invito rappresenta infatti una delle massime offese che si può fare a un Veliziano. In passato sono state iniziate sanguinose faide per un invito rifiutato.
Il tè quindi è sicuramente un momento sociale e politico, ma non solo, è  un momento talmente importante di cui un vero Veliziano non si priva mai volentieri, spesso alle 5 si prepara personalmente il tè, anche se è da solo, in un rituale privato, ma non per questo meno curato nei dettagli, che diventa un momento per rilassarsi, un modo sottilmente sofisticato di prendersi cura di sé stessi.
Quando a metà  pomeriggio vi verrà voglia di prepararvi il tè, anche se siete da soli, allora forse potrete capire qualcosa di più di quella sofisticata e multiforme città chiamata Velisia.
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13/01/10 Velis Vogue: Verde che passione!

by IL Narratore on gen.13, 2010, under La Portinaia

velis vogue 2510 small

 

Verde che passione!
Velis Vogue, anno 2510 d.f. ed. speciale dai territori aoiti
“Chi di verde si veste, di sua beltà si fida”, cita un antico proverbio velisiano, e come dargli torto?
È estremamente difficile portare con disinvoltura l’abito eletto di madre natura; tuttavia, in questa nuova stagione, in cui tutto sembra perduto e il domani si staglia incerto davanti ai nostri occhi, la moda si colora di speranza e il Verde diventa simbolo di rinascita, della voglia di combattere e di lottare. Il gelo senza fine potrà forse piegare i nostri corpi ma non potrà mai schiacciare lo spirito velisiano, così al bianco sterile dell’inverno senza fine gli stilisti contrappongono il verde della primavera, che si sa arriva sempre ed è tanto più rigogliosa quanto più l’inverno è stato rigido.
Declinato tanto nelle tonalità più scure dei boschi del nord che in quelle luminose e brillanti dei prati estivi, dal color giada allo smeraldo, passando per la frutta più prelibata, il verde entra a pieno titolo nel guardaroba maschile e femminile, trasformandosi nel nuovo dictat del 2510. Colora abiti da sera, da mattinee o da cocktail, sfiziosi boleri o giacche eleganti, tuniche o tabarri; non fa differenza di tessuto o materiale: pelliccia, lana, velluto o seta; imbratta persino gli accessori: borse, guanti, scarpe e gioielli.
Quando si dice evergreen
La moda di questo inverno vuole che lo si porti da solo oppure abbinato al nero, al grigio, al marrone o , per i più audaci, all’oro che lo illumina e ne esalta il carattere deciso.
Il verde è un colore che ha sicuramente bisogno di coraggio, ma non di molto altro, poiché veste già da solo con il suo carattere, se non osate una tenuta “sempreverde” potete indossare pochi accessori accostati ad una mise tinta unita, ma attenzione poiché gli accessori devono essere almeno due, scarpe e cintura, guanti e borsa, mantella e cappello, poiché uno solo sa di codardia e questo non è tempo di vigliacchi.
Il consiglio di Velis Vogue è di adattarlo alla propria carnagione: le tonalità più chiare e shocking come il lime o il verde acido si addicono alle more con carnagione scura, mentre alle bionde con pelle chiara dona molto la gradazione più scura del verde foresta.
Ovviamente d’obbligo il verde smeraldo per le rosse.
L’idea in più per tutte è di accostarlo a gioielli o accessori color oro.
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